A cena con Darwin

Charles Darwin fu un “amante del cibo” a dir poco insolito: ecco tutto ciò che amava assaggiare nel corso dei suoi viaggi e al Glutton Club

A cena con Darwin

Il nostro pianeta Terra ha una lunga storia ma poco si sa sulla comparsa della vita; quello che gli scienziati sono riusciti a stabilire con certezza è che tutte le specie viventi discendono da altre specie più semplici. La parola chiave è “evoluzione”, l’accumularsi di informazioni che portano alla selezione naturale. E la parola “evoluzione” o “evoluzionismo” si associa inevitabilmente al nome di Charles Darwin, il biologo probabilmente più famoso al mondo, che attraverso le sue esplorazioni e le sue ricerche ha cambiato il nostro modo di vedere la vita e di collocare l’uomo nel mondo vivente. 

Studente di medicina poco interessato a quegli studi nel 1831, all’età di 22 anni Darwin salpò da Devonport in Inghilterra, a bordo del brigantino Beagle per intraprendere un viaggio che durò cinque anni e contribuì in modo determinante a segnare la sua vita di ricercatore. Il capitano del Beagle Robert Fitzroy, poco più grande di lui, gli aveva proposto di far parte della spedizione verso la Terra del Fuoco senza stipendio alcuno, e Darwin colse al volo l’occasione di poter approfondire le sue conoscenze di naturalista. 

Tante furono le tappe del viaggio, dal Brasile all’Argentina, il Cile e le Isole Galapagos, alla scoperta del sud dei continenti e di isole sperdute negli oceani. Il brigantino si spinse fino ad Haiti e poi in Australia e Nuova Zelanda; ad ogni approdo il giovane Darwin raccoglieva e catalogava campioni di specie nuove di animali e vegetali e osservava attentamente gli ambienti in cui vivevano. Tornato a Falmouth nel 1836 Darwin non lasciò più la sua terra; pubblicò più di 20 articoli e le sue dettagliate descrizioni riportate su un diario lo portarono a pubblicare, nel 1839, Viaggio di un naturalista intorno al mondo, in cui si manifesta la sua natura di scienziato contemporaneo a tutto tondo: zoologo, biologo, ma anche geologo, paleontologo ed ecologo. 

Grande fu il successo dell’autore che fu apprezzato sia come documentarista di viaggi che come studioso della natura. Dal suo viaggio che Darwin definì il più importante della propria vita che lui giunse a formulare la sua teoria dell’evoluzione delle specie. L’interesse più specifico del biologo per il mondo animale andava oltre l’aspetto scientifico perché egli apprezzava assaggiare le specie esotiche. Questa tendenza a mangiare carni rare era iniziata quando frequentava l’Università a Cambridge; qui l’eccentrico giovane faceva parte del “Glutton Club” o “Gourmet Club” tradotto come il Club dei Ghiottoni, un circolo i cui componenti una volta alla settimana si incontravano per mangiare “uccelli e bestie” sconosciuti al palato umano. 

Tra i piatti che consumavano c’era il bollito di tarabuso, la frittura di falco, le rane in fricassea e la donnola al curry. Dopo aver assaggiato la carne del gufo reale (dal sapore definito ”indescrivibile”) e aver sperimentato una seria indigestione, il club cessò di esistere. Ma il giovane Darwin non abbandonò questa strana curiosità soprattutto perché nel corso del suo viaggio di specie nuove e strane ebbe modo di incontrarne. Ecco quindi che, come lui stesso racconta nel diario, mangiò fra l’altro carne di iguana, di armadillo al suo dire dal sapore di anatra e delle tartarughe giganti delle isole Galapagos di cui preferiva il petto. 

Di queste arrivò persino a bere una tazza del liquido della vescica “limpido” e dal “sapore amarognolo”. La migliore bistecca della sua vita pare sia stata quella del Capibara, il roditore originario del Sud America che è il più grande del mondo. In Argentina Darwin mangiò la carne di uno struzzo del Sud America e solo dopo averla gustata scoprì che apparteneva ad una specie nuova di nandù; ne recuperò allora le ossa, il cranio e delle penne e li inviò al tassonomista John Gould in Inghilterra. Costui classificò l’uccello come Rhea Pennata, noto anche come nandù minore o nandù di Darwin. 

La scoperta culinaria più strana avvenne poi in occasione di un pranzo di Natale in Patagonia: qui il naturalista assaggiò la carne del puma e lo trovò di sapore molto simile a quella di vitello. Ogni anno il 12 febbraio, giorno della sua nascita, si celebra il Darwin Day; questa tradizione nata in Inghilterra dopo la morte dello scienziato nel 1882 è stata esportata negli Stati Uniti ed è giunta anche in Italia dal 2003. Tra i vari eventi che si svolgono in questa giornata c’è la Phylum Feast, una cena che viene consumata da un gruppo di biologi il cui menù deve contenere specie animali e vegetali curiose e immancabilmente c’è la zuppa primordiale che contiene funghi porcini, brodo di pollo, fiocchi di tonno, miso e germogli di soia, biscotti di alga ma anche lo strano abbinamento della carne di montone e scampi in crosta, affiancata da scarafaggi dei fagioli di Lima e aglio asiatico sottaceto e ancora carne di balenottera ,alligatore e biscotti coi vermi della farina...

Per chi ha lo stomaco di un nandù di Darwin, buon appetito!

Scritto da Elena Stante

Laureata in Matematica nel 1981 presso l’Università degli Studi di Bari, dal 1987 insegna Matematica e Fisica presso il Liceo Ginnasio Aristosseno di Taranto .

Ha partecipato ai progetti ESPB, LabTec, IMoFi con il CIRD di Udine e a vari concorsi nazionali e collabora, con la nomina di Vice Direttore, alla rivista online Euclide, giornale di matematica per i giovani.

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