Storie di rane

Rane di Galvani, rane che vincono la gravità e rane nel piatto

Storie di rane

Come molti sanno, le rane sono state oggetto di una feroce disputa tra gli scienziati italiani Luigi Galvani e Alessandro Volta, il primo nato a Bologna nel 1737 il secondo a Como sette anni più tardi. I due scienziati vivono la fine dell’Illuminismo e si trovano schierati su fronti avversi sia dal punto di vista della politica che della scienza. Diversa è pure la loro formazione: Galvani consegue la laurea in Medicina e poi in Filosofia a Bologna, Volta invece studia presso i Gesuiti e poi frequenta il seminario Benzi; sua madre voleva che diventasse un avvocato o un religioso, ma lui sceglie lo studio della scienza della natura che lo porterà nel 1800 all’invenzione della pila.

Gli studi di Galvani si spostano invece dall’anatomia verso l’elettrofisiologia e questo per colpa delle rane. Secondo una leggenda di dubbia credibilità pare che l’interesse per le rane sia scaturito da un’operazione involontaria compiuta da sua moglie o da una cuoca. In realtà Galvani scuoiava le rane da vive e isolava le zampe coi nervi tagliando il resto del corpo per le sue osservazioni. Attaccato al midollo spinale delle rane scuoiate un uncino di rame, Galvani lo collegava ad una macchina elettrostatica notando che allo scoccare della scintilla dalla macchina le zampe della rana toccate con un bisturi si contraevano.

Da ulteriori esperimenti lo scienziato deduce che le rane possiedono una sorta di elettricità animale invece che riconoscere in esse niente altro che un rivelatore di elettricità. Intanto a Como, Alessandro Volta interessato dagli studi di Galvani  li corregge affermando che la causa delle contrazioni dei muscoli delle zampe delle rane non è biologica ma è invece il contatto fra conduttori metallici e liquidi che trasmette attraverso di esse l’elettricità. La lunga e accesa polemica che si disputa tra i due scienziati e i loro sostenitori attraverso memorie epistolari e lettere si conclude quando Galvani cessa di rispondere.

Nel 1797. costituita la Repubblica Cisalpina con capitale a Milano, Galvani rifiuta di prestarvi giuramento e viene privato dell’insegnamento, si riduce in miseria e dopo poco muore .Dagli studi di Galvani prenderà corpo lo studio della elettrofisiologia di cui si può considerare a buona ragione l’iniziatore. Volta a differenza del suo rivale assume una posizione politica opposta; essendo un filo-napoleonico, riceve una serie trionfale di riconoscimenti grazie a Napoleone Bonaparte ma più tardi si sottrae al linciaggio quando il Lombardo-Veneto torna all’Austria e agli Asburgo. Ritiratosi quindi dalla scena, anche Volta muore nel 1827.

Il ruolo delle rane negli studi scientifici è venuto più recentemente alla ribalta per merito del fisico russo  Andre K Geim, premio Nobel nel 2010 per la scoperta del grafene. Non tutti sanno che Geim prima di ricevere il prestigioso premio ne ricevette un altro, l’Ig Nobel ,conferito dall’Università di Harvard agli scienziati che propongono delle invenzioni divertenti e apparentemente senza utilità alcuna. Il professor Geim nel 1997 compiva esperimenti sui campi magnetici e riuscì a produrne uno avente una intensità di 16 Tesla, ben trecentomila volte più grande del campo magnetico terrestre con il quale riuscì a far levitare una piccola rana.

Pur non essendo un magnete, la rana possiede una grande quantità di acqua nel proprio corpo e poiché l’acqua è diamagnetica i suoi atomi, in presenza di un campo magnetico esterno come quello generato da un solenoide, si orientano nel verso opposto al campo esterno così che ci sia una forza repulsiva tra la rana e il solenoide simile a quella che si nota quando si avvicinano un polo nord (o sud) ad un altro polo nord ( o sud) di due calamite. La rana galleggia quando la forza repulsiva è uguale al suo peso .Diverse sono le applicazioni della levitazione magnetica: i treni maglev possono oggi superare i 500 chilometri orari e la levitazione magnetica consente di studiare la microgravità in laboratorio a costi bassi e simulare l’assenza di gravità che caratterizza le astronavi in orbita. Questo per dire che accade spesso che una idea che può apparire bizzarra può portare a nuovi sorprendenti sviluppi.

Ma veniamo al ruolo che in passato le rane hanno avuto nell’ambito dell’alimentazione, in particolare nelle zone d’Italia coltivate a riso e quindi nelle regioni del Piemonte e del Veneto ma anche altrove. In tempi assai remoti si credeva che le rane nascessero dalla terra fecondata dalle piogge o perfino che piovessero dal cielo; il loro gracidare si pensava fosse una lode a Dio. La presenza di acqua nelle risaie come in generale nelle zone acquitrinose favorisce la diffusione di questi anfibi che hanno rappresentato fin dal Medioevo e per lungo tempo una valida alternativa al consumo del pesce, in particolare nei periodi di magro.

La carne delle rane è ricca di proteine e di ferro e la caccia alle rane in passato era consentita gratuitamente dalle classi abbienti ai ceti poveri .Le rane erano però presenti anche sulla tavola dei ricchi ma a differenza dei ceti poveri, che le cucinavano intere dopo averle private della testa della pelle e delle interiora, i ricchi ne mangiavano solo le zampe posteriori, quelle di Galvani per intenderci. Anche il metodo di cottura era diverso; l’umanista gastronomo Bartolomeo Sacchi nel suo trattato De honesta voluptate et valetudine pubblicato verso il 1473 inserisce tra le sue ricette quella delle rane fritte e la frittura in età pre-moderna non era certo un metodo di cottura per la gente comune.

La ricerca delle rane è associata anche alle pratiche di magia legate all’amore risalenti al ‘600, perché si riteneva che avessero un forte potere afrodisiaco. Per la loro cattura, come per diversi molluschi marini, per le rane sono adatti i mesi con la R, lontani dal periodo riproduttivo. Sono questi anfibi uno dei simboli della società contadina; fino alla metà degli anni ’90 le rane si catturavano con le reti o con le mani mentre oggi si adopera la canna da pesca. Il lavoro faticoso della cattura delle rane e la loro vendita attraverso gli ambulanti nelle strade è stata documentata da Mario Soldati nel 1957 in uno degli episodi del documentario “Viaggio lungo il Po” in cui lo scrittore incontra una donna con lo scolapasta colmo di rane pronte per la cottura.

Il modo di dire milanese “vai a ranare” deriva proprio dal fatto che la pulizia delle rane richiede molto tempo. Le due specie di rane che si possono cucinare sono la rana verde e la rana comune; le loro carni delicate devono essere esaltate attraverso i metodi di cottura e gli abbinamenti. Nel vercellese e nel novarese e più in generale in tutto il Piemonte sono tipiche le rane fritte in pastella e la frittata di rane; in Lombardia le si trova invece in umido con o senza pomodoro e a Brescia e nel Veneto si cucina il risotto con le rane.

Tipica della zona di Nettuno, in provincia di Roma, è invece la zuppa di rane. Le rane fritte devono essere prima marinate in aceto, prezzemolo, aglio, sale e pepe per poi venire immerse in pastella e tuffate in olio bollente. Per le rane in guazzetto con patate si dispongono a strati le rane e le patate condite con olio sale e vino bianco, aggiungendo talora pomodoro, pecorino e prezzemolo. Dobbiamo aggiungere che, come per i rettili e gli anfibi del territorio nostrano, la rana comune è una specie protetta e una normativa recente della CEE ha regolamentato la vendita della carne di rana (che deve peraltro necessariamente essere privata delle interiora).

Oggi in commercio nel nostro paese troviamo rane che provengono soprattutto dal sud-est asiatico, congelate o decongelate, ma se ne trovano ancora nelle zone del Vercellese e del Novarese come in Veneto; nel centro-sud la cucina del teramano è quella che ne fa maggiore uso. In diversi paesi italiani si svolgono delle sagre dedicate alla rana anche se non sono molti i ristoranti nei quali vengono proposte a tutela della tradizione... e per questo possiamo augurare oggi, di certo, una più lunga vita alle rane. 

Note bibliografiche
Franco Blezza, Galvani e Volta: la polemica sull’elettricità, Editrice La Scuola 1983
Andrea Parlangeli, Rane volanti ( e altre magie).Levitazione, teletrasporto, invisibilità: i misteri della scienza, Editore Avverbi Collana Scientificamente 2004

Photo via Pixabay

Scritto da Elena Stante

Laureata in Matematica nel 1981 presso l’Università degli Studi di Bari, dal 1987 al 2023 ha insegnato Matematica e Fisica presso il Liceo Ginnasio Aristosseno di Taranto .Ha partecipato ai progetti ESPB, LabTec, IMoFi con il CIRD di Udine e a vari concorsi nazionali ed ha collaborato con la nomina di Vice Direttore per la regione Puglia alla rivista online Euclide, giornale di matematica per i giovani. Le piace correlare la scienza al cibo, nonché indagare su storie e leggende, e con Prodigus inizia il suo percorso di redazione di contenuti golosi per gli utenti del web.

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