Anticipazioni sulla puntata del 9 ottobre 2018
A Fano (PU) i festeggiamenti del Carnevale vantano una tradizione antica e si distinguono per il lancio di abbondanti dolciumi dai carri
Forse non tutti sanno che il Carnevale di Fano vanta una tradizione molto antica e si distingue dagli altri carnevali per il “Getto”, ossia il lancio di abbondanti dolciumi per la strada. La documentazione più remota di questo evento risale al 1347, anche se alcune fonti ritengono sia precedente .La festa assunse importanza a livello regionale nel 1450 grazie ad uno statuto dei Malatesta, e fino alla fine del dominio malatestiano nei giorni del Carnevale si svolgevano insolite manifestazioni come le corride col maiale al posto del toro, le corse di asini piuttosto che di cavalli e le battaglie tra i venditori ambulanti con le trippe degli animali macellati.
Nei secoli successivi la festa fu perfezionata e arricchita, finché nel 1872 nacque la Società della Fortuna, oggi chiamata Ente Carnevalesca, che pianifica e coordina tutte le attività dell’evento. Alla fine dell’800 le carrozze che sfilavano per il corso trasportavano le maschere; successivamente alle carrozze si affiancarono i carri allegorici da cui le maschere lanciavano fiori, confetti e coriandoli agli astanti. A quei tempi il Carnevale per i nobili e i ricchi era un’occasione per ostentare il lusso, mentre i popolani avevano la facoltà di beffeggiare i propri padroni.
Oggi il Carnevale di Fano si snoda nelle tre domeniche che precedono il periodo della Quaresima, in ciascuna delle quali sfilano i carri in tre giri da Porta Maggiore fino alla stazione di Fano lungo viale Gramsci .Il primo giro di apertura è quello dei carri enormi e dagli sgargianti colori che dagli anni ’20 del Novecento vengono allestiti da operai, scultori e artigiani che impiegano mesi lavorando il legno, il ferro e soprattutto la cartapesta, nonché dai meccanici che si occupano della loro animazione Questo primo giro dei carri accompagnato da canti e balli delle maschere è guidato da “El Pup”, ovvero il Pupo, che è la riproduzione in cartapesta della caricatura del personaggio più in voga del momento; diverso di anno in anno: può appartenere al mondo della politica o dello spettacolo o ancora dello sport, e il suo destino è quello di finire bruciato in piazza la sera del Martedì Grasso, ultimo giorno di Carnevale.
Il nome El Pup è strettamente legato a “El Vulon”, la maschera tipica di Fano creata nel 1951 dal pittore Melchiorre Fucci che allora dirigeva la Società Carnevalesca. El Vulon è associato al periodo della dominazione napoleonica, in cui i francesi depredavano l’Italia di opere d’arte e imponevano leggi e tasse alle popolazioni. Ebbene, il banditore degli editti e dei decreti usava formulare una frase con cui annunciava al popolo le disposizioni; in questa frase c’era il “nous voulons” che ha ispirato il nome della maschera del Pupo e che i fanesi associano ad una persona altezzosa e vanagloriosa.
Fucci, ispirandosi forse a un personaggio già presente nella fantasia popolare, lo ha disegnato come un giullare che indossa un farsetto bianco e rosso e calzoni a paggetto con calzamaglia; sulle spalle ha un mantello di piume di pavone e in testa un alto cilindro. El Vulon indossa stivali con sperone e gambale in bronzo, alla cintura ha una lunga spada e porta una mandola tra le braccia; ha inoltre baffoni, pizzetto, naso adunco e il monocolo ad un occhio, cui si aggiunge un sorriso beffardo.
Tornando alla sfilata, il secondo dei tre giri è quello del “Getto”, il più atteso dai golosi partecipanti alla festa di Fano, che prevede una pioggia di dolciumi, caramelle e cioccolatini sui passanti. Ogni carro ne porta circa 10 quintali e anche dalle tribune sparse lungo il viale vengono lanciati altri dolci; di recente è stato vietato l’uso di ombrelli aperti rovesciati da parte del pubblico per motivi di sicurezza, e vengono invece distribuiti dei coni di cartone per fare incetta dei dolciumi. L’usanza del Getto potrebbe risalire al ‘400, quando al termine di ciascun palio di Carnevale i vincitori lanciavano offelle al miele, e nei secoli seguenti mandorle e confetti
Nel 1710 poi, le ragazze da marito lanciavano confetti ai giovanotti, ma il Vescovo di allora impose il divieto del lancio nei luoghi sacri e nel 1872 si stabilì in maniera definitiva che il “getto” consentito fosse quello “gentile”, che, come si legge, usa solo “confetture buone”. A concludere con il terzo giro della sfilata, c’è la cosiddetta “Luminaria”, fatta di cortei mascherati e danzanti che gareggiano per il migliore mascheramento e la migliore coreografia. L’ultimo carro del corteo è quello della Musica Arabita, che nacque dall’opposizione degli operai e i marinai alla musica raffinata prodotta da violini, arpe e pianoforte che ascoltavano i ricchi e gli aristocratici, al contrario questa nuova musica, che inizialmente si chiamava “bidonata”, era ottenuta dalla percussione di pentole, bottiglie, caffettiere, bidoni e altri oggetti.
Dal 1987 fu ribattezzata come Musica Arabita e tuttora rappresenta una tipicità di Fano che si arricchisce ogni anno di nuovi strumenti accompagnando allegramente i giorni di festa. E se non si può partecipare al Carnevale di Fano in inverno è bene sapere che anche in estate, nel mese di luglio, la sfilata dei carri viene riproposta... ma purtroppo senza il Pupo e il Getto!
Photo via Canva / Wikipedia



















































































































































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