La dolce triade britannica che conquista il mondo: scopriamo insieme le loro differenze di preparazione ed impieghi
Un dolce che unisce culture e aromi: sesamo, miele e frutta secca declinati in tante ricette per un viaggio tra Turchia, Grecia e Persia
Ha un nome diverso in ciascuno dei tanti Paesi in cui si prepara, spesso con ricette variabili da un luogo all’altro: è l’Halva, se lo vogliamo chiamare come fanno in India, e diventa invece Halvas in Grecia e nei Balcani, Halawa in Egitto, Helva in Turchia - solo per citarne alcuni. Se tanti sono i nomi è perché questo dolce ha compiuto tanti viaggi diffondendosi dai suoi luoghi d’origine attraverso le migrazioni. Molto popolare in Turchia, India e Pakistan, nei Paesi del Nord Africa, nei Balcani e le isole greche, si consuma in ogni ora del giorno accompagnato col pane e con il caffè oppure il tè.
Sembra che le origini dell’halva risalgano all’antica in Persia intorno al 3000 a.C., mentre le prime tracce scritte sulla sua preparazione sono all’interno di un antico ricettario arabo risalente al Medioevo. Il termine ”halva” trae infatti le sue origini da quello arabo di “halawa” o” helw” che significa letteralmente “dolce”, e per l'appunto è un dolce aromatico che si scioglie in bocca, genuino e molto nutriente, senza glutine e senza lattosio, dai soli ingredienti di origine vegetale. Tutto questo lo rende un dessert apprezzato sia dai vegani che da coloro che soffrono di intolleranze.
I benefici del consumo di halva - da raccomandarsi comunque moderato perché ipercalorico - sono dovuti essenzialmente alla presenza nella sua versione più nota della salsa tahina, ingrediente principe dell’hummus e del babaganoush, che è a base dei salutari semi di sesamo. Gli altri suoi ingredienti sono lo zucchero e la frutta secca, spesso pistacchi ma in tante versioni anche arachidi, mandorle, nocciole; tra gli aromi più classici ci sono anzitutto il cardamomo, e poi la cannella, la scorza di arancia e di limone, la vaniglia, l’acqua di rose, il caffè o il cacao.
In ciascuno dei diversi Paesi di diffusione l’halva ha avuto una sua interpretazione, e c'è chi ha pensato anche ad una versione salata realizzata con carote, zucca, legumi o patate. Nel Paesi asiatici l’halva si presenta gelatinoso come un budino e i suoi ingredienti sono il semolino, il burro ghee, zucchero e spezie. In Iran si adoperano i semi di girasole decorticati e macinati invece di quelli di sesamo per la salsa a base di oli vegetali, e l’halva si serve come un piatto caldo in versione diluita in una buona dose di acqua. Nell’Europa dell’Est e nei Balcani si aggiunge al semolino il miele, la frutta secca e le spezie; nella versione russa ci sono le nocciole insieme alle erbe aromatiche e alle spezie.
Preparare l'halva è molto semplice: occorre anzitutto fare uno sciroppo con acqua, zucchero e aromi e quando si raggiunge la consistenza di un caramello si aggiunge la pasta tahina (magari quella al 100% di sesamo) oppure il semolino, i pistacchi e le mandorle. Il composto messo nel frigorifero in un contenitore classico rettangolare e coperto con la pellicola in un giorno sarà pronto da consumare a fette e servire col caffè o come meglio si crede perché è goloso già così com’è (ed ha il gusto zuccherino intenso e la consistenza che ricordano molto il nostrano torrone). Se si vuole acquistare già pronto, l’halva a base di tahina si trova confezionato in barattoli, in panetti o in quadratini; passeggiando nei mercati dalla Grecia al Medioriente si possono vedere dei grossi panetti di halva da cui i venditori tagliano quanto se ne vuole per venderlo a peso.
Photo via Canva



















































































































































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