A tavola con i friggitelli

Come cucinare e utilizzare i piccoli e dolci peperoni verdi a cornetto tipici dell’estate italiana? Ecco tante curiosità e idee con i friggitelli

A tavola con i friggitelli

L’estate è ormai iniziata, portando con sé il desiderio di gustare cibi freschi, profumati, stagionali, saporiti e facili da preparare, oltre che di facile digestione. Classico cibo con queste caratteristiche è il friggitello, un piccolo peperone verde, dolce, dal gusto e odore (sia fresco che cucinato) inconfondibile. Il nome friggitelli è usato nel Lazio in particolare, mentre in Campania sono chiamati anche friarielli o puparuoli friarielli, da non confondere però con i tipici friarielli campani che in realtà sono un tipo di cime di rapa (famiglia dei broccoletti), da cucinare non fritti ma in tanti altri modi (comunque in umido), riconosciuti PAT della Regione Campania.

I friggitelli sono una varietà del classico peperone (Capsicum annum, solanacea con frutto a bacca) e precisamente del C. a. var. abbreviatum, con bacca a corno, liscia, piuttosto corta, non piccante, salvo i casi in cui nelle vicinanze non vi sia una coltivazione di peperoncini piccanti, per cui si verifica una fecondazione incrociata tra le due coltivazioni e quella dolce diventa più o meno piccante. I friggitelli sono tipici (non esclusivi però) dell’Italia centro meridionale (Lazio, Puglia, Campania, Abruzzo). La cultivar più diffusa per i friggitelli è la Torricello, anche se esistono molti ecotipi locali utili per la produzione di friggitelli (di solito indicati come “a sigaretta verde”); in Grecia si coltiva la Golden Greek, più dolce delle nostre varietà. 

Dai tipici piccoli fiori estivi di colore bianco, gialli al centro della corolla, i friggitelli si coltivano facilmente sia in pieno campo (attività agricola) che in vaso (produzione amatoriale), seminando in marzo aprile a file opportunamente distanziate, preferendo fioriere ampie e rettangolari (sia per il bene della piante che per un aspetto di bella vista dell’insieme), poste in pieno sole, in terriccio soffice e ricco di sostanza organica, innaffiando poco e spesso; dopo un paio di mesi circa potremo raccogliere i nostri friggitelli, avendo a disposizione da giugno a ottobre le belle bacche di colore verde, ma anche rosso o arancione. 

Dal punto di vista nutrizionale ci troviamo di fronte a un prodotto poco calorico ma ricco di fibra e vitamina A, C ed E (0,65 mg/100g), ma anche di potassio (210 mg), fosforo (28 mg), calcio (17 mg), oltre a magnesio, ferro, zinco, sodio. Le calorie apportate se consumato crudo nelle insalate sono davvero poche (26-30/100 g), seguite da 1 g di proteine, appena 0,3 g di grassi, 4,5 g di carboidrati e circa 2 g di fibra (grande aiuto al transito intestinale). In buona sostanza il friggitello è un ottimo rimineralizzante e antiossidante, un grande aiuto per il benessere cellulare e quindi di tutto l’organismo.

Una volta acquistati (controllate che i friggitelli siano turgidi, con picciolo verde e consistente, senza macchie strane e ben integri) sarebbe bene cucinarli il giorno stesso o al massimo il giorno dopo, tenendoli in frigorifero in una busta di carta per pane. All’occorrenza potrete tuttavia anche conservarli in congelatore, dopo aver eliminato il picciolo e i semi, lavandoli, asciugandoli bene e dividendoli in due o quatto pezzi, riponendoli in sacchetti o contenitori a chiusura ermetica. 

In cucina, i friggitelli solitamente si friggono tal quali (come si deduce dal nome stesso) in abbondante olio in modo che cuociano in immersione, dopo averli lavati e asciugati con un panno pulito, ma si otterrà un ottimo risultato anche massaggiandoli con un filo d’olio e ponendoli a cuocere in teglia in forno preriscaldato a 180°C, girandoli solo un paio di volte. Tagliandoli a pezzetti o a listarelle si potranno inoltre cuocere velocemente in padella con poco sale e olio, per diventare parte di condimenti per pasta, pizze, insalate di riso, nonché da utilizzare in sformatini, torte rustiche, bruschette e quanto altro la vostra fantasia suggerirà.

Non manca come già sopra citato l’utilizzo a crudo nelle insalate (dove i friggitelli garantiscono dolcezza, tono di gusto erbaceo e facilità di digestione) e sono amate anche le versioni ripiene: tagliando a metà per il senso della lunghezza dei friggitelli di forma regolare e di buona grandezza, potrete utilizzarli come “contenitore edibile” per farciture a base di carne, di pesce, di pane ma anche di formaggio (saranno ottimi quelli a pasta filata, dal provolone al caciocavallo fino alla scamorza affumicata). Ottimo anche l’abbinamento dei friggitelli al sapore delle fave, nonché quello con le patate, sia per una teglia di tuberi al forno arricchita con friggitelli (ed eventualmente anche con della cipolla stufata) sia per aggiungersi ad un’insalata di patate, fagiolini e pesto, anche in presenza di ingredienti ittici come polpo o calamari

I friggitelli possono essere anche essiccati in luogo fresco e ventilato dopo averli privati del picciolo, dei semi e scottati in acqua e aceto (2 parti di acqua e una di aceto) per pochi minuti; si conserveranno poi in frigorifero in apposito contenitore ermetico (possibilmente in vetro) per massimo 30 giorni. Volendo si potranno anche conservare sottolio o sottaceto seguendo le adeguate metodologie. 

L’abbinamento con il vino a tavola dipenderà dalla preparazione in cui sono stati introdotti i peperoni friggitelli, ma bisognerà sempre che il vino sia profumato perché i friggitelli apportano profumo, oltre che gusto particolare e inconfondibile. Ai classici friggitelli fritti, nei quali vi sarà untuosità, tendenza dolce non rilevante, profumo vegetale, persistenza gustolfattiva, assenza di pastella o infarinatura, abbineremo un vino rosso giovane, secco o vivace, poco alcolico, non troppo tannico, profumato; anche un rosato con caratteristiche simili andrà bene. Optate per rosati o ancora per profumati bianchi (non eccessivamente alcolici) soprattutto in presenza di piatti che prevedono l'abbinamento dei friggitelli con prodotti ittici (in assenza di pomodoro) o con formaggi. 
 
Photo by Sara Albano

Scritto da Luciano Albano

Laureato con lode in Scienze Agrarie presso l’Università degli Studi di Bari nel 1978, ha svolto servizio come dirigente del servizio miglioramenti fondiari della Regione Puglia presso l’Ispettorato Agrario della città di Taranto. Appassionato di oli e vini, ha conseguito il diploma di sommelier A.I.S. e quello di assaggiatore ufficiale di olio per la sua regione

Già specializzato in Irrigazione e Drenaggio dei terreni agricoli presso il C.I.H.E.A.M. di Bari (Centre International de Hautes Etudes Agronomiques Mediterraneennes), nonché iscritto all'Ordine dei Dottori Agronomi della Provincia di Taranto e nell'Albo dei C.T.U. del Tribunale Civile di Taranto

, da sempre ama approfondire il food e il beverage per metterne in rilievo ogni sfaccettatura.

0 Commenti

Lasciaci un Commento

Per scrivere un commento è necessario autenticarsi.

 Accedi


Altri articoli