Quando il nome non fa il locale

E’ sempre di gran moda definire un locale “bistrot” o “lounge bar”, ma spesso si tratta solo di nomi svuotati del loro reale significato

Quando il nome non fa il locale

Lo chiameremo Bistrot e il futuro del locale sarà radioso! Sembra quasi di sentire Troisi nel finale del film “Ricomincio da tre”. Con la sua compagna deve decidere quale nome dare al bimbo che entrambi aspettano, e le ragioni a sostegno del nome Ugo, estremamente fantasiose, celano il vero motivo della sua preferenza: è il padre a chiamarsi così, e lui vuole omaggiarlo.

La scelta di un nome per un locale (che sia un ristorante o un bar non fa differenza) è un momento importantissimo nella vita nascente di quel locale, può addirittura determinarne la fortuna o il fallimento. Anche in questo caso, come accadeva a Troisi, è spesso la convenienza ad orientare la decisione.

E’ il motivo per cui assistiamo, ormai da anni, ad un vero e proprio boom di bistrot e lounge bar. Ma quanti lo sono davvero? Sapreste distinguerne uno autentico dalle tante imitazioni che si affacciano, con frequenza crescente, sulle strade e le piazze delle nostre città?

Bistrot e lounge hanno un’identità precisa, e richiamare, attraverso un’insegna, quell’identità è ormai una moda. Spesso questi locali non hanno nessuna delle caratteristiche tipiche dei luoghi ai quali dichiarano di appartenere o ispirarsi.

La parola “bistrot” compare per la prima volta nel 1800, a Parigi e si diffonde, in seguito, in tutta la Francia. Secondo alcune fonti il termine verrebbe dal russo “bystro” che significa “rapidamente”. Nel periodo dell’occupazione russa di Parigi, i soldati non avevano il diritto di bere alcolici e così nell’ordinarli, si rivolgevano al barista, utilizzando il termine bystro, perché temevano che la permanenza nel locale potesse esporli alle ire dei superiori. Altre fonti riportano spiegazioni diverse, tuttavia ciascuna di esse fa risalire l’origine del termine al XIX secolo. I bistrot erano spesso frequentati dai poeti, dagli scrittori, dagli artisti, che a casa propria non potevano godere di un ambiente riscaldato e accogliente come quello offerto da queste “osterie”.

Il lounge bar è invece un omologo dell’american bar, con un tocco di eleganza in più. I suoi tratti distintivi sono la presenza di piccoli salotti, un bancone molto ben fornito e un sottofondo musicale rilassante e complice. L’ideale per consumare in compagnia un bell’aperitivo. Attenzione dunque, a non lasciarsi ingannare dai nomi. Non sono, in questo caso, garanzia di qualità, né di autenticità.

 


Fonte: Il forchettiere

Scritto da Redazione ProDiGus

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