Fegato grasso

La «ciccia invisibile», subdola e dannosa per la salute

Fegato grasso

Avete mai sentito parlare di steatosi epatica? Si tratta di una patologia legata all’accumulo intracellulare di trigliceridi a livello del fegato. E i dati sanitari nazionali raccontano che si tratta di una patologia in aumento - conosciuta fra l’altro anche con il nome di “fegato grasso” – che riguarda tra il 25 ed il 30% della popolazione. Dunque quasi un italiano su tre, indipendentemente dall’età, soffre di questo problema epatico.

Difficile accorgersi “ad occhio” dell’esistenza del problema, dal momento che s’insinua al di sotto della pelle. Ma di solito l’essere in forte sovrappeso ne è già un sintomo, che dovrebbe spingere a fare accertamenti più frequenti sulla propria salute per scongiurare il rischio che il fegato grasso degeneri nella Nash (ovvero non-alcoholic steato-hepatitis, steatoepatite non alcolica), con un rischio di progressione verso un quadro di fibrosi che si aggira intorno al 40-50%.

"Le epatiti virali B e C, grazie ai vaccini e ai nuovi farmaci, stanno gradualmente diminuendo e si può auspicare la loro scomparsa. La Nash diventa così la causa principale per trapianto di fegato, perché si innescano processi che portano a cirrosi e poi al trapianto", ha spiegato Carlo Filice, professore di Malattie infettive all’Università di Pavia e direttore della struttura di ecografia di malattie infettive del Policlinico San Matteo.

E continua: «Nel 2020 avremo tre miliardi di persone che soffriranno di questo tipo di dismetabolismo. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha già individuato la Nash come una delle patologie più importanti da affrontare a causa delle difficoltà di diagnosi e per le conseguenze che può avere».

La steatoepatite non alcolica può sorgere per complicanze di malattie infettive, negli ex epatitici o nei soggetti con Hiv; per il diabete; per l’abuso di farmaci e per le relative interazioni tra loro (in Italia più del 60% di chi ha oltre i 60 anni prende più di 5 farmaci); può derivare da una dieta errata o dallo stile di vita. Queste situazioni portano prima al fegato grasso, che può rimanere stabile o evolvere in forme più gravi. Chi è affetto da Nash rischia cirrosi, tumore epatico, patologie cardiovascolari come infarto e ictus.

«Ad oggi non esistono farmaci e terapie - conclude Filice – ma può essere utilissimo seguire un corretto stile di vita, a partire dall’alimentazione. È poi indispensabile una riduzione delle calorie nel caso in cui il soggetto sia sovrappeso ed è sempre necessaria una regolare attività fisica. Stiamo lavorando nella ricerca e l’auspicio e che si possano realizzare farmaci attivi nell’arco dei prossimi due anni».

Un invito a non dimenticare, dunque, che la steatosi epatica è legata a doppio filo con i chili in eccesso: per ogni incremento di 1 unità dell’ IMC (indice di massa corporea, ndr), il rischio di andare incontro a steatosi epatica non alcolica cresce dal 13 al 38%. Per ora da noi la mortalità da fegato malato è più bassa rispetto a Paesi come il Regno Unito o l’Ungheria, ma se l’epidemia di obesità non sarà arginata gli esperti temono un boom che colpirà le nostre future generazioni.


Fonte: Corriere.it

Scritto da Redazione ProDiGus

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