Strawberry Fields forever #2

Le Fragole di Bosch o i fiori del Paradiso nella Woodstock del tardo Rinascimento

Strawberry Fields forever #2

(Seconda parte)

Nell’immagine d’apertura: Hieronymus Bosch, Giardino delle delizie, particolari del pannello interno centrale del Trittico delle delizie, olio su tavola, 1495-1504 c., Museo del Padro, Madrid

“Nothing is real / And nothing to get hungabout / Strawberry Fields forever / Living is easy with eyes closed / Misunderstanding all you see”

(Niente è reale / E niente per cui stare in attesa / Campi di fragole all’infinito / Vivere ad occhi chiusi è facile / Fraintendendo tutto ciò che vedi)

(John Lennon)

In tal sorta di gran festa psichedelica della sensualità e del gusto, dal sapore adolescenziale ed anche un po’ hippie, prende forza il carattere di “farmakon”, o droga, assegnato ai frutti, o meglio, al nettare da essi prodotto (cfr. S. Crisante, L’icona che delira. Esplorazione del Trittico delle delizie di Hieronymus Bosch, p. 272) . 

Psichedelico è un termine che descrive una sostanza in grado di alterare temporaneamente la sfera senso-percettiva e lo stato di coscienza di un soggetto. Deriva dalle parole greche ψυχή (psiché, anima) e δῆλος (dêlos, chiaro, evidente) alle quali si assegna il senso di "allargamento della coscienza".

Se i pannelli esterni e i due laterali interni, sebbene nella loro affascinante visionarietà, sono ciò che rappresentano, il Giardino costituisce l’enigma di più difficile soluzione, considerando, inoltre, che il nome all’opera non fu attribuito neanche da Bosch. Il primo storico a descrivere il dipinto, José de Sigüenza (XVI sec.) vi attribuì, guarda caso, il titolo di “Quadro delle fragole”, riconoscendo a Bosch il coraggio di raffigurare l’essere umano com’è internamente, “con il suo groviglio di male e bene che è in lui per sublimarlo in vera poesia” (cfr. D. Frau, L'arte ermetica: Bosch, Brueghel, Dürer, Van Eyck, 2014). 

Gusto e poesia sembrano essere due parole chiave che ben si accordano anche nel dipinto di Bosch e proprio la Fragraria (nome scientifico della fragola) degnamente le unisce. Fragraria è parola derivata dalla radice sanscrita “ghra”, da cui il latino fragrans (fragrante) in omaggio all’aroma intenso che si sprigiona dai suoi frutti. In un passo delle Metamorfosi Ovidio descrive come durante l’età dell’oro l’uomo si cibasse dei frutti offerti spontaneamente dalla terra e da allora la fragola è stata comunemente definita “fiore del Paradiso”.

Com’è accaduto a Michel De Certeau potremmo “perderci e vagabondare nel dipinto per mesi” (S. Crisante, op. cit., p. 302). In realtà, possiamo qui ragionevolmente liberare la nostra curiosità “prigioniera del rebus-pittogramma” e abbandonare il nostro “bisogno di decifrare” (cfr. M. De Certeau, Fabula mistica, 1982, p. 54) per seguire un percorso immaginativo fatto di reminiscenze archetipiche più o meno inconsce ma certamente piacevoli e non prive di sorprendenti analogie con generi e manifestazioni artistiche a noi più familiari. 

La fragola è sempre il nostro filo conduttore, visto il posto di riguardo che Hieronymus Bosch le assegna nel suo Giardino delle delizie. Già sorprende come le tante celebrazioni che santi e poeti hanno tributato alle virtù di questo succoso frutto appaiono qui come vere e proprie didascalie alle Fragrariae del dipinto boschiano. Basti citarne due, a titolo esemplificativo.

La prima è la lode che San Francesco di Sales (1567-1622) canta alla fragola “per la fresca innocenza (…) perché, mentre cresce nel terreno ed è continuamente schiacciata dalle serpi, dalle lucertole e da altri rettili velenosi, essa si mantiene pura e non s’imbeve delle spregevoli velenosità di questi animali, né assorbe le loro minori cattive qualità.”

La seconda appartiene a William Shakespeare (1564-1616), che riteneva le piante di fragole condannate ad assorbire il bene e il male dell’ambiente in cui vivevano e che così ne scriveva: “La fragola, che cresce sotto l’ortica, rappresenta l’eccezione più bella alla regola, poiché innocenza e fragranza sono i suoi nomi. Essa è cibo da fate” (cit. E. Bellini, S. Nin, La fragola. Aspetti storici e artistici, Storia e arte, in Coltura&Cultura, p. 32, cfr. www.colturaecultura.it/content/aspetti-storici-e-artistici).

È così che volteggiando tra le fragole del Giardino delle delizie si entra in un altro giardino di fragole, nel richiamo di note e di parole di una canzone che ha accompagnato l’adolescenza di molti, segnato un punto di svolta nella storia del rock psichedelico degli anni ’60. Il giardino è quello di una scuola di Liverpool, gestita dall’Esercito della Salvezza e situata vicino alla casa d'infanzia di John Lennon in Beaconsfield Road, Woolton: Strawberry Fields. La canzone, pubblicata dai Beatles nel 1967, ne mutua il nome al quale aggiunge Forever. 

È il giardino che riaffiora nei ricordi di Lennon, in cui i bambini giocavano, facevano a botte, crescevano. Lennon, orfano di padre, vi trascorse l’infanzia. Un luogo tranquillo, felice, il cui ricordo si deforma quando, ventiseienne, egli lo trasforma in una sorta di spazio inquieto in cui ripensa a sé, al proprio passato e guarda confuso al proprio futuro, in cui l’unica impressione paradisiaca rimasta intatta è quella dei “campi di fragole infiniti, per sempre”.  Cos’è che lo accorda con il “quadro delle fragole” di Bosch se non la magia di un mondo surreale sublimato in poesia?

Anche la genesi del brano, firmato Lennon-McCartney nonostante sia stata composto soltanto da Lennon, è piuttosto tormentata e nell’ultima versione (delle tre che furono scritte) al testo reso più criptico fu aggiunta la strofa con la citazione di “Strawberry Fields. Le connotazioni psichedeliche, tanto nel testo quanto nella cornice musicale, sono evidenti e per quanto Lennon mescoli nell’atmosfera surreale del brano la lacerazione e la confusione della sua anima emerge con forza la nostalgia per l’infanzia trascorsa nel giardino che profumava di fragole. 

I Beatles furono invitati a Woodstock ma non andarono perché Lennon mise come condizione la presenza della Plastic Ono Band di Yoko Ono, che non fu accettata. Anche se mancarono a quello che viene ricordato come il concerto più importante del secolo, Lennon e i suoi compagni inaugurarono un’epoca di magia e anticonformismo di cui a pieno titolo brani come Strawberry Fields Forever costituiscono la colonna sonora.

Una Woodstock ante litteram è quella che vediamo nel Giardino di Bosch. Trasgressione, gioia, umanità, stravaganza, libertà, trasformazione, magia: forse il sogno di un’infanzia perduta o il trionfo di un’utopia. Non è filologicamente corretto ma voglio rivolgere un invito: quello di entrare nel Giardino delle delizie di Bosch ascoltando Strawberry Field Forever di John Lennon. Magari gustando delle fragole. La poesia verrà da sé. 


Note bibliografiche e sitografiche

  • Bussagli M., Bosch, in “Art Dossier”, Giunti, Firenze, 1995.
  • M.de Certeau, Fabula Mistica, Jaca Book, Milano 2008.
  • Cristante S., L’icona che delira. Esplorazione del Trittico delle delizie di Hieronymous Bosch, H-ermes. Journal of Communication 4 (2015), 243-311.
  • Crocchia, L., La fragola nei dipinti: il fiore del Paradiso, 2014 in https://restaurars.altervista.org/fragola-dipinti-fiore-paradiso/
  • Sebenico S., I mostri dell’Occidente medievale: fonti e diffusione di razze umane mostruose, ibridi ed animali fantastici, Università degli Studi di Trieste, A.A. 2005.
  • E. Bellini, S. Nin, La fragola. Aspetti storici e artistici, Storia e arte, in Coltura&Cultura, p. 32, cfr. www.colturaecultura.it/content/aspetti-storici-e-artistici).

Laureata in Lettere moderne, con indirizzo Storico Artistico, alla Sapienza di Roma, sua città natale, in Scienze Psicologiche Applicate e in Psicologia dello sviluppo tipico e atipico, insegna Storia dell’Arte negli istituti di istruzione secondaria superiore.  

Collabora da oltre un decennio con il Dipartimento di Studi Letterari, Filosofici e di Storia dell'Arte dell’Università degli Studi Roma Due di Tor Vergata nell’ambito della formazione degli insegnanti e da alcuni anni come docente a contratto presso la cattedra di Storia dell’Arte Contemporanea dello stesso Ateneo per l’insegnamento di Metodologie e Tecnologie didattiche della Storia dell’Arte. Interessata da sempre all’indagine iconografica e allo studio dei simboli nelle diverse culture, nonché allo studio della relazione tra arte e pubblicità, ha all’attivo diverse pubblicazioni scientifiche.

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