Energy drink: un bene o un male?

Le bevande energetiche vengono pubblicizzate per essere funzionali e salutari, ma è verità si tratta solo di strategie di marketing?

Energy drink: un bene o un male?

Commercializzate come tonici fisici e mentali, gli energy drinks (EDs), secondo la classificazione del Ministero della Salute sono bevande in prevalenza analcoliche e contenenti sostanze stimolanti, commercializzate con indicazioni specifiche di effetto "positivo" sull’organismo quali incremento dell'energia fisica, mentale e/o miglioramento delle performances sportive e cognitive.

Gli energy drink possono essere gassati, contenere zuccheri/dolcificanti vari o proporsi come completamente sugar free,  contenere composti stimolanti come la taurina (aminoacido naturalmente presente nella bile che agisce sul sistema nervoso e sul sistema cardiovascolare), la caffeina (sostanza psicoattiva in grado di stimolare il sistema nervoso e migliorare la resistenza allo sforzo), il guaranà (pianta tropicale contenente naturalmente caffeina, dall’effetto eccitante e stimolante), la carnitina e altri aminoacidi, glucoronolattone, vitamine del gruppo B, ginseng, ginko biloba e altri derivati vegetali.

Le principali indagini di mercato, nonché numerosi studi scientifici, dimostrano che i principali consumatori di EDs sono giovani-adulti di età compresa tra i 18 e i 35 anni (in Italia, uno studio condotto dalla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Messina ha evidenziato un consumo di EDs da parte del 57% degli studenti universitari). A fronte di lattine e bottigliette con attraenti grafiche colorate, di slogan accattivanti e partecipazione come sponsor di grandi eventi, oltre ai messaggi pubblicitari e alle promesse, il consumo eccessivo di questa tipologia di bevande presenta possibili rischi per la salute e seri effetti avversi.

Gli slogan promettono infatti un’ondata di energia e benessere, uno dei motivi per cui sono così amati soprattutto dai consumatori più giovani, ma gli esperti puntano il dito proprio sul contenuto di sostanze stimolanti e sui danni che queste comporterebbero. Queste bevande, infatti, definite spesso funzionali - perché arricchite con ingredienti che garantirebbero una specifica funzione benefica per l’organismo come contrastare la stanchezza - possono nascondere insidie e pericoli concreti, anche a breve termine. 

Se infatti l’introito moderato di caffeina è stato associato al miglioramento di molti aspetti delle performances cognitive come il livello di attenzione, i tempi di reazione, la memoria, la reattività psicomotoria, al contrario il suo abuso è stato correlato all’insorgenza di sintomi e segni da intossicazione come nausea/vomito, tachicardia, ipertensione, agitazione, tremore, vertigini, toracalgie. Un altro aspetto importante (e decisamente preoccupante) emerso dalle ricerche condotte sui consumatori abituali di EDs è che questi sono soliti consumarli in associazione ad alcool; tale abitudine sembra mostrare un trend in continuo aumento anche tra i più giovani, specie nelle preparazioni con super alcolici offerte come cocktails nei locali frequentati da adolescenti e giovanissimi. 

I potenziali rischi associati al consumo combinato di EDs e alcool sono molteplici e proprio il Comitato nazionale per la sicurezza alimentare ha lanciato l’allarme in questa direzione con la pubblicazione, già alcuni anni fa, di un report che metteva in allerta Istituzioni e politica. L’effetto stimolante della caffeina è in grado infatti di “mascherare” l’effetto depressivo dell’alcool, portando il consumatore a sottovalutare il proprio stato di ebbrezza e intossicazione alcolica prolungandone, così, l’assunzione e la quantità ingerita.

La percezione dello stato di alterazione inizia a manifestarsi solo quando gli effetti sul sistema nervoso centrale diminuiscono allo scemare dell’effetto stimolante della caffeina. L’”effetto miscela” EDs e alcool può inoltre esporre il consumatore ad un maggiore rischio di dipendenza dall’alcool stesso, con effetti e costi in termini di salute individuale e collettiva. Il consumo combinato di EDs e alcool inoltre può determinare un aumento del rischio di disidratazione e alterazione del bilancio idroelettrolitico, correlato proprio all’effetto diuretico di entrambe le sostanze, oltre che alterare le normali funzionalità renali (soprattutto la taurina sembra avere un effetto importante sul sistema emuntorio).

In termini di salubrità c’è inoltre da interrogarsi sulla quantità di zuccheri presenti in queste bevande; lo troviamo infatti sotto forma di fruttosio o saccarosio, in quantità media di 50grammi ogni 500 ml di bevanda; questo significa che bere due energy drink equivale ad assumere due/tre volte la dose di zucchero giornaliera consigliata, con una conseguente assunzione di calorie “vuote” cioè calorie apportate da zuccheri non associati ad altre sostanze nutrienti (come per esempio avviene nella frutta). Inoltre, un apporto calorico così importante può determinare, a lungo andare, rischi di sovrappeso e obesità. Ricordiamo che l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda che gli zuccheri semplici non forniscano più del 10% del totale delle calorie giornaliere. 

Il consumo di queste bevande stimolanti, ormai sul mercato da più di 25 anni, deve essere consapevole e responsabile, non si deve abusarne né associarle ad altre sostanze (in primis l’alcool) e non essere assunte in caso di patologie cardiache. Ricordiamo, inoltre, che le sostanze eccitanti come la caffeina creano usualmente dipendenza. Attenzione poi a non confondere gli EDs con gli sport drinks (integratori di vitamine e sali minerali generalmente consumati durante o al termine di una intensa attività fisica) e ad evitarne completamente il consumo nei preadolescenti, nelle donne in gravidanza e durante l’allattamento.

Oltre ogni demonizzazione del prodotto, la domanda che resta è quale sia realmente la capacità degli energy drink di giovare alla salute e di apportare reale benessere psico-fisico. 

Photo via Pexels

Scritto da Viviana Di Salvo

Laureata in lettere con indirizzo storico geografico, affina la sua passione per il territorio e la cultura attraverso l’esperienza come autrice televisiva (Rai e TV2000). Successivamente “prestata” anche al settore della tutela e promozione della salute (collabora con il Ministero della Salute dal 2013), coltiva la passione per la cultura gastronomica, le tradizioni e il buon cibo con un occhio sempre attento al territorio e alle sue specificità antropologiche e ambientali.

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