Inauguriamo questa sezione di Prodigus con le domande della redazione a Fabio Campoli!
Arriva da Greenpeace l’allarme sulla presenza di microplastiche nel sale da cucina
Cosa sono le microplastiche?
Nient’altro che minuscoli frammenti di plastica (di misura inferiore a 5 millimetri) che si disperdono nell’ambiente a causa di un “riciclaggio sbagliato” degli imballaggi.
Da una ricerca condotta su vasta scala, nata dalla collaborazione tra Greenpeacee l’Università di Incheon in Corea del Sud, e pubblicata da Environmental Science & Technology, è emerso un preoccupante allarme che mette queste microplastiche in relazione con il sale da cucina.
Infatti, in ben 36 dei 39 campioni di sale analizzati, provenienti dai più diversi luoghi del pianeta (sia marino, che di miniera e di lago), sono risultati contaminati. Risultati che non fanno che confermare l’entità oramai quasi incontrollabile del problema dell’inquinamento da plastica, che affligge anche tantissimi altri tipi di alimenti, dai prodotti carnei e ittici, all’acqua, alcune bevande ed ora anche il semplice sale.
I frammenti rinvenuti sono fatti essenzialmente di polietilene, polipropilenee polietilene tereftalato, che rappresentano le materie plastiche più utilizzate per la fabbricazione di imballaggi monouso (e non solo). In merito a ciò, Giuseppe Ungherese, responsabile della Campagna Inquinamento di Greenpeace Italia, formula il suo monito:
“È necessario fermare l’inquinamento alla radice ed è fondamentale che le grandi aziende facciano la loro parte, riducendo drasticamente l’impiego della plastica usa e getta per confezionare i loro prodotti”.
Nel particolare, lo studio ha rivelato quanto il sale marinosia il più soggetto alla contaminazioneda microplastiche, accanto all’evidenza della stretta correlazione tra la qualità del sale e il grado d’inquinamento ambientale dell’area geografica in cui viene raccolto. Inoltre, i campioni di provenienza asiatica sono risultati in media i più contaminati (con picchi di 13 mila frammenti per chilo di prodotto). Quello italianoha invece evidenziato un contenuto medio variabile da 4 a 30 microparticelle per chilo.
Per incentivare l’implementazione di misure preventive riguardo l’immissione di plastica in mare, auspicando naturalmente anche ad una migliore gestione mondiale dei rifiuti sull’intero pianeta, Greenpeace ha recentemente attivato una raccolta firme per rivolgere una petizione alle grandi multinazionali affinché si impegnino concretamente nella riduzione dell’utilizzo di imballaggi in plastica monouso: vi hanno già aderito due milioni di persone dal mondo intero.
Fonte: Il Fatto Alimentare
Scritto da Redazione ProDiGus
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