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Tra Marocco ed Algeria, preparare, ossigenare correttamente e gustare il tè verde alla menta è una tradizione antica che unisce nella condivisione
Quando si parla di tè, il pensiero va subito dritto in Cina, perché è lì che è nata questa deliziosa bevanda. Sappiamo però che l’adattamento a diversi tipi di clima della pianta del tè, la Camellia sinensis, ha consentito la sua ampia diffusione a livello mondiale.
Le diverse varietà di tè si ottengono sottoponendo le foglie della pianta a diversi gradi di ossidazione, una reazione chimica che avviene tra gli enzimi delle foglie e l’ossigeno che molti chiamano fermentazione. Il tè verde è quello non fermentato: infatti, dopo la raccolta le foglie subiscono la stabilizzazione, cioè sono portate ad alta temperatura e ciò impedisce l’ossidazione e consente alla bevanda di conservare il colore verde e il sapore più delicato. Il gunpowder è il tipo di tè verde cinese popolare; il suo nome, che si traduce alla lettera in “polvere da sparo”, è dovuto alla forma di palline che assumono le foglie del tè che si accartocciano quando vengono tostate all’interno di cilindri caldi rotanti. Questa come altre varietà di tè (verdi e non) possono cambiare sapore in base alla temperatura dell’acqua e al tempo di infusione.
Nei territori del Maghreb e in particolare in Marocco e in Algeria la cerimonia del tè è un simbolo culturale che vanta una tradizione molto antica. Secondo alcuni il tè arrivò dall’Asia in Marocco attraverso il popolo dei berberi, secondo altre fonti invece sarebbe stata la sovrana britannica Anna Stuart a donare il tè nei primi anni del ‘700 al sultano marocchino Mulay Isma’il per ringraziarlo della liberazione di un gruppo di prigionieri britannici. Quando, a metà dell’’800, durante la guerra di Crimea, furono chiusi i porti del Baltico, i mercanti inglesi dirottarono il commercio del tè acquistato in Cina attraverso lo stretto di Gibilterra verso il Marocco, in particolare a Tangeri e Modador.
Inizialmente il tè inglese era riservato ai ceti abbienti, ma tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900 divenne accessibile a tutti. Oggi in Marocco il tè si beve molte volte durante la giornata e dopo i pasti per agevolare la digestione, ma anche per accogliere gli ospiti e in occasione di matrimoni, nascite e funerali. La cerimonia del tè, che qui si chiama anche Atay Naa Naa, comporta che gli invitati si lavino le dita immergendole in ciotole di acqua tiepida e petali di rosa e accompagnino la bevanda con datteri, fichi secchi, dolci alle spezie con tanto zucchero o miele o ancora ripieni di frutta secca come mandorle e noci. Secondo la tradizione, il tè viene servito dal capofamiglia e subisce tre infusioni successive senza agitare la miscela col cucchiaino. La teiera è in metallo perché va posta a contatto diretto col fornello, ed ha un manico lungo perché il tè viene versato dall’alto, a circa 40 centimetri di altezza dal bicchiere.
Le teiere artigianali sono in metallo pesante e ricche di incisioni etniche; anche i tipici bicchieri di vetro per servire il tè in questi territori sono ricchi di decori e poggiano su vassoi in argento o rame su cui sono riportati motivi geometrici e disegni vegetali tipici dell’arte marocchina. Per un buon tè verde alla menta, tra i più amati qui, occorre che l’acqua abbia una temperatura di 80-85 °C, che l’infusione non superi i tre minuti e la menta sia fresca; in inverno la menta si sostituisce con altre erbe aromatiche come l’assenzio e la verbena oppure acqua di fiori d’arancio, petali di rosa, scorza di agrumi. Per un classico tè marocchino si mettono nella teiera due cucchiaini di grani di tè verde, una manciata di foglie di menta, zucchero ed eventualmente altre erbe aromatiche. Si versa quindi acqua bollente nella teiera e dopo qualche minuto si trasferisce il liquido in un bicchiere.
A questo punto, nella teiera si mette altra acqua bollente per eliminare il sapore amaro del tè verde e questa acqua andrà eliminata. Il rituale prevede quindi di travasare il contenuto del primo bicchiere nella teiera e viceversa dalla teiera al bicchiere per due o tre volte ancora sempre con la teiera in alto per fare in modo che si formi una leggera schiuma dovuta all’ossigenazione del tè. Per i turisti è suggestivo partecipare alla cerimonia del tè a Marrakech oppure con i Tuareg nel Sahara algerino. I berberi servono il tè verde alla menta con delle gallette spalmate con burro di capra, yogurt e frutta; i loro bicchieri da tè sono più piccoli, e non usano lavarli così che col tempo diventano scuri a causa del tannino contenuto naturalmente nella bevanda, a testimonianza di un'ospitalità ripetuta nel tempo. Nel rispetto di questo rituale ricco di fascino vanno bevuti di seguito tre bicchieri di tè perché, come dice un antico proverbio Tuareg, "il primo è dolce come la vita, il secondo è forte come l’amore e il terzo è amaro come la morte".
Photo via Canva
Scritto da Elena Stante



















































































































































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