Dipingere con gli alimenti

Come fare i colori a tempera in cucina

La pittura a tempera ha origini assai remote: sembra infatti che i Greci utilizzassero i pigmenti mescolati a caldo con la cera e, sulle pareti dei resti di Pompei, si ritrovano pitture a tempera di epoca romana. Le più antiche pitture a tempera in Italia sono quelle delle decorazioni delle tombe etrusche.

La tempera all’uovo sembra essere un’invenzione tutta italiana, perfezionata nel Quattrocento: Giotto dipinse la sua famosa Cappella degli Scrovegni con tempera ad uovo, ma la adoperarono anche Botticelli nella famosa Primavera e Michelangelo Buonarroti nel Giudizio Universale. Nei secoli successivi al Rinascimento, la pittura ad olio sostituì la tempera anche se i due tipi di pittura si basavano entrambi ai loro albori su emulsioni a base d’uovo, e le loro “ricette” per la realizzazione di dipinti sono giunte fino agli artisti del ‘900, tra i quali Annigoni e De Chirico.

La tempera all’uovo è stata tramandata grazie al pittore e scrittore toscano Cennino Cennini, allievo di Agnolo Gaddi e autore del trattato dal titolo Libro dell’arte, scritto all’incirca verso il 1390 (forse a Padova dove Cennini fu “pittore familiare del magnifico signore” Francesco da Carrara). In questo trattato sono descritte le tecniche utilizzate ai suoi tempi per preparare i supporti su cui dipingere e le maniere per ottenere la tempera. Sono due i metodi indicati da Cennini per realizzare una tempera all’uovo: una consiste nel battere il tuorlo d’uovo con dei rametti dell’albero di fico; in questo caso il lattice che esce dai rametti mescolandosi al tuorlo favorisce la sua coagulazione e la conservazione e provvede anche a ritardare l’essiccazione dei colori sulla tavolozza.

L’altro metodo consiste invece nel semplice mescolamento del tuorlo d’uovo coi pigmenti. Se vogliamo immedesimarci nei pittori di un tempo, possiamo creare una tempera a uovo usando solo un tuorlo, e mescolandolo rapidamente con 30 ml di acqua distillata per poi unirlo alle polveri colorate. Perché il tuorlo non subisca alterazioni, essendo organico, si aggiungono in ultimo 5 gr di alcol puro o grappa e si conserva il composto in un vasetto di vetro. Per il fissaggio e la lucidità del dipinto, si può usare la lacca per capelli o uno spray fissativo o delle vernici specifiche o ancora una miscela al 30% di colla vinavil e il 70% d’acqua.

In cucina troviamo diversi utili ingredienti accessori per un buon risultato. L’aceto può sostituire l’alcol come conservante dell’uovo ed ha anche la funzione di antitarlo se si dipinge su legno; la patata o l’aglio eliminano la patina di grasso da una superficie dipinta ad olio sulla quale vogliamo dipingere col colore a tempera; la cipolla tagliata a metà fa aderire bene la tempera su una superficie che era già stata dipinta a tempera.

Sul web possiamo trovare tante varianti per la tempera fai da te a base di gomma o di colla o ancora con l’albume d’uovo da solo o mescolato con l’emulsione al tuorlo d’uovo. Interessante è anche la tempera a colla, fatta in casa con la farina e la maizena in parti uguali, un terzo di zucchero e poco sale; aggiungendo acqua quanto basta e mescolando a fuoco basso in un pentolino, evitando che si formino grumi, si ottiene un composto che assomiglia alla colla fatta in casa dei tempi passati. Per colorarla, invece dei pigmenti in polvere si possono adoperare i coloranti alimentari e far divertire i bambini con i colori e le loro combinazioni.

Come fare un inchiostro in cucina

Sappiamo tutti che la voglia di comunicare dell’uomo lo ha portato ad evolvere i metodi e i mezzi di scrittura, dai preistorici graffiti rupestri ottenuti con le pietre alla fabbricazione e l’uso degli inchiostri. Pare che i primi inchiostri risalgano a 5 mila anni fa, prodotti dagli Egizi e dai cinesi. Il primo tipo di inchiostro fu quello di colore nero, a base di nerofumo mescolato a gomma arabica oppure olio o colla di pesce.

A partire dal III secolo d.C., all’inchiostro ottenuto col nerofumo si affianca quello ferro-gallico ottenuto dalle galle di quercia; quest’ultimo fu usato da Leonardo da Vinci, da Johann Sebastian Bach e da Vincent van Gogh. Si possono ottenere diversi tipi e colori di inchiostro usando ingredienti naturali: dalle corolle dei fiori, dalle foglie, dai frutti e gli ortaggi, dalle spezie ad alcune radici. Questi inchiostri non saranno molto brillanti come quelli acquistati in un negozio, ma avranno una bellezza particolare.

Occorreranno solo gli ingredienti naturali, un barattolo da marmellata, un telo per filtrare, sale, aceto e gomma arabica. La gomma arabica è la linfa essiccata dell’albero di acacia; essa viene aggiunta a diversi alimenti come addensante ed è commestibile al cento per cento. Si trova in commercio in polvere o in cristalli; entrambi sono idonei per la preparazione degli inchiostri.

Un componente essenziale di un inchiostro è la sostanza che conferisce il colore: il pigmento o la tintura. Un pigmento è un solido finemente frantumato che è insolubile nel mezzo di dispersione dell'inchiostro e fornisce, oltre al colore, opacità e resistenza, mentre i coloranti sono generalmente composti solubili. Negli inchiostri naturali che utilizzano more, uva, fragole, mirtilli, lamponi o cavoli rossi, l'estratto di antocianina è il pigmento. Per realizzare questi inchiostri occorre frullare la frutta o la verdura e mescolarla all’etanolo con un rapporto peso-volume di circa 1 a 3. Dopo 30 minuti, basterà filtrare il tutto e poi lasciare asciugare lontano dalla luce per almeno due giorni, finché il solvente non evapora. Una volta asciutto, l’estratto va mescolato ad acqua in un rapporto peso-volume di 1 a 10.

Questo tipo di inchiostro cambia colore se gli si aggiungono soluzioni acide (come l’aceto) o alcaline (come il detergente multiuso diluito). Al contrario si può scrivere o disegnare con soluzioni acide o alcaline che sono incolori e poi rivelare lo scritto o il disegno spruzzandovi sopra l’inchiostro antocianico: questo è il segreto dell’inchiostro simpatico.

Scritto da Elena Stante

Laureata in Matematica nel 1981 presso l’Università degli Studi di Bari, dal 1987 insegna Matematica e Fisica presso il Liceo Ginnasio Aristosseno di Taranto .

Ha partecipato ai progetti ESPB, LabTec, IMoFi con il CIRD di Udine e a vari concorsi nazionali e collabora, con la nomina di Vice Direttore, alla rivista online Euclide, giornale di matematica per i giovani.

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