A tavola con Edmond Dantès

Alla scoperta del prezioso vino prodotto con metodo champenoise dall’azienda vinicola Felline in ricordo del Conte di Montecristo

A tavola con Edmond Dantès

Il tempo delle feste si avvicina! Ed è nostro dovere, ancor più quest’anno, farvi conoscere nuovi accattivanti modi per brindare italiano e dar forza ai nostri insostituibili produttori locali, sia di vino che di preziosi alimenti, che riservano sempre nuove sorprese nate non solo dall’ingegno, ma soprattutto dall’impegno nell’intraprendere nuovi progetti ed effettuare innumerevoli prove prima di essere pronti a poter presentare al grande pubblico le loro nuove “creature”. 

E’ il caso di Gregory Perrucci, figlio dell’arte della vinificazione che oggi produce i suoi pregiati vini a marchio Felline presso la sua azienda sita in Manduria (provincia di Taranto), terra madre del Primitivo. Nel 2019 Felline è stata citata tra le migliori cantine italiane dalla celebre rivista americana Wine Spectator: non a caso, Perrucci ha il merito di essere stato tra i primi produttori italiani a saper introdurre abilmente le proprie referenze sul mercato americano, riscuotendo da oltre vent’anni un grande successo anche oltreoceano. 

Gregory Perrucci è un estimatore e vero esperto di prodotti enologici provenienti da tutto il mondo: ama conoscerli e studiarli, non vivere di “campanilismo vinicolo” e aprire la propria mente al diverso e al nuovo, nonché organizzare eventi per renderli noti a tutti, all’interno di una spettacolare sala adiacente ai locali di produzione dei suoi vini. E’ proprio qui che abbiamo avuto occasione di degustare i suoi vini, per poi scegliere di raccontarvi il più suggestivo, dalla storia al sapore. 

La sua etichetta riporta il nome di Edmond Dantès: non si fa in tempo a finire di leggerlo che già si inizia a viaggiare con la mente verso la Francia, iniziando a chiedersi il perché della scelta e della connessione con il territorio pugliese. Ma partiamo dal principio. Edmond Dantès è lo spumante italiano pas dosè prodotto con metodo classico (conosciuto anche sotto il nome di champenoise) e legato al territorio di Taranto: rappresenta quindi con fierezza la “risposta pugliese allo champagne francese”. 

Approfittiamo per ricordare qualche concetto di base su cosa sono gli spumanti: la legislazione enologica li definisce “prodotti ottenuti dalla prima o dalla seconda fermentazione alcolica di uve fresche, di mosto, di vino da tavola o vino di qualità” e devono possedere una gradazione minima effettiva al consumo di 9,5° e una sovrapressione (cioè quantità di anidride carbonica responsabile delle sue caratteristiche impareggiabili) non inferiore a 3 atmosfere. Bastano queste poche ma fondamentali caratteristiche elencate a distinguere il prodotto “spumante” come frutto di un processo produttivo unico, non artificiale, che deriva dal processo di rifermentazione del vino, nella propria bottiglia o in grandi recipienti prima del travaso. 

Un vino spumante può essere prodotto fondamentalmente con due metodi differenti: il metodo classico (o champenoise – che prevede la rifermentazione del vino in bottiglia) e il metodo italiano (o charmat – che prevede la rifermentazione del vino in grandi autoclavi). Lo champagne prende questo nome esclusivamente se prodotto in Francia nelle regioni di Marne, Aube e Ain, e utilizza rigorosamente la rifermentazione in bottiglia, più particolare, più antica, responsabile di sfumature di sapori e profumi differente, e anche di un perlage differente del vino. 

Le diverse cultivar di uva, i ceppi di lieviti ed il microclima caratteristico di ogni territorio, insieme all’impegno, la grande volontà e tutti quelli che sono i veri e propri segreti produttivi che ogni famiglia tramanda di generazione in generazione, rendono ancora oggi il metodo classico perfetto per le aziende che fondano la propria offerta sul recupero delle tradizioni e la ricerca di una qualità autentica che richiede innumerevoli cure e attenzioni sulla materia prima in fermentazione. Edmond Dantès della cantina Felline è prodotta in bottiglie magnum numerate, ogni anno ne vengono prodotte duecento per poi essere racchiuse in una essenziale quanto elegante scatola, ideale per stupire sia per un regalo che sulla propria tavola di festa, non solo per servire un elegante aperitivo ma persino per accompagnare cene di pesce a tutto pasto (trattandosi di un pas dosé, dunque di uno spumante secco), dai crudi di mare al sushi nonché ricette che prevedano l’impiego di frutta esotica dalle note delicate, come la papaya, l’ananas, l’alchechengi, il dragon fruit. E’ bene ricordare inoltre di porre sempre attenzione alla temperatura di servizio di questo spumante italiano ottenuto con metodo classico: per assaporarlo al meglio non dovrà essere eccessivamente freddo (10-12°C). 

Concludiamo svelandovi la storia della scelta di Edmond Dantès come nome di questo pregiato spumante prodotto a Manduria dalla cantina Felline, riportando le parole scritte nel piccolo opuscolo che accompagna questo vino nella sua confezione. 

“Edmond Dantès è il protagonista del famoso romanzo di Alexandre Dumas, Il Conte di Montecristo. Capolavoro della letteratura ottocentesca, l’opera racconta la vita di un uomo che, patita la cattiveria e l’ingiustizia di una lunghissima e penosa carcerazione nelle segrete del Castello dell’If, trova nella sete di vendetta la forza di reagire e riconquistare fortuna e libertà. Ci riuscirà solo dopo innumerevoli peripezie, viaggi, inganni, scoprendo meschini tradimenti, ma anche insospettabili virtù umane e, comunque, non prima di riconciliarsi con sé stesso praticando il perdono, la misericordia, l’amore. 

In realtà la storia di Edmond Dantès è incredibilmente legata a Taranto e alle vicissitudini del padre dello scrittore, il popolare generale Dumas, che proprio qui ebbe l’epilogo decisivo della sua straordinaria vita. Compì una carriera militare strepitosa nell’esercito francese, che lo portò a raggiungere già da giovanissimo il grado di Generale d’armata e a ritrovarsi tra gli uomini dei ranghi più ristretti dello stesso Napoleone nella Guerra di Vandea e nella Campagna d’Italia. Tuttavia, i suoi fervidi ideali rivoluzionari e la sua indole assai poco diplomatica gli valsero una graduale perdita di stima da parte dell’Imperatore, che finì per emarginarlo dall’esercito. 

Fu così che in piena Campagna d’Egitto salpò da Alessandria con la corvetta La Belle Maltaise per far ritorno in patria; ma fermato da una violenta tempesta, ad un certo punto fu costretto a puntare la prua verso il porto di Taranto, l’approdo più vicino… ma non di certo il più sicuro. Al suo approdo venne imprigionato insieme ai suoi compagni di viaggio nel Castello Aragonese della città da un esercito popolare radunato sotto l’effige della Santa Sede dal cardinale Fabrizio Ruffo. I due anni di prigionia furono incredibilmente duri: si narra non solo di condizioni atroci di detenzione, ma anche di continui tentativi di avvelenamento con l’arsenico di Edmond da parte dai suoi aguzzini carcerieri, che egli contrastava nutrendosi con del cioccolato e del chinino. Fu liberato a seguito del Trattato di Foligno del 1801, ma ormai gravemente malato morì rientrato in Francia nel 1806 a soli 44 anni”

Lo spumante ottenuto con metodo classico Edmond Dantès della cantina Felline è dunque un omaggio alla sua vita, volendo restituire al personaggio la fortuna che la vita gli aveva negato, al contempo rendendolo immortale. 

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Scritto da Sara Albano

Diplomata al liceo linguistico internazionale di Taranto, sua città di nascita, raggiunta la maggiore età sceglie di seguire il cuore trasferendosi nella food valley d’Italia, conseguendo la laurea magistrale in scienze gastronomiche presso l’Università di Parma, per poi intraprendere un master in Marketing e Management per l’Enogastronomia a Roma e il percorso per pasticceri professionisti presso la Boscolo Etoile Academy a Tuscania, dopo il quale ha subito inizio il suo lavoro all’interno della variegata realtà di Campoli Azioni Gastronomiche Srl,  dove si occupa oggi di back office, redazione e project management a 360°, sia in ambito di ristorazione ed eventi, che in ambito di attività che coniugano la gastronomia ai settori dell’editoria, del marketing e della comunicazione. 

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