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Etichette chiare, scuole libere dal junk food e stop alla pubblicità: così il Cile ha scelto di combattere l'obesità infantile
Per anni il Cile ha occupato i primi posti nelle classifiche mondiali dell'obesità infantile. Per invertire questa tendenza, nel 2016 il governo ha scelto una strada radicale ma estremamente concreta: rendere più semplice per i cittadini distinguere gli alimenti salutari da quelli con un elevato contenuto di zuccheri, grassi saturi, sodio o calorie.
È nata così la Food Labelling and Advertising Law (FLAL), una delle normative più avanzate al mondo in materia di prevenzione alimentare. Il provvedimento ha introdotto le ormai celebri etichette nere a forma di ottagono, ben visibili sulla parte anteriore delle confezioni, accompagnandole con altre due misure decisive: il divieto di vendere questi prodotti nelle scuole e severe limitazioni alla pubblicità rivolta ai bambini, comprese mascotte, personaggi dei cartoni animati, giochi e gadget utilizzati come richiamo commerciale.
A dieci anni dalla sua introduzione, i risultati iniziano a essere misurabili. Uno studio pubblicato nel 2026 sulla prestigiosa rivista The Lancet ha analizzato i dati di oltre 300.000 bambini tra i 4 e i 6 anni, confrontando quelli nati prima dell'entrata in vigore della legge con quelli cresciuti successivamente. I ricercatori hanno rilevato una riduzione significativa del rischio di sovrappeso e obesità già nei primi 18 mesi dall'applicazione delle nuove regole. Un risultato apparentemente contenuto nelle percentuali, ma estremamente rilevante dal punto di vista della salute pubblica, perché dimostra per la prima volta l'efficacia di un approccio legislativo integrato.
Nel frattempo, anche il mercato ha iniziato a cambiare. Molte aziende hanno riformulato le proprie ricette per evitare le etichette di avvertimento, riducendo zuccheri, sale e grassi saturi, mentre le famiglie cilene hanno progressivamente orientato gli acquisti verso prodotti dal profilo nutrizionale migliore. La legge, insomma, non ha modificato solo il comportamento dei consumatori, ma anche quello dell'industria alimentare.
Il confronto con l'Europa è inevitabile. Mentre il Cile ha scelto di comunicare in modo immediato, permettendo ai cittadini di riconoscere con un semplice colpo d'occhio i prodotti meno salutari, l'Unione Europea continua a muoversi con maggiore prudenza. Tra sistemi di etichettatura non uniformi, regolamenti frammentati e strumenti spesso volontari, il consumatore europeo deve ancora leggere tabelle nutrizionali, confrontare ingredienti e interpretare caratteri minuscoli per capire davvero cosa sta acquistando. Una scelta consapevole, però, dovrebbe essere semplice e accessibile a tutti, non solo a chi possiede competenze nutrizionali.
Anche l'Italia ha compiuto un passo importante riconoscendo nel 2025 l'obesità come malattia cronica, progressiva e recidivante e inserendola nei Livelli Essenziali di Assistenza, con programmi dedicati alla prevenzione e alla cura. È un intervento significativo, ma agisce soprattutto quando il problema è già presente. L'esperienza cilena suggerisce invece che la vera sfida si giochi molto prima, davanti agli scaffali del supermercato. Perché educare a mangiare meglio è fondamentale, ma mettere ogni consumatore nelle condizioni di capire, in pochi secondi, ciò che ha tra le mani è probabilmente la forma di prevenzione più semplice, democratica ed efficace.
Photo made in AI
Scritto da Redazione ProDiGus
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