Il sale nella bibita

Al mondo esistono diverse bevande (analcoliche e non) che regalano un piacere diverso al palato, essendo sorprendentemente...salate

Il sale nella bibita

Quando si parla di bevande, di certo ce n'è un mondo: la maggior parte di esse sono contraddistinte da un sapore dolce, ma ne esistono anche di... salate!

Si potrebbe trattare ad esempio di un boccale di birra Gose, nota come la birra di Lipsia dal nome della città tedesca in cui sorse nel 1738 la prima fabbrica di produzione. Il nome Gose lega questa birra al suo vero luogo di origine che è la città di Goslar, nella Bassa Sassonia, e più precisamente al nome del fiume Gose che la attraversa. Questa località era nota ai Romani per le sue miniere di sale, e la birra che qui si produceva - secondo alcuni dall’anno 1000 e con documentazione certa dal 1332 - risultava salata a causa delle acque freatiche del fiume Gose

Nella prima metà del ‘900 la birra Gose ottenne un grande successo a Lipsia, ma la produzione cessò con la Seconda Guerra Mondiale e la scarsità di frumento. Alla fine del secolo la produzione riprese, e la Gose varcò i confini per diffondersi in Europa e nel resto del mondo. I birrai di altri paesi, in particolare negli Stati Uniti e in Nuova Zelanda, oggi producono delle varianti della Gose; in Italia viene adoperato il sale di Cervia, quello di Sicilia o acqua marina depurata. La caratteristica di questa birra bionda a bassa gradazione alcolica era la sua fermentazione spontanea; solo alla fine dell’800 fu sperimentata la fermentazione con lievito e batteri lattici . 

Altra caratteristica della birra Gose è l’aggiunta di semi di coriandolo che rende la bevanda, oltre che salata, acidula e dissetante. La presenza di questi ingredienti non è in linea con le norme imposte ai produttori di birra dei paesi tedeschi, e tuttavia ne è consentita la produzione perché la Gose è un prodotto regionale tipico. Il suo migliore abbinamento sono i piatti a base di molluschi. 

Spostandoci verso l’estremo est Asiatico scopriamo che in Giappone si preferisce bere la bevanda Kirin al posto della birra. Il termine “kirin” è il modo in cui si pronuncia la parola giapponese “qilin” che indica un essere mitologico simbolo di fortuna e benessere con la testa di un drago, il corpo di un cervo e gli zoccoli di un cavallo. L’azienda Kirin, fondata nel 1907, riconoscibile dal dragone assunto come logo, produce birre popolari tra cui la Kirin lager e la Kirin Ichiban ma ha incontrato il gusto delle nuove generazioni con la bevanda analcolica Salty litchi, a base di litchi e sale dell’isola di Okinawa e aromatizzata con menta e lemongrass. Questa rinfrescante bevanda si consuma soprattutto in estate ed è consigliata a chi pratica sport perché può reintegrare il sodio perso attraverso la sudorazione. 

Sempre in Giappone, patria del tè, un’altra bevanda che si può anche facilmente ottenere in casa è la Sho-Ban per la quale servono solo il tè Bacha, ottenuto dalle foglie delle piante di tè che rispuntano dopo la prima raccolta, e la salsa di soia Tamari che è più densa e saporita della comune salsa di soia. Bastano 2 cucchiaini di Tamari in una tazza di tè Bacha caldo per una carica di energia; se poi si aggiunge dello zenzero grattugiato ne beneficia la digestione. Il gusto? Particolare e assolutamente da provare. 

Le bevande fermentate a base di latte, acqua o yogurt leggermente salate caratterizzano l’Europa dell’Est, il  Medio Oriente e l’Asia Minore. Stiamo parlando del kefir che ha avuto origine nelle regioni caucasiche; esso può essere a base di latte o di acqua a seconda del tipo di batteri utilizzati per la fermentazione, i cosiddetti “grani di kefir”, che nel primo caso sono bifidobatteri, e nel secondo batteri del genere Bacillus. Il kefir che ha raggiunto l’Italia e quello a base di latte vaccino, simile ad uno yogurt cremoso, usato come ingrediente in pane e dolci, frullati e smoothie, per condire insalate e realizzare salse d'accompagnamento; quello a base di acqua, meno denso, è invece una bevanda leggermente salata che si può dolcificare all'occorrenza con zucchero, miele o il sapore naturale della frutta essiccata. 

L’ayran è invece tipico della Turchia (che ne è il primo produttore al mondo): i suoi ingredienti sono yogurt, acqua e sale. Il latte utilizzato può essere ovino, vaccino, talvolta caprino e raramente di dromedario; esso viene a volte aromatizzato con la menta o altre erbe, ed esistono anche delle versioni gassate. Il tipo di latte usato dà una diversa consistenza alla bevanda, e in diversi Paesi il suo sapore va dal dolciastro all’amarognolo e può presentare bolle e schiuma. 

Simile all’ayran turco è il doogh originario dell’Iran, che si ottiene mescolando yogurt o latticello al latte vaccino e riscaldando il composto a bassa temperatura. La bevanda è pronta dopo 3-4 giorni ma può diventare più saporita se si lascia fermentare al caldo più a lungo. Il lassi, originario del Punjab e molto popolare in tutta l’India, è molto anch’esso simile all’ayran ma si ottiene tradizionalmente da latte di bufala, acqua e sale con eventuale aggiunta di spezie, soprattutto cumino e cardamomo (leggi qui il nostro articolo dedicato al lassi). 

La più originale delle bevande salate la troviamo anche spesso all’interno dei menu dei ristoranti del Vietnam; è il Nuoc Chanh Muoi che si ottiene da lime conservati in salamoia. Nella ricetta originale i frutti, incisi in quattro parti senza staccarli dalla base, vengono disposti in un contenitore a chiusura ermetica e riempiti di sale così che con la fermentazione il loro succo sciolga il sale e la salamoia conservi i frutti a lungo. 

La limonata salata vietnamita si serve mettendo nel bicchiere uno spicchio di lime con acqua, ghiaccio e zucchero; se l’acqua è gassata si ottiene la Soda Nuoc Muoi, frizzante e dissetante. Fuori dal Vietnam si adoperano i limoni per una ricetta che è popolare nei paesi del Nord Africa e del Medio Oriente. In casa si può preparare la salamoia facendo bollire l’acqua col sale e versando la miscela salata in un contenitore colmo di lime o di limoni e aspettare una settimana circa per assaporare la limonata salata.

Sempre dal Vietnam proviene la nuova moda del caffè salato che qui chiamano Cha Phe Muoi. Nella città di Hue, i gestori di un piccolo bar hanno pensato di incrementare le vendite aggiungendo al caffè nero del latte condensato e della panna salata. Il risultato è stato tale da garantire un enorme afflusso di turisti e la ricetta ha poi superato i suoi confini attraverso i canali social. Una trovata di marketing piuttosto furba che però ha un fondamento, dato che secondo alcuni studiosi americani il sale aggiunto al caffè lo rende più corposo e il suo sodio ne attenua l’amaro. 

E per concludere questo sguardo sulle bevande salate, una moda assai diffusa ci suggerisce un cocktail salato. Uno di questi è il Dirty Martini, noto anche come il “Martini in salamoia”, il cocktail preferito dai presidenti americani Roosevelt e Clinton; è un derivato del Vodka Martini che si prepara con 6 cl di vodka, 1 cl di Dry Vermouth e 1 cl di salamoia o spremuta di olive . Il Dirty Martini si serve con una oliva verde che non è solo di decorazione ma è associata all’ingrediente insolito della bevanda. 

Altri drink salati sono il Bloody Mary, a base di succo di pomodoro e vodka che contiene succo di limone, salsa Worcestershire, tabasco e pepe nero, ma anche il sale aromatizzato coi semi di sedano .Poi ci sono il Margarita a base di tequila, triple sec e lime o succo di limone in cui il sale sul bordo del bicchiere accentua l’asprezza degli agrumi; il Paloma con tequila e soda di pompelmo, e a cui il sale, come in tutti i fizzy drink, dà una giusta consistenza; e ancora creazioni uniche di barman mixologist professionisti con l'uso del sale nascono oggi nelle carte dei cocktail "signature" che firmano lo stile di drink bar e ristoranti contemporanei. 

Photo made in AI

Scritto da Elena Stante

Laureata in Matematica nel 1981 presso l’Università degli Studi di Bari, dal 1987 al 2023 ha insegnato Matematica e Fisica presso il Liceo Ginnasio Aristosseno di Taranto .Ha partecipato ai progetti ESPB, LabTec, IMoFi con il CIRD di Udine e a vari concorsi nazionali ed ha collaborato con la nomina di Vice Direttore per la regione Puglia alla rivista online Euclide, giornale di matematica per i giovani. Le piace correlare la scienza al cibo, nonché indagare su storie e leggende, e con Prodigus inizia il suo percorso di redazione di contenuti golosi per gli utenti del web.

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