Magliette di latte

Una startup americana lancia sul mercato Milk Shirt, un indumento realizzato con gli scarti del latte, più soffice del cotone

Magliette di latte

Si sente dire spesso che “non si sa più cosa inventarsi”, ma di certo non dev’essere stata questa la visione aziendale di una start up statunitense, che ha messo a punto delle t-shirt innovative, perché 100% ecologiche e a base di…latte. Maglie ricavate dalla trasformazione della caseina ottenuta dal latte che finisce tra gli scarti, in altre parole quello che non può essere consumato.

Sottratto giustamente ai circuiti commerciali per fini alimentari, questo prodotto ha stuzzicato l’ingegno di un gruppo di persone attente all’ambiente. Così è nata la Limitless Milk Shirt, questo il suo nome. Mi Terro, startup di Los Angeles, che qualche tempo fa aveva ideato e promosso una borsa fatta di plastica riciclata, si è imbarcata in un’altra avventura green e ha progettato queste “deliziose” magliette.

Indumenti “a base di latte” che saranno sul mercato tra qualche mese, nel frattempo è possibile ordinarli su una piattaforma on line, al prezzo di 35 dollari per ogni shirt. Al momento del lancio vero e proprio, il costo delle maglie lieviterà non poco.

Occorre tuttavia dare un taglio etico anche ai consumi e indossare qualcosa che ha subìto una trasformazione, qualcosa che altrimenti avrebbe preso la strada dei rifiuti, è una delle vie da percorrere per andare in quella direzione. Con la Milk Shirt, siamo dalle parti dell’economia circolare. Nulla si distrugge (neanche il latte non commestibile), tutto si rigenera.

L’alimento che i caseifici scartano, viene fatto fermentare e in un secondo momento viene scremato. Quando raggiunge la condizione di polvere, lo si lavora ancora per estrarne la caseina, la quale viene immersa in una soluzione alcalina. È così che si generano le fibre dalle quali viene ottenuto il filato per le magliette.

Se state pensando al pile, come esempio di indumento che nasce dalla lavorazione della plastica, non siete in errore. Anche in questo caso, tra le materie utilizzate per produrre gli indumenti in pole fleece o pile (come si dice in Italia), vi sono degli scarti che trovano un nuovo impiego, una nuova vita. Ma attenzione ad attribuire a quel “tessuto” l’etichetta di ecologico, perché se da un lato, la sua produzione comporta il riutilizzo della plastica, dall’altro durante il lavaggio dei capi in pile, le microparticelle di plastica che finiscono nell’acqua e quindi in mare sono davvero tantissime.

Per quel che riguarda le “maglie al latte”, sembra che esse siano più morbide di quelle in cotone, si lavano in lavatrice (come il pile, del resto) e promettono di tenere lontani i cattivi odori. Quanto all’impatto sull’ambiente del loro ciclo di produzione, forse è ancora un po’ presto per verificarne il grado. Per il momento la Milk Shirt è una “dolce” promessa.


Fonte: Wired

Scritto da Redazione ProDiGus

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