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La luffa (o loofah) è la cucurbitacea subtropicale amica dell’ambiente e dai molteplici usi, oggetto di coltivazioni sperimentali anche in Italia
Non molti conoscono la luffa (o loofah) ,una pianta grande, erbacea e annuale che in tempi remoti si coltivava nella zona subtropicale asiatica e africana. La sue estrema versatilità e la facilità di coltivazione hanno fatto sì che oggi questa pianta sia apprezzata nelle regioni a clima tropicale di quasi ogni parte del mondo; in Italia la coltivazione sperimentale interessa attualmente le regioni della Sardegna e della Sicilia.
La luffa appartiene alla famiglia delle Cucurbitacee, la stessa delle zucchine, delle zucche e dei cetrioli. Ve ne sono circa dieci specie diverse, ma la più interessante è la specie Luffa cylindrica o Luffa aegyptica, ampiamente coltivata per i suoi tanti utilizzi. Guardando i suoi fiori gialli si potrebbe facilmente confondere con una zucca o una zucchina; come per queste altre piante, anche i suoi fiori maschili non ancora dischiusi si possono consumare sia crudi che cotti.
Della luffa sono commestibili anche le foglie e i giovani verdi frutti, allungati e cilindrici, che possono rientrare nelle minestre o nelle fritture anche se le proprietà nutritive e il gusto sono inferiori a quelli delle parenti zucchine. Ma non è tutto. Il lattice che si estrae dal fusto rampicante della luffa entra nella preparazione di saponi e cosmetici, mentre i frutti e le foglie sono utilizzati in ambito medico. La specie Luffa operculata è invece impiegata nella cura omeopatica di problemi respiratori o dermatologici.
La luffa è coltivata su vasta scala soprattutto per farne la cosiddetta spugna luffa. Quando i suoi frutti vengono lasciati maturare sulla pianta, la buccia (epicarpo) si indurisce e assume un colore marrone, il sapore della parte interna (lo stroma) diventa amaro e poi, disidratandosi, si secca diventando spugnoso e fibroso. A questo punto i semi contenuti all’interno di tre logge dello stroma fuoriescono da un foro che si produce naturalmente sul fondo del frutto per favorire la disseminazione della pianta.
Dal frutto secco si ottiene la spugna di luffa eliminando la buccia e il picciolo, facendo uscire i semi e tagliandolo quindi trasversalmente per ottenerne dei dischi. A cosa serve la spugna di luffa? Intanto è ottima alleata in cucina per la pulizia delle pentole, le stoviglie, i piatti e i bicchieri in quanto è abrasiva quanto occorre a non danneggiare le superfici trattate. La spugna può anche fungere da porta sapone perché le sue fibre fanno percolare i liquidi lasciando asciutto il piano di appoggio. E ancora la spugna di luffa bagnata si può adoperare per uno scrub naturale ed è impiegata nelle spugne e nei guanti da bagno.
Sempre la specie Luffa cylindrica trova impiego in ambito industriale per la produzione di imballaggi, isolanti termo-acustici, imbottiture per arredi e veicoli, solette per calzature. In agricoltura è usata come substrato di colture o per alleggerire il terreno .Il più grande pregio della spugna luffa consiste nel fatto che è biodegradabile e quindi rispettosa dell’ambiente, se pensiamo che le nostre spugnette sintetiche che spesso vanno cambiate finiscono in discarica rilasciando microplastiche, la spugna di luffa può finire tranquillamente nell’organico.
Altro pregio è la facile coltivazione della pianta di luffa per cui se abbiamo un orto, un giardino ma anche un vaso in balcone possiamo seminarla tra aprile e maggio; è una pianta resistente che ama il sole e il clima caldo e necessita di annaffiature frequenti e di un sostegno rigido durante la crescita essendo rampicante .Potremo godere così del giallo dei suoi fiori , assaggiare il frutto prima che maturi eccessivamente o lasciare che, trascorsi circa 5-6 mesi dalla semina, la nostra zucchina marrone trovi il suo impiego come spugna ecologica al 100% .
Photo via Canva



















































































































































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