A tavola con Charlie Chaplin

16 aprile 1889: nasceva Charlie Chaplin, genio del cinema che utilizzò il cibo come simbolo e metafora di vita nei suoi indimenticabili film muti

A tavola con Charlie Chaplin

16 aprile 1889 – 25 dicembre 1977: una vita lunga 88 anni per Sir Charles Spencer Chaplin, noto a tutti come Charlie, genio della cinematografia del XX secolo, che è riuscito a parlare in silenzio, a colorare le immagini in bianco e nero con la sua poesia e la sua arte, a portare oltre tutto anche il cibo nei suoi film, offrendogli un ruolo da protagonista e rendendolo parte di un ambizioso ed unico progetto artistico.

A metà tra genio e follia, il cibo nell’opera di Chaplin diventa simbolo, emblema, metafora di vita, di quella sua stessa vita contraddistinta e caratterizzata dalla miseria, dalla fame e, infine, dalla fama. Miseria e povertà, amore e fantasia sono necessità con le quali ogni essere umano si confronta inevitabilmente e Chaplin le trasformò in fulcri per la sua arte: colazioni, pranzi, cene con personaggi noti - e meno noti - diventano momenti per scoprire ed esplorare l’animo umano, facendo convogliare il cibo nell'inesauribile vena della sua creatività. Lo stupore suscitato e prodotto dal cibo, unito alla sua unica vis comica, produce alcune tra le più geniali sequenze sul cibo del cinema di tutti i tempi.

Le espressioni, gli sguardi, la musica fanno parlare il cibo, lo fanno danzare, gli fanno prendere vita in moltissime delle sue opere fino a divenirne icona. Tutto assume, nell’opera del Maestro, un sapore unico divenendo al tempo stesso allegoria, poesia, satira, riso amaro e critica del sistema. Il cibo diventa fonte e mezzo di riflessione. Egli affianca alla fame l’inevitabile sofferenza da essa causata e le conseguenze sul carattere degli uomini, sul loro modo di pensare e agire e, al tempo stesso, costituisce l’accusa nei confronti di un sistema economico-sociale cieco e sordo all’emarginazione ed all’ingiustizia. 

La tematica più affrontata è sicuramente quella della fame, declinata nelle sue variabili e filo conduttore delle esperienze di Charlot, il vagabondo, fin dall’anno della sua pima apparizione, 1914, in Charlot ingombrante.Tante le scene esilaranti in cui il cibo la fa da padrone: si pensi a "Charlot e le salsicce" del 1914, in cui Chaplin ruba gli insaccati che Mabel, venditore ambulante, cerca di vendere in un autodromo; la situazione degenera divenendo una vera e propria rissa in cui vengono coinvolti tutti, compresi poliziotti e spettatori. Simile, per certi aspetti, è anche "Vita da cani" del 1918, in cui Charlot è un vagabondo accompagnato da un cane; ambedue attendono invano durante la giornata un aiuto da parte dei passanti ma, spinto dalla fame, sarà costretto a rubare panini e salsicce da un venditore ambulante, per la gioia sua e del piccolo amico a quattro zampe. La fame di Chaplin diventa poetica, acrobatica, spettacolare, da circo.

Anno 1931, nel capolavoro Luci della città, in occasione della cerimonia di inaugurazione della statua intitolata pace e prosperità, incontriamo in uno sfarzoso ristorante adornato a festa con stelle filanti ricadenti dal soffitto, Charlot che mangia con avidità il suo piatto di spaghetti e con essi arriva a trangugiare con semplicità ed ironia una di quelle stelle filanti che rosicchia, alzandosi in piedi, per arrivare fino al soffitto. Clicca qui per guardare il video

1925, nel film La corsa all’oro due semplici panini per cena, apparentemente insignificanti, prendono vita nelle mani sapienti di Charlie non appena questi li infilza con le forchette e inizia a farli ballare, in una scena dal sapore intramontabile e quasi magico. Clicca qui per guardare il video

Impossibile non aver visto, almeno una volta, la cena del Ringraziamento con lo scarpone bollito in La Febbre dell’oro in cui Chaplin deve costantemente combattere con la più delle sgradite compagne: la fame. Nel film è un cercatore d'oro che, stremato dalla natura avversa, trova rifugio in una capanna e, dopo alcune peripezie, stringe una singolare amicizia con Giacomone. Proprio con lui condivide come pasto del Thanksgiving il suo scarpone bollito. Una scena semplicemente straordinaria, la scarpa lessa viene divisa in due parti, una a lui e l'altra al compagno; qui il nostro protagonista "sfiletta" il suo particolare cibo come fosse un pesce intero cotto e, anzi, toccandogli in sorte la suola, succhia i chiodi con gusto come fossero i pezzetti di polpa rimasti attaccati alla spina centrale oppure le ossa di un pollo. Giacomone, al contrario, consuma il pasto con malcelato disgusto, non solo, in una scena successiva, confuso dalle nebbie della fame scambia il povero Charlot per un grosso pollo e tenta di ucciderlo per poterlo mangiare.Clicca qui per guardare il video

La filmografia di Chaplin può essere tutta raccontata come un viaggio attraverso le ricette spaziando dalla cucina povera degli slums londinesi alla cucina tradizionale d’oltre manica, dalle specialità della Febbre dell’oro americana all’alta cucina francese. Così che Chaplin passa, con estrema disinvoltura, dal frugale uovo sodo con il pane bianco alla più sofisticata anatra à la presse. Non solo cinema, il cibo per Charlie era una costante, una vera passione, quasi una ossessione tanto da fargli pubblicare le sue ricette e donarle per scopi benefici.

Scritto da Viviana Di Salvo

Laureata in lettere con indirizzo storico geografico, affina la sua passione per il territorio e la cultura attraverso l’esperienza come autrice televisiva (Rai e TV2000). Successivamente “prestata” anche al settore della tutela e promozione della salute (collabora con il Ministero della Salute dal 2013), coltiva la passione per la cultura gastronomica, le tradizioni e il buon cibo con un occhio sempre attento al territorio e alle sue specificità antropologiche e ambientali.

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