La storia del sottobicchiere

Dal feltro alla pasta di legno: la storia del piccolo disco che protegge i tavoli, accompagna la birra e oggi è anche oggetto da collezione

La storia del sottobicchiere

Circolare, quadrato, stampato con il marchio di una birreria (o della birra stessa) e diventato ormai una piccola rarità da collezione, il sottobicchiere è uno di quegli oggetti che frequentiamo senza quasi accorgercene. Lo mettiamo sotto il bicchiere, ci scarabocchiamo sopra, qualche volta lo infiliamo in tasca come ricordo. La sua funzione originaria, però, era molto più concreta: raccogliere l'umidità e le gocce che scivolano lungo il recipiente e proteggere il tavolo.

La storia del sottobicchiere è però più antica di quella della moderna birra da bancone. Già nel Settecento esistevano piccoli supporti utilizzati soprattutto per far scorrere sulla tavola, durante i banchetti, bottiglie e decanter di vino. È proprio da questa funzione di “far viaggiare” il recipiente che deriva, secondo una delle interpretazioni più accreditate, il termine inglese coaster. Per arrivare al vero e proprio sottobicchiere da birra bisogna invece guardare alla Germania dell'Ottocento.

Qui si utilizzavano i cosiddetti Bierfilze, dischi di feltro, generalmente di lana, che servivano come supporto per boccali e bicchieri. Le classi più agiate potevano permettersi boccali dotati di coperchi in peltro o argento; per gli altri, il feltro rappresentava una soluzione semplice e riutilizzabile. E proprio qui si trova una curiosità linguistica destinata a lasciare il segno: quando si beveva all'aperto, il feltro poteva essere appoggiato sopra il boccale per impedire che insetti e foglie finissero nella birra. Da questa funzione di “copertura” deriva il termine tedesco Bierdeckel, letteralmente “coperchio della birra”.

Il sistema aveva però un inconveniente. I feltri si inumidivano, venivano raccolti, asciugati e riutilizzati. Una soluzione pratica, ma tutt'altro che ideale dal punto di vista igienico. La ricerca di materiali più adatti avrebbe portato alla svolta decisiva: la carta e, soprattutto, la pasta di legno. Qui entra in scena Friedrich Gottlob Keller, un inventore sassone che nel 1841 iniziò a lavorare all'idea di ricavare fibre dal legno per produrre carta. Nel 1844 riuscì a ottenere carta a partire dal legno macinato, ma non ebbe dal governo sassone il sostegno economico che sperava. La vicenda viene spesso raccontata come quella di un inventore che “vendette il brevetto” a Heinrich Voelter; la realtà è un po' più complessa. Keller cedette a Voelter i diritti di sfruttamento della propria invenzione e fu poi Voelter a svilupparla industrialmente. Le fonti storiche specialistiche precisano inoltre che Keller non ottenne personalmente il brevetto che spesso gli viene attribuito.

Quella tecnologia, tuttavia, avrebbe avuto un ruolo fondamentale nella nascita del moderno sottobicchiere. La svolta arriva nel 1892, quando Robert Sputh - imprenditore di Dresda - brevetta un procedimento per ottenere sottobicchieri dalla pasta di legno. Nella sua fabbrica di Mittelndorf, la Sputhmühle, il materiale veniva trasformato in dischi assorbenti: i primi avevano già un diametro di circa 107 millimetri e uno spessore di 5 millimetri, dimensioni che sarebbero rimaste legate alla forma classica del Bierdeckel. Il brevetto fu depositato il 25 ottobre 1892.

L'idea arrivò in un momento perfetto. L'industria della pasta di legno attraversava una fase di sovrapproduzione e Sputh cercava nuovi sbocchi commerciali per quel materiale. Il sottobicchiere si rivelò una soluzione semplice, economica, assorbente e facilmente personalizzabile. I nuovi dischi potevano inoltre essere stampati e trasformarsi così in un efficace mezzo pubblicitario. Prima ancora dell'invenzione di Sputh, dal 1880 la fabbrica Friedrich Horn di Buckau, nei pressi di Magdeburgo, produceva già sottobicchieri in cartone stampato. Ma fu il procedimento a base di pasta di legno di Sputh a rendere possibile una produzione destinata a diffondersi su larga scala.

La Sputhmühle divenne così il primo luogo di produzione industriale dei moderni sottobicchieri da birra. I suoi prodotti arrivarono anche molto lontano, fino al Brasile. La fabbrica, costruita nel 1882 e alimentata dalla forza dell'acqua, rimase attiva fino al 1937, quando venne gravemente danneggiata da un incendio e andò distrutta. Oggi ne restano le rovine e a Mittelndorf è stata allestita un'esposizione dedicata a Sputh e alla storia del Bierdeckel. Ma la storia industriale del sottobicchiere non finisce qui.

Nel 1903 Casimir Otto Katz intuì le potenzialità commerciali del prodotto e avviò a Weisenbach, nel Baden-Württemberg, la produzione industriale di sottobicchieri in pasta di legno ricavata soprattutto da abete. L'azienda Katz, che aveva origini molto più antiche nel settore della lavorazione del legno, trasformò progressivamente il Bierdeckel in un prodotto industriale e pubblicitario di enorme successo. È proprio con l'industrializzazione che il sottobicchiere cambia definitivamente natura. Non è più soltanto un oggetto funzionale: diventa una piccola superficie pubblicitaria. Loghi, nomi delle birrerie, slogan, illustrazioni e messaggi promozionali trasformano ogni bicchiere di birra in un'occasione per comunicare un marchio. E il resto è storia della cultura della birra.

Il sottobicchiere diventa parte del paesaggio del pub, della birreria e del Biergarten. In Germania prevale tradizionalmente la forma circolare, mentre nei paesi anglosassoni è molto diffusa quella quadrata, spesso con angoli arrotondati. Ma oggi le forme sono praticamente infinite: dalle edizioni dedicate a singole birre alle serie commemorative, dalle grafiche dei grandi gruppi alle produzioni limitate dei birrifici artigianali. Ed è proprio questa capacità di raccontare un'epoca a rendere i sottobicchieri interessanti anche per i collezionisti. Una piccola stampa su cartone può conservare il nome di una birreria ormai scomparsa, ricordare un evento, documentare una campagna pubblicitaria o semplicemente raccontare come è cambiato il gusto grafico nel corso dei decenni. Il progetto di catalogazione del distretto di Unterfranken, per esempio, considera i Bierdeckel una vera fonte per la ricerca sulla storia locale e sulla cultura delle birrerie.

E così quel piccolo disco che spesso finisce dimenticato sotto il nostro bicchiere diventa, a ben guardarlo, qualcosa di più di un semplice sottobicchiere. È un frammento di storia industriale, un oggetto di design, uno strumento pubblicitario e, qualche volta, una piccola memoria di un luogo e di una birra. La prossima volta che ne avremo uno sotto il bicchiere, forse vale la pena guardarlo prima di lasciarlo sul tavolo. Perché mentre la birra finisce, il Bierdeckel potrebbe avere ancora parecchio da raccontare.

Photo made in AI

Scritto da Elena Stante

Laureata in Matematica nel 1981 presso l’Università degli Studi di Bari, dal 1987 al 2023 ha insegnato Matematica e Fisica presso il Liceo Ginnasio Aristosseno di Taranto .Ha partecipato ai progetti ESPB, LabTec, IMoFi con il CIRD di Udine e a vari concorsi nazionali ed ha collaborato con la nomina di Vice Direttore per la regione Puglia alla rivista online Euclide, giornale di matematica per i giovani. Le piace correlare la scienza al cibo, nonché indagare su storie e leggende, e con Prodigus inizia il suo percorso di redazione di contenuti golosi per gli utenti del web.


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