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Conosciuta anche come fico degli Ottentotti, questa pianta tipicamente marittima è ricca di virtù buone da scoprire (e non se ne butta via nulla)
È una pianta perenne e succulenta che può essere strisciante o rampicante originaria dell’estremo sud africano. Il suo nome più comune è fico di mare o fico degli Ottentotti; quest’ultimo nome fu attribuito alla pianta dai coloni olandesi che nel XVII secolo avevano occupato i territori del Capo di Buona Speranza. Gli olandesi avevano attribuito il nome di Ottentotti alla popolazione dei Khoi che abitava quelle terre e si cibava dei frutti conici della pianta, che assomigliano a dei piccoli fichi.
Il fico di mare appartiene alla famiglia delle Aizoacee; il genere è Carpobrotus che deriva dal greco e significa letteralmente frutto commestibile, la varietà edulis ha due sottospecie, che si differenziano per la grandezza dei fiori. Il fico di mare è coltivato come pianta ornamentale soprattutto per i suoi grandi fiori che possono essere rosa, bianchi o gialli, e a volte anche arancioni o rossi. L’ambiente ottimale per la crescita del fico di mare è quello delle coste sabbiose o rocciose, e infatti spesso lo si trova molto vicino al mare. Sopporta bene le alte temperature e predilige l’esposizione al sole mentre teme il gelo. Quando però il fitto tappeto di fico di mare si estende eccessivamente, la pianta diventa invasiva e può rappresentare una seria minaccia per altre specie vegetali che sono private di luce, acqua, principi nutritivi, e soprattutto di spazio per crescere.
Il Carpobrotus edulis ha raggiunto gli Stati Uniti sulle navi ed è stato coltivato in particolare in California dove, come è accaduto anche in Australia e nell’Europa meridionale, ha trovato le giuste condizioni climatiche. Negli USA il fico di mare è stato piantato per dare maggiore stabilità e compattezza alle dune e anche lungo i binari e i bordi delle autostrade. Anche in Italia il fico di mare serve a prevenire l’erosione del suolo e compattare i terreni sabbiosi e scoscesi, copre le dune di sabbia e abbellisce i giardini rocciosi; è anche una barriera contro il fuoco e se viene estirpato in abbondanza se ne può ottenere un buon concime vegetale.
Lungo il suo fusto verde-rossastro ramificato si sviluppano le foglie verdi e carnose; queste hanno sezione triangolare e una forma di artiglio che giustifica un altro nome, ”unghia di strega”, che è stato dato alla pianta. I fiori simili a grandi margherite hanno tanti petali sottili; sbocciano generalmente in estate ma se il clima è favorevole la fioritura inizia ad aprile e si protrae fino a ottobre. I frutti a capsula diventano gialli quando maturi; e hanno poca polpa (gelatinosa e commestibile come le foglie e i fiori). In Sud Africa i fichi di mare si consumano crudi da secoli, ma si possono anche essiccare o cuocere per ottenere una confettura .
Il sapore di questi frutti è acidulo e per questo si prestano anche a conserve sottaceto come si fa coi cetrioli. Secondo alcuni, le foglie fresche del fico di mare possono rientrare nelle insalate, nelle frittate e nei soffritti; quando sono essiccate possono insaporire piatti a base di carne o pesce, sughi e se ridotte in polvere sono una spezia per varie pietanze e consentono di ridurre la quantità di sale. Qualcuno suggerisce di aggiungere il succo da centrifuga dei fichi a cocktail o estratti freschi di frutta e verdura.
La medicina popolare attribuisce molte proprietà terapeutiche a tutte le parti edibili della pianta: i fiori essiccati si usano per tisane, colluttori e disinfettanti del cavo orale, nonché maschere di bellezza; il succo delle foglie o le foglie stesse schiacciate sono lenitive per ferite, irritazioni della pelle e scottature, punture d’insetti e lesioni da attacchi di meduse. L’estratto dalle foglie può affiancare il trattamento dei disturbi dell’apparato gastro-intestinale, e agisce positivamente come antinfiammatorio e antidolorifico su varie patologie. In Sud Africa il fico di mare è adoperato nella cura della tubercolosi, della difterite e del diabete, oltre che come antidolorifico e per la salute cutanea; qui un'antica pratica consisteva nel cospargere il capo dei neonati col succo del fico di mare per incutere loro forza e coraggio.
Photo via Canva



















































































































































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