Come usare gli scarti dell’estrattore?

Non gettiamoli via! Contengono fibre ed anche colori e sapori, perfetti per essere riutilizzati in cucina e non

Come usare gli scarti dell’estrattore?

I succhi estratti freschissimi da frutta e/o verdura sono diventati negli ultimi anni molto più una semplice moda: se oramai siamo abituati a trovarli nell’offerta di varie tipologie di bar e anche nell’ambito di alcuni format di ristorazione healthy, è anche vero che in tantissimi hanno provveduto ad attrezzarsi di tutto il necessario per “spremere” a dovere i vegetali in casa ricavandone il prezioso succo fresco da bere. 

Gli estratti freschi sono un’ottima buona abitudine: se inizialmente per tale scopo si utilizzavano le centrifughe a lame (regolate a velocità generalmente alte per riuscire a ricavare il succo), oggi sono gli estrattori ad aver conquistato il mercato (sia professionale che domestico), grazie al funzionamento generato da una coclea che spreme più delicatamente, a più bassa velocità e di conseguenza a più basse temperature i succhi degli alimenti vegetali, preservandone meglio anche le qualità nutrizionali. Esistono anche estrattori particolarmente potenti e resistenti che riescono ad essere di grande aiuto nell’ottenere diversi tipi di latte vegetale (per esempio a partire da frutta secca o soia). 

Nel corso del processo d’estrazione, oltre al succo il macchinario espelle degli “scarti” da un’uscita secondaria: si tratta della polpa dei vegetali ridotta alla più minima presenza di acqua. Essa contiene principalmente fibre (e lo si può denotare alla sola vista, nonché tastandone la consistenza con le dita), ma anche colore e ancora una parte di sapore. Ci sono tante buone alternative per non gettare via questi residui e riutilizzarli in altri modi, sia per arricchire alcune ricette cui si conferirà un maggior contenuto in fibre, sia per altri espedienti di sostenibilità domestica. 

La prima possibilità è quella di aggiungere questa polpa “esausta” di frutta e verdura all’interno degli impasti per ciambelloni, plum cake, muffin e biscotti; c’è chi la aggiunge in parte persino nelle marmellate o nelle barrette energetiche home-made. I residui d’estrazione del latte di mandorle o soia possono invece concorrere ad insaporire con un tocco rustico sformati, burger e polpette vegetali a base di patate o legumi

Gli scarti ottenuti dall’estrazione dei succhi di alimenti vegetali possono inoltre andare ad arricchire di fibre gli impasti, da quello del pane fino a piadine, taralli, grissini, crackers. Tritando gli scarti più finemente a mano o con l’ausilio di un robot da cucina piuttosto potente, per assicurarsi che la consistenza sotto il palato non sia eccessivamente filamentosa, è possibile aggiungerli anche in zuppe, minestre e insalate, nonché in brodi vegetali casalinghi “in conserva” (sotto forma di dadi o creme concentrate riposte in vasetti rigorosamente sterilizzati). 

Ancora, essiccando gli scarti di frutta e verdura passati all’estrattore in forno a 70°C potrete ottenere decorazioni personalizzate, anche di colori variegati, da utilizzare per rendere più belli e originali i vostri piatti in tavola. In alternativa, gli scarti dell’estrattore saranno ottimi per contribuire ad alimentare un compost da utilizzare post-maturazione come ottimo concime vegetale, ma anche per integrare fibre nel pasto giornaliero di alcuni animali domestici (rivolgetevi sempre e comunque prima al vostro veterinario per confermarne l’idoneità in base alle caratteristiche del vostro amico a quattro zampe). 

Un ultimo aspetto non meno importante: così come è consigliabile consumare al più presto il succo estratto fresco da frutta e verdura per beneficiare del massimo di profumi, gusto e nutrienti, lo stesso andrà fatto con gli scarti. Riutilizzateli il prima possibile, mantenendoli per non più di 24 ore in frigorifero conservati in contenitori ermetici. 
 

Scritto da Redazione ProDiGus

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