Il fenomeno dei baby food

Tra pubblicità ingannevoli e fiducia nei marchi di tradizione, come si orientano i genitori negli acquisti alimentari e non per i bambini?

Il fenomeno dei baby food

Il marketing del baby food ha le sue regole, da sempre; non sono cambiate tantissimo nel tempo. La pubblicità fa leva sulle debolezze, le ansie delle mamme e sulla loro sensibilità. Nomi accattivanti e bimbi paffuti e rubicondi erano, poche decine di anni fa, lo strumento promozionale privilegiato delle aziende che commercializzavano prodotti per l’infanzia.

Sulla carta questi cibi sono ricchi, nutrienti, facilmente assimilabili, genuini, e altri aggettivi rassicuranti. Ma è davvero sempre così? Purtroppo, anche i messaggi promozionali relativi a questi prodotti possono essere ingannevoli. Una volta i genitori confidavano nella tradizione, nell’esperienza delle case produttrici. 

Oggi ha certamente senso attribuire un valore alla storia delle aziende di baby food, ma questo non basta. Mangiare sano è una regola che dovrebbe valere per chiunque; certamente è ancora più importante cercare di offrire ai più piccoli, cibo di qualità. E orientarsi nella scelta non è affatto semplice. Tra opuscoli, riviste confezionate ad hoc dai grandi brand dell’infanzia e packaging originali, la confusione è tanta.

La strada da seguire passa sempre per una corretta informazione. Le riviste scientifiche e i consigli del pediatra (il quale dovrebbe essere indipendente da aziende e case farmaceutiche) dovrebbero in teoria valere molto di più del pieghevole colorato che accompagna una confezione di biscotti. C’è da sottolineare che le aziende non possono barare sul contenuto di uno yogurt o di un omogeneizzato, senza incorrere in sanzioni pesanti e segnalazioni all’autorità giudiziaria. Gli ingredienti devono comparire sui vasetti, possibilmente con l’indicazione delle proporzioni. Il cibo industriale non va demonizzato, ma selezionato con cura e cognizione. 

Un rapporto dell’Osservatorio Matercom di qualche anno fa ha rivelato un dato importante: nonostante le mamme di oggi abbiano meno tempo, perché spesso lavoratrici, mostrano una maggiore attenzione negli acquisti. Sono tante le mamme e i papà che si informano, utilizzando il web. Questo non sempre è un bene, nel senso che l’informazione monocanale non è sufficiente; è necessario leggere e ascoltare più fonti, se si vuol arrivare a conclusioni più o meno libere da condizionamenti. 

Anche in questo caso, bisogna saper distinguere tra le varie fonti. Il rapporto rivela anche una minore fedeltà ai marchi: si preferisce provare prodotti nuovi e una buona percentuale di genitori sceglie, per i propri figli, l’alimentazione biologica. In genere, gli oggetti del segmento nursery vengono acquistati nei negozi specializzati, ma ci si affida anche alla grande distribuzione. Sono aumentati gli acquisti on line, e il caro vecchio “passa parola” funziona sempre alla grande. 

Fonti sitografiche:

Scritto da Redazione ProDiGus

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