Il packaging… di seta

Non si tratta più di un immaginario futuristico lontano: la Cambridge Crops, nata al MIT di Boston, per intuizione di Benedetto Marelli (docente di ingegneria civile e ambientale) insieme al collega Fiorenzo G. Omenetto (professore di ingegneria biomedica), si occupa ormai dal 2005 di progettare una soluzione ad altissima tecnologia per sostenere la produzione nella filiera alimentare ed aumentare la cosiddetta “vita sullo scaffale” (shelf life).

La ricerca dei due docenti italiani si è concentrata infatti sui materiali naturali e sostenibili come la seta, arrivando a produrre un filamento di pochi millesimi di millimetro che protegge alimenti deperibili e produce effetti importanti sull’intera filiera produttiva fino all’approvvigionamento al dettaglio. Le proprietà della seta in chiave di conservazione dei cibi sono dovute in particolare alla fibroina in essa contenuta.

Questa scoperta, a metà tra scienza e cucina, si è rivelata importante - tra l’altro - per la lotta allo spreco di cibo: ogni anno un terzo degli alimenti (più o meno 1,3 miliardi di tonnellate) finisce nel cestino mentre il 10% della popolazione mondiale combatte contro la fame. Dall’intuizione scientifica, si è passato subito alla realizzazione di pellicole trasparenti ed edibili, utilizzando la seta come “ingrediente” base. Questa pellicola, delle dimensioni di poche decine di millesimi di millimetro, molto meno del diametro di un capello, è in grado di allungare la vita di frutta, carne, pesce e altri prodotti che di solito hanno una vita più breve.

L’impegno di questi scienziati permette infatti di superare, rendendole ormai obsolete, le tradizionali tecniche di conservazione del cibo che sfruttano molto spesso modificazioni genetiche o packaging con materiali non proprio rispettosi dell’ambiente. La pellicola ideata è impercettibile e trasparente e sostenibile, e consente di non compromettere le qualità e le caratteristiche naturali dei prodotti.

Il processo produttivo sfrutta solo acqua e sale per isolare e ricreare la proteina naturale della seta arrivando a produrre un filamento così sottile da permettere, una volta depositato sul prodotto come se lo si spennellasse, un rivestimento impercettibile, inodore, incolore e insapore, praticamente non visibile ad occhio nudo. Il rallentamento dei processi di degradazione dei prodotti freschi arriva addirittura al 200%: il filamento è in grado di preservare gli alimenti dal contatto con ossigeno e anidride carbonica causa del deperimento, oltre alla capacità di proteggerli dallo sviluppo della carica batterica, impedendo così sia la disidratazione sia il rallentamento del processo di marcescenza, con una conseguente riduzione sia dello spreco che dell’impiego di materiali plastici e generalmente non bio-sostenibili per il packaging.

E’ questo il futuro della tecnologia del packaging applicata al benessere, alla tutela dell’ambiente e alla lotta alle disuguaglianze. A breve, infatti, la pellicola edibile potrebbe arrivare sul mercato riducendo sensibilmente la quantità di plastica e rifiuti prodotti e aumentando la resa delle risorse alimentari diminuendone sensibilmente lo spreco.


Fonte: La Repubblica

Scritto da Redazione ProDiGus

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