Grocery tourism

La presenza di turisti tra gli scaffali dei supermercati cresce: una nuova meta di shopping per scoprire prodotti locali

Grocery tourism

Natale alle porte e trolley pronti: il “grocery tourism” non è più un capriccio da foodie, ma un nuovo e conclamato rito di viaggio. È la tendenza a inserire il supermercato tra le tappe per capire un Paese attraverso scaffali, etichette e alimenti/bevande locali, spesso quanto (o più) di un museo: i media internazionali ultimamente l’hanno raccontata come chiave per leggere cultura e abitudini alimentari in modo alternativo. 

D’estate la pratica tocca il picco: nelle località turistiche il flusso dei visitatori gonfia sempre più anche le corsie della GDO, con performance superiori nei mesi caldi. Analisi di location analytics mostrano che i mercati turistici sovraperformano in estate e che giugno registra spesso un’accelerazione delle visite al grocery. In Italia, l’estate 2024 ha confermato volumi robusti, con prevalenza di viaggi domestici e un picco di arrivi stranieri a luglio: scenario che alimenta la spesa nei supermercati delle mete balneari e alpine. 

Ma il “grocery tourism” non vive di certo solo d’estate. Nel trimestre delle feste, la corsa a cene, regali e dispensa si traduce in più visite e carrelli più ricchi, come indicano i recap di traffico e i focus sulla holiday season. Il supermercato diventa luogo dove acquistare souvenir gastronomici (panettoni, prodotti a marchio IGP/DOP, conserve), confrontare prezzi con budget attenti e scoprire referenze locali senza i ricarichi dei negozi iper–turistici. Per le insegne vicine a centri storici, mercatini e località sciistiche, il pubblico mostra senza indugi un raddoppio: residenti e visitatori.

Secondo il rapporto 2024 di Euromonitor International sul turismo esperienziale, oltre il 39% dei viaggiatori europei dichiara di aver incluso “esperienze di acquisto alimentare locale” nel proprio itinerario, e l’Italia figura tra i Paesi più citati insieme a Francia e Spagna. Un comportamento che riflette una trasformazione strutturale: il supermercato non è più solo punto vendita, ma luogo di interpretazione culturale e di micro–consumo consapevole. I dati NielsenIQ del 2024 mostrano infatti che, nei comuni a forte vocazione turistica, le vendite di categorie “iconiche” (olio, vino, pasta premium, dolci stagionali) crescono mediamente del +14% nel periodo giugno–settembre e del +11% tra novembre e dicembre, contro un +4% medio nazionale.

Dal punto di vista economico, il grocery tourism produce una forma di “export in loco”: i dati ISMEA–Qualivita 2024 stimano che i prodotti DOP e IGP venduti direttamente nei supermercati delle aree turistiche generino un valore aggiunto di oltre 1,2 miliardi di euro l’anno, pari a circa il 9% del totale retail nazionale di tali referenze. Dal lato comportamentale, il grocery tourist contemporaneo è un ibrido tra viaggiatore culturale e consumatore razionale. Secondo Booking.com (Travel Predictions 2025), il 52% dei viaggiatori italiani dichiara di “visitare supermercati all’estero per capire le abitudini locali”, mentre il 47% dei turisti stranieri fa lo stesso in Italia per “scoprire cosa mangiano davvero gli italiani”. La visita al supermercato diventa quindi una forma di antropologia quotidiana, accessibile e partecipata, con un valore esperienziale ormai riconosciuto anche dal marketing territoriale.

Tuttavia, proprio questa nuova occasione di accogliere un target turistico deve essere gestita con cautela. Per la GDO come per i piccoli rivenditori di tipicità autentiche locali, il rischio è quello di inseguire troppo da vicino la tentazione turistica: moltiplicare corner degustativi, storytelling spinti o partnership promozionali potrebbe snaturare l’identità originaria del punto vendita nella sua esperienza d'acquisto. In un contesto in cui molti visitatori scelgono di entrare in un supermercato o in una bottega locale proprio perché non turistici, enfatizzare eccessivamente l’aspetto esperienziale rischierebbe di rompere proprio quell’equilibrio di autenticità che rappresenta la vera leva di attrazione del grocery tourism.

Photo via Canva

Scritto da Redazione ProDiGus

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