Il ristorante del Titanic

Titanic: un termine grandioso, più che adatto per identificare un’impresa fenomenale di inizio secolo, ovvero la realizzazione di una vera e propria città a galla, che fu per tanti come la realizzazione di un sogno, per godere del proprio viaggio attraverso l’Oceano Atlantico. 

Un vero “paese delle meraviglie”, dove poter respirare il vento che accarezza il mare, da esplorare al suo interno passando da stretti corridoi a sontuosi saloni, ma anche un luogo in cui, nell’arco della sua breve vita, ha regnato la socialità, dai passeggeri di prima a quelli di seconda e terza classe. 

Uno dei momenti clou di ogni giornata del passeggero era quello dei pasti. Il menù riservato alla prima classe traboccava di piatti della cucina francese contemporanea; quello della seconda classe prevedeva maggiormente piatti regionali britannici, mentre alla terza classe venivano resi disponibili cibi più semplici. 

Ma c’è un aspetto che contraddistingueva l’esperienza di ogni classe: gli elevati standard di servizio offerti.

Per i passeggeri di prima che sceglievano di pranzare al Titanic’s Restaurant pagando un supplemento per un’esperienza culinaria esclusiva, il servizio e la cucina non avevano nulla in meno di quelli dei migliori hotel europei come il Ritz o l’Hotel Cecil a Londra. 

Situato sul ponte B, la sala del ristorante del Titanic era squisitamente decorata e arredata nello stile Luigi XVI francese ,con posti a sedere per oltre 150 clienti. Gestito come una concessione privata da Luigi Gatti, un ristoratore italiano che possedeva diversi esercizi a Londra, coinvolgeva oltre 60 dipendenti, per lo più di nazionalità francese e italiana, impiegati e pagati dallo stesso Gatti, ma il controllo generale del ristorante rimase della White Star, ovvero la compagnia navale britannica creatrice del Titanic. 

Per il primo viaggio del Titanic, Gatti portò con sé e ingaggiò Pierre Rousseau, quarantanovenne francese che aveva prestato a lungo servizio nel Regno Unito, diventando chef nel prestigioso North British Station Hotel di Edimburgo (aperto nel 1902) per poi lavorare per Gatti in uno dei suoi ristoranti londinesi e infine sul Titanic.

Il ristorante era un posto davverospeciale: possedeva le aree ben suddivise di cucina e preparazione, presentava i piatti in un servizio in porcellana cinese e piatti d'argento, e il conto veniva stampato su una carta particolare.  

La sala era inoltre tappezzata dal pavimento al soffitto in mogano francese, di un delicato e splendido colore fulvo, con incisioni ed altri dettagli ornamentali evidenziati con foglia d'oro. Per i passeggeri che desideravano cenare in privato, le suite erano dotate di sala da pranzo separata, e c’era la possibilità di personalizzare i menùe la loro stampa su richiesta per le occasioni speciali. 

Anche la colazione in cabina fu un’altra delle innovazioni introdotte a bordo, grazie all’introduzione dei primi scaldavivande.

La colazione è stata spesso descritta come il pasto più importante della giornata, per i passeggeri di prima del Titanic, in quanto di proporzioni veramente gigantesche: la maggior parte dei passeggeri consumava almeno tre portate, che comprendevano anche ingredienti pregiati, come vari tipi di pesce affumicato, prosciutto, salsicce e pani ottenuti da diversi tipi di cereali. 

Di certo, tutti questi “extra” non erano previsti per chi alloggiava in terza classe; ed è curioso che la sussistenza di evidenti differenze in materia di diritti e privilegi tra passeggeri a seconda della classe del biglietto acquistato, si evincesse sin dai tovaglioli.

Per la categoria più agiata i tovaglioli in stoffa venivano presentati elegantemente avvolti all’interno di portatovaglioli placcati in argento, mentre per la seconda classe veniva fornito sempre un anello, ma di fattura più semplice e recante una piccola croce maltese. Infine, ai passeggeri di terza classe venivano forniti tovaglioli in carta stampata.

Fonte: titanicbelfast.com

Scritto da Sara Albano

Diplomata al liceo linguistico internazionale di Taranto, sua città di nascita, raggiunta la maggiore età sceglie di seguire il cuore trasferendosi nella food valley d’Italia, conseguendo la laurea magistrale in scienze gastronomiche presso l’Università di Parma, per poi intraprendere un master in Marketing e Management per l’Enogastronomia a Roma e il percorso per pasticceri professionisti presso la Boscolo Etoile Academy a Tuscania, dopo il quale ha subito inizio il suo lavoro all’interno della variegata realtà di Campoli Azioni Gastronomiche Srl,  dove si occupa oggi di back office, redazione e project management a 360°, sia in ambito di ristorazione ed eventi, che in ambito di attività che coniugano la gastronomia ai settori dell’editoria, del marketing e della comunicazione. 

2 Commenti

  1. paola settesoldi11 ottobre 2020 alle ore 09:26

    un articolo affascinante soprattutto perchè mette l'accento su un settore di cui si parla poco negli articoli letti finora su questa nave leggendaria brava (come sempre)

  2. Sara Albano11 ottobre 2020 alle ore 11:32

    Grazie infinite! :)

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