Bambini & educazione al gusto

Come orientare la predisposizione dei bambini ad una sana alimentazione

Bambini & educazione al gusto

Uno dei compiti più impegnativi che un genitore si trova a dover affrontare è quello di riuscire ad invogliare il proprio figlio a mangiare un po’ di tutto, educandolo a scegliere, preferire ed apprezzare cibi sani e genuini, indispensabili per una crescita corretta. Proprio nella prima infanzia, iniziano infatti a strutturarsi e a prendere forma gusti e abitudini alimentari destinati a perdurare per tutta la vita, che formeranno la dieta dell’età adulta. Per questo è molto importante coltivare in famiglia rituali alimentari corretti, affinché il bambino si abitui presto a consumare cibi sani e nutrienti.

Le preferenze personali in ambito alimentare si manifestano precocemente e poiché non sono innate, è possibile indirizzarle. Esse sono il risultato di un graduale processo di apprendimento che vede coinvolta non solo la famiglia, ma anche la scuola, il livello culturale, la pubblicità dei media ed in generale l’intera società. Se all’interno del nucleo familiare vi sono abitudini alimentari corrette e relazioni interpersonali positive, sicuramente il bambino acquisirà stili e comportamenti nutrizionali consoni, privi quindi di carenze o eccessi.

E’ risaputo che quando un bimbo inizia a camminare, sviluppa gradualmente anche una certa resistenza nei confronti di nuovi alimenti, un atteggiamento conosciuto, tra gli addetti ai lavori, col nome di neofobia alimentare, ovvero il rifiuto di assaggiare e mangiare cibi nuovi, mai conosciuti in precedenza. Ciò dipende dal fatto che i bambini sono piuttosto restii a modificare le proprie certezze nei confronti dei cibi che già conoscono.

Si tratta di un meccanismo evoluzionistico di chiara utilità: la preferenza per i sapori già noti mette in guardia la specie da assaggi di alimenti che potrebbero essere pericolosi se non addirittura fatali. Un comportamento innato, risultato di un adattamento evolutivo, che ha permesso ai nostri antenati bambini di sopravvivere in ambienti ostili pieni di pericoli alimentari.

La diffidenza e il rifiuto di mangiare alimenti non codificati durante i primi mesi di vita, periodo in cui erano protetti e tutelati dalla madre, rappresentava una garanzia di sopravvivenza. Un retaggio dei nostri avi, dunque, che perpetua tutt’ora anche nei comportamenti alimentari dei bambini di oggi. La neofobia è minima nei primi due anni di vita, ma tende a crescere durante tutta la prima infanzia, per poi diminuire gradualmente con l’avvicinarsi dell’età adulta.

Ecco perché i primi due anni sono fondamentali per abituare il bambino ai diversi sapori e per fargli conoscere ed apprezzare il maggior numero di alimenti possibile. Recenti studi hanno dimostrato che circa il 30% dei bambini è significativamente neofobico, percentuale che coinvolge soprattutto i maschi. Nelle femmine, infatti, questa paura del nuovo è meno spiccata, e ciò le predispone ad una certa curiosità culinaria: Eva docet con il suo assaggio della mela e le note conseguenze.

Bisogna inoltre considerare che esistono differenze genetiche in grado di modificare la percezione del gusto a livello individuale, ciò è dovuto alla maggiore o minore quantità di papille linguali a forma di fungo, (le fungiformi) presenti in ciascuno di noi. Tuttavia né le tendenze innate della specie, né il DNA individuale bastano a spiegare le nostre preferenze finali: è un dato di fatto che i bambini abituati sin da piccoli alle verdure, le accettino meglio di altri. Non solo ortaggi, ma anche nuovi frutti e proteine tra gli alimenti difficili da far accettare; il rifiuto può riguardare non solo il gusto, ma anche il colore, l’aspetto o la consistenza di un cibo.

Se da un lato vi è la neofobia, dall’altro però esiste un meccanismo altrettanto potente che guida l’apprendimento ovvero l’imitazione. Osservare gli altri mangiare un determinato cibo aumenta l’accettazione e la preferenza verso quel determinato alimento.

I bambini sono capaci di grandi progressi, poiché sono “programmati” per copiare gli adulti di riferimento e l’aspetto alimentare non fa certo eccezione; vedendo genitori, insegnanti o parenti stretti consumare quotidianamente, e con soddisfazione, colorati piatti di ortaggi, non potranno che esserne incuriositi e propensi all’assaggio. Significativo, inoltre, come viene vissuto in famiglia il momento del pasto, che deve esser consumato possibilmente assieme, ad intervalli regolari, in un clima sereno, evitando tensioni o discussioni.

Premiare o punire un bambino rispetto al consumo o meno di una pietanza contribuisce ad aumentarne l’avversione, così come forzarlo a mangiare. Secondo gli esperti, per abbattere la diffidenza, ed ottenere che un bimbo accetti un alimento inizialmente non gradito, è necessario che gli venga riproposto fra le 5 e le 10 volte, magari affiancandolo ad un cibo gradito. Anche il semplice approccio visivo è importante, un buon punto di partenza per poi provare ad annusare, toccare, e magari sputare, ma la volta successiva forse andrà meglio.

Coinvolgere i bambini nelle elaborazioni in cucina, può rappresentare un valido aiuto per farli avvicinare ad alimenti in apparenza poco appetitosi. Difficilmente l’apprendista chef rifiuterà di mangiare un piatto che lui stesso ha contribuito a realizzare.

Tra i consigli dei pediatri, per aiutare i genitori a superare il difficile scoglio del passaggio del bambino alla tavola dei grandi, vi è inoltre quello di proporre l’alimento più problematico ad inizio pasto, quando il bimbo ha più fame, di non cadere nel tranello del “basta che mangi”, cucinando sempre lo stesso cibo, perché sicuri che lo accetterà, di scegliere lo spuntino più adatto, che spezzi la fame, ma non rovini l’appetito, e di sfruttare le esperienze collettive, come il pasto all’asilo, per promuovere nuovi sapori attraverso l’imitazione dei coetanei.

Permettere quindi ai più piccoli di godere del cibo in tutte le sue sfaccettature è l’inizio di un percorso educativo che li porterà ad essere dei consumatori più consapevoli, con una spiccata propensione verso un’alimentazione sana ed equilibrata.

Scritto da Monica Gaburro

Laureata con lode in Lingue e Letterature Straniere, con indirizzo storico culturale, presso l’Università degli Studi di Verona. Giornalista, vice presidente di ENOGÀ, (organizzazione nazionale di promozione e tutela delle produzioni e dei produttori d’eccellenza); da 15 anni coordina e conduce la fortunata trasmissione radiofonica “Sapori & Profumi alla Radio”. Ideatrice ed autrice di vari format televisivi e radiofonici, presentatrice di eventi e spettacoli.

Ha condotto cicli di trasmissioni legati al consumer in collaborazione con l’Unione Nazionale Consumatori. Inviata di Rai Uno per il programma Occhio alla SpesaUno Mattina, ha realizzato numerosi servizi e reportage giornalistici. Coordina svariati uffici stampa di aziende dell’agroalimentare. Organizza corsi di approfondimento legati al mondo del vino, seminari, meeting e rassegne riguardanti il comparto gastronomico e culturale. Collabora con l’Ufficio del Turismo della Città di Grasse, in Provenza e cura i rapporti con la stampa italiana per le strutture termali della città di Bad Füssing, in Baviera.

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