Wagashi & Yogashi

E’ già da alcuni anni che il successo della cucina giapponese da parte a parte del pianeta ha dimostrato di andare ben oltre “sushi e sashimi”. Il mondo scopre sempre più la bontà dei noodles, del ramen, dei gyoza (ravioli di carne), e in questi ultimi tempi anche dei prodotti della pasticceria nipponica, che la cultura locale suddivide in wagashi (dolci tradizionali) e yogashi (dolci più moderni, nati anche da ispirazioni “fusion” con la cucina occidentale).

Proprio per questo è in corso la nascita di tanti nuovi negozi specializzati nella produzione di queste preparazioni tutte da conoscere e provare, e in molti si cimentano anche in casa, grazie ai tanti tutorial sul web, nel provare ad ottenere da sé queste delizie di zucchero orientali.

I più famosi tra i “wagashi” sono certamente i Mochi: considerati un po' il simbolo della pasticceria giapponese, sono piccoli dolcetti solitamente sferici (ma ne stanno nascendo anche versioni “parallele” di forme e colori differenti) la cui caratteristica è una certa “gommosità” al palato. Definire con questo aggettivo la loro consistenza particolare forse non invita troppo a provarli, ma ne vale davvero la pena per scoprire anche il piacere di mangiarli lentamente, a piccoli morsi, per assaporarne il gusto.

I mochi consistono di un impasto a base di riso che viene riempito con diverse farciture, ma tra le più buone e tradizionali si consiglia di provare quelli riempiti di anko, ovvero una confettura a base di fagioli rossi azuki, dal sapore davvero sorprendente che ricorda quello delle castagne. Un dolcetto, quest’ultimo, che si consuma anche a Capodanno in Giappone come simbolo di buon auspicio: il nome di Daifuku Mochi viene tradotto infatti come "dolce di riso della grande fortuna".

Un altro “wagashi” molto in voga al momento è rappresentato dai Dorayaki. Rotondi, dorati e soffici, rappresentano una sorta di pancakes, serviti però non impilati l’uno sull’altro e ricoperti in superficie con sciroppo d’acero, cioccolato o marmellate come nella tradizione americana. I dorayaki vengono infatti accoppiati e farciti all’interno con una salsa, a base nuovamente di anko ma anche di yuzu, sesamo, arachidi (tanto amati in Oriente), composti aromatizzati al tè matcha, o ancora utilizzando la namelaka, una crema al cioccolato messa a punto da un pasticcere giapponese. “Dora” in giapponese significa “gong”: secondo una leggenda, infatti, un samurai dimenticò il suo gong nel fienile di un contadino presso il quale si nascondeva, e questi lo usò per preparare il primo dorayaki. Rappresenta anche il dolcetto preferito di Doraemon, il famoso cartone animato manga giapponese.

Vale la pena citare anche alcuni “yogashi”, nati dall’ispirazione dei pasticceri giapponesi contemporanei. A partire dalla Millecrepes, una torta dolce composta da tante crepe sovrapposte l’una sull’altra e farcite con i più svariati ingredienti, dai fagioli rossi in confettura, al cioccolato e al tè verde, poi tagliata in una scenografica e alta fetta triangolare, che spopola sempre più nelle fotografie sui social. Altra torta che in tantissimi hanno voglia di imparare a preparare anche in casa è la Castella o Kasutera, alta e soffice, dal risultato finale che ricorda quello pan di Spagna: una ricetta ereditata dai Portoghesi nel sedicesimo secolo, che oggi rappresenta un diffuso street food giapponese, servito spesso in accompagnamento al tè verde. Infine, come non citare un’altra regina dei tutorial online come la Cotton Cheesecake? Meno dolce e meno calorica delle versioni anglosassoni, la versione classica contiene formaggio spalmabile (in minore quantità della cheesecake tradizionali), burro, zucchero, panna montata e uova, e l’impasto viene cotto a bagnomaria per mantenersi morbidissimo e spumoso.


Fonte: Sky Tg24

Scritto da Redazione ProDiGus

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