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Il ritrovamento di resti in Sudafrica ha rivelato che gli ortaggi ipogei vengono cotti a scopo alimentare dall’uomo da ben 170 mila anni
Patate e topinambur, aglio e cipolla e chissà quanti altri alimenti, tra tuberi e bulbi, hanno fatto la storia dell’alimentazione umana. La scoperta, in Sudafrica, di resti di un antico esempio di cottura ha rivelato che l’uomo cuoce bulbi e tuberi da almeno 170 mila anni.
I primi umani moderni dunque si cibavano di piante, frutti e altri alimenti che ancora oggi riempiono le nostre dispense. Quasi duecentomila anni fa, inoltre, si utilizzavano, per l’estrazione delle piante dal terreno, strumenti in legno simili (almeno concettualmente) a quelli dell’agricoltura moderna. I risultati della spedizione (che risale al 2015) dell’Università del Witwatersrand, nella regione meridionale dell’Africa, hanno un valore straordinario, non solo per la scienza, ma anche per la storia; lo studio è stato pubblicato sulla rivista specializzata Science.
La Border Cave, sui Monti Lebombo, cioè la caverna oggetto degli scavi, ha rivelato un vero e proprio tesoro: resti carbonizzati di rizomi di Hypoxis, pianta dalla quale ha origine la patata africana, ricca di carboidrati. Un alimento ideale, stando a quanto sostenuto dagli esperti, per la dieta delle popolazioni del luogo, in quell’epoca. Anche se commestibili già crudi, questi rizomi, cotti, dovevano risultare più facili da sbucciare e da digerire. Uno degli strumenti impiegati per la cottura, trovato nella caverna sui Monti Lebombo, avrebbe 40 mila anni, secondo le analisi guidate dal professor Francesco D’Errico, ricercatore delle Università di Bordeaux e Bergen.
La ricostruzione degli esperti ci restituisce il seguente quadro: quei primi uomini moderni avrebbero estratto i rizomi in un’area corrispondente ad una collina vicina alla Border Cave, per poi portarli all’interno della stessa e cuocerli, nelle ceneri dei camini. La capacità di controllare il fuoco, da parte dell’homo erectus – vi sono tracce dell’acquisita abilità che risalgono a 1,5 milioni di anni fa - ha rappresentato, com’è noto, una svolta nella storia dell’uomo. Le più antiche prove definitive dell’uso del fuoco, da parte della specie umana, sono state trovate in Sudafrica: pietre bruciate accanto alle quali sono stati rinvenuti utensili d’osso e resti di ossa con ferite da taglio.
Tutti i ritrovamenti di questo tipo, compresi quelli oggetto di studio da parte dell’Università di Wittwatersrand, non fanno altro che raccontarci particolari fondamentali sul percorso dell’uomo, nel tempo e nello spazio. Punti di partenza per altri studi, altre affascinanti scoperte su chi siamo, importanti anche per capire chi saremo in futuro.
Fonte: ANSA
Scritto da Redazione ProDiGus
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