La ricetta di Fabio Campoli
Il governo britannico propone di stabilire un limite alle calorie di cibi pronti e porzioni servite nei ristoranti: ed è subito polemica
Sono trascorsi tre mesi dal giorno in cui la stampa inglese ha rivelato che il governo è pronto a predisporre un nuovo piano contro l’obesità: ma questa volta, non si tratta di misure legate all’etichettatura dei prodotti o alla rimozione dei junk food dalle casse dei supermercati.
La nuova iniziativa del governo britannico in collaborazione con Public Health England, citata nuovamente in questi giorni dal Telegraph che ha visionato una bozza del piano d’azione, punta infatti a stabilire un “limite calorico” per i cibi pronti, ma anche per le porzioni servite ai tavoli dei ristoranti locali.
Ed è così che si scopre che insalatone e sandwich non dovrebbero superare le 550 kcal, e che le pizze dovrebbero restare entro il limite di circa 1.000 kcal, limite già oltrepassato da numerose referenze ricche di condimenti vendute in UK da take-away e ristoranti.
134 kcal al massimo sarebbero invece quelle tollerate in una porzione di coleslaw (la tipica insalata anglosassone a base di cavolo, carote e salsa), in uno Yorkshire pudding e in un cocktail di gamberi acquistati pronti al consumo. Cibi che di contro, però, con le porzioni abbondanti servite dai ristoranti arrivano a toccare le 500 kcal.
Il governo auspica che entro il 2024 questi obiettivi vengono raggiunti volontariamente dai settori della grande distribuzione e della ristorazione, ma qualora non accadesse, si preannuncia già pronto ad utilizzare altre più incisive leve per smuovere il loro impegno.
Forse è proprio questo atteggiamento ad aver generato numerose critiche, secondo le quali l’atteggiamento della Gran Bretagna si conferma sempre più come quello di un cosiddetto “nanny state”, ovvero uno stato dalla concezione eccessivamente paternalistica e che tratta i propri cittadini come fosse la loro baby-sitter.
Ed effettivamente, uno stato che pretende di controllare quanto cibo assumiamo e le calorie in esso contente, mostra un’attenzione verso la salute pubblica certamente nobile, ma al contempo troppo “prepotente”, perché non tiene conto della libertà dell’essere umano e del suo naturale debole per il cibo, autentico piacere della vita.
Fonte: ilfattoalimentare.it
Scritto da Redazione ProDiGus
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