Erbe aromatiche: consumo in crescita

Ciascuno ha la sua pianta odorosa preferita in cucina! E quest’anno si registra un aumento del loro uso. Ripassiamone le proprietà

Erbe aromatiche: consumo in crescita

Non mancano mai: fresche a mazzetti al mercato, acquistate pronte e sanificate in vaschette di IV gamma nel reparto refrigerato del supermercato, in dispensa essiccate nei vasetti, addirittura sminuzzate e surgelate, o ancora meglio coltivate in vaso in giardino o addirittura sul proprio terrazzo o balcone. Sono le erbe aromatiche, sempre più presenti in cucina, che sia tradizionale o innovativa, ma pur sempre sana, buona e gustosa.

Aneto, coriandolo, rosmarino, maggiorana, prezzemolo, basilico, salvia, origano, menta… l’elenco potrebbe continuare a lungo, ma di certo queste sono solo alcune fra le più note erbe aromatiche, o più tecnicamente PAMC, acronimo di “piante aromatiche medicinali e condimenti”. Generalmente, infatti, parliamo di spezie, erbe aromatiche e piante officinali senza conoscerne le differenze e le rispettive caratteristiche. Le definizioni giuridiche, seppur decisamente datate (risalgono agli anni Trenta del secolo scorso), sono tuttora valide e ci aiutano a capire meglio.

Per pianta officinale si intende una specie vegetale impiegata nei laboratori farmaceutici (chiamati appunto opificine) per produrre preparazioni che apportano benefici all’organismo umano grazie ai principi attivi contenuti in una o più parti della pianta stessa (foglie, fiori, frutti, semi, radici). Una pianta aromatica invece è una specie vegetale caratterizzata da una particolare fragranza, profumo, aroma o sapore che la rendono, proprio per questo, adatta all’uso gastronomico o per la preparazione di liquori, profumi e oli essenziali.

Il settore delle piante aromatiche e delle spezie è attualmente in deciso fermento sia dal punto di vista delle coltivazioni e dei relativi investimenti (rappresentando per gli agricoltori una opportunità di mercato molto promettente) che da quello scientifico. A livello globale il mercato delle sole spezie muove circa 6 milioni di dollari e ben 1 milione è quello prodotto dal settore biologico delle coltivazioni.

Si parla di un settore dinamico e in crescita perché aumenta decisamente la richiesta di piante aromatiche e spezie all’interno di una cultura gastronomica sempre più attenta al dettaglio e al benessere.

In Italia, secondo i dati ISMEA, ci sono 6000 aziende attive nelle coltivazioni di piante aromatiche con 24mila ettari coltivati (con una crescita del 110% negli ultimi tre anni) e una produzione che ai aggira sui 25 milioni di chili di prodotti (che riescono a coprire solo il 70% della richiesta del mercato nazionale), tanto da aver fatto guadagnare il quarto posto nell’EU per superfici a PAMC, dopo la Polonia, la Bulgaria e la Francia.

La rilevanza di questo settore è dimostrata dalle recentissima istituzione, con il supporto tecnico – scientifico dell’ISMEA (Istituto dei Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare), di un Osservatorio su spezie ed erbe officinali il cui obiettivo è quello di supportare l’intero settore dalla produzione al consumo finale offrendo analisi aggiornate dello scenario economico e strutturale sia a livello nazionale che internazionale, al fine anche di individuare gli attori principali e i trend in atto. Sono infatti quattro i punti di monitoraggio: l’evoluzione delle superfici e delle produzioni di piante officinali; le aziende agricole presenti in Italia e in Europa; i flussi di interscambio mondiali ed europei; gli scambi dell’Italia con l’estero. 

La maggiore attenzione al benessere e all’alimentazione sana giustificano questo incremento sostanziale della domanda, unitamente al trend in aumento delle cucine etniche e dei piatti gourmet, sempre alla ricerca di particolarità e novità. 

Nella grande distribuzione italiana, tuttavia, le erbe aromatiche rappresentano ancora un “completamento” del reparto orto-frutta e presentano ancora una gamma più limitata di scelta rispetto all’estero. La tendenza della ristorazione e della cultura gastronomica più innovativa mira a far conoscere ed apprezzare questi “insaporitori” naturali che esaltano i sapori dei cibi con una netta riduzione, peraltro, dell’uso di sale (ricordiamo che la dose massima raccomandata è di 6 grammi di sale al giorno mentre il consumatore italiano ne consuma 10/12 grammi). 

Ciò ha ovviamente un impatto positivo sull’alimentazione dei consumatori. Inoltre, è bene ricordare che l’uso delle erbe fresche stimola maggiormente l’olfatto e il gusto aumentando la sensazione di piacevolezza. Oltre ad essere accattivanti e stimolanti sul piano olfattivo e del gusto, non va dimenticato che le erbe aromatiche e le spezie sono molto interessanti anche dal punto di vista nutrizionale, apportano principi nutritivi, vitamine e minerali utili nella digestione e nel metabolismo cellulare, hanno un rilevante effetto eupeptico ovvero stimolano la produzione salivare, gastrica pancreatica e intestinale con un apporto energetico bassissimo. Inoltre, sono ottimi conservanti e agiscono come antibatterici e antiossidanti.

Scritto da Viviana Di Salvo

Laureata in lettere con indirizzo storico geografico, affina la sua passione per il territorio e la cultura attraverso l’esperienza come autrice televisiva (Rai e TV2000). Successivamente “prestata” anche al settore della tutela e promozione della salute (collabora con il Ministero della Salute dal 2013), coltiva la passione per la cultura gastronomica, le tradizioni e il buon cibo con un occhio sempre attento al territorio e alle sue specificità antropologiche e ambientali.

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