Prodigus, il vino spagnolo

Abbiamo scoperto che al mondo esiste un vino con il quale la nostra testata online condivide il nome e il significato: è il Prodigus Rioja DOCa spagnolo

Prodigus, il vino spagnolo

La Spagna è ormai leader (insieme a Italia a Francia) sia per la produzione e qualità delle uve da vino, sia per il vasto assortimento e la superiore qualità dei vini prodotti. Iniziatori della vitivinicoltura nella terra iberica furono prima i Fenici, poi i Cartaginesi, infine i Romani, con apprezzamento anche d parte dei Mori (musulmani e quindi astemi per religione), dato che alcuni sceicchi comunque producevano uva e vino, ovviamente a fini commerciali e non di consumo. Fino al 1996, però, si trattava di vini non apprezzati dal mercato, sia interno che estero, in quanto la legislazione spagnola non consentiva di irrigare i vigneti da vino, ma il quadro cambiò completamente quando nel 1996 fu autorizzata la pratica irrigua, consentendo così di superare le crisi idriche dovute all’elevatissimo caldo estivo, che determinava stasi della vitalità della pianta, con riflessi negativi sull’uva e sul vino.

Da allora i progressi sono stati costanti e numerosi, grazie anche alla collaborazione con specialisti di viticoltura e di enologia, specialmente francesi, con l’introduzione anche in Spagna delle classificazioni della UE per i vini. Tra le regioni vitivinicole spagnole, la più importante è quella della Rioja (il nome deriva da Rio Oja, un affluente del fiume Ebro), quella che nel mondo rappresenta la Spagna, nonché quella attraversata dalla via Lattea che conduce a Santiago di Compostela

La qualità delle uve e dei vini fu riconosciuta specialmente dai francesi, i quali dopo la distruzione dei vigneti causata dalla fillossera (oggi Viteus vitifoliae, un tempo Phylloxera vastatrix) individuarono proprio nella Rioja l’area capace di fornire i vini per i nostri cugini d’oltralpe. Giunsero così nella regione gli esperti francesi sia per la coltivazione che per la trasformazione in vino, considerato che le tecniche spagnole risultavano arretrate per il gusto francese, tanto che fu introdotto anche l’uso delle botti di legno sia per la fermentazione che per l’invecchiamento del vino, consentendo così di ottenere vini più complessi sia per colore che per profumo e sapore.

La Rioja dal 1991 è riconosciuta DOCa (cioè a Denominacion de Origen Calificada, corrispondente alla nostra DOCG, Denominazione d’Origine Controllata e Garantita), primo della Spagna, annoverando tra le numerose etichette anche “Prodigus”, un vino rosso che richiama subito la nostra testata giornalistica e che invoglia a dire due parole sul vino della Rioja. Caratteristica della Rioja è la netta distinzione dei ruoli nell’ambito vitivinicolo: da un lato i vitivinicoltori che producono uva e vino, dall’altro le bodegas (cantine) che di solito non possiedono vigneti e impianti di trasformazione, ma si limitano ad acquistare sfuso dalle diverse aree, per poi effettuare dei tagli in modo da avere un prodotto costante nelle caratteristiche (in modo da non deludere il consumatore), imbottigliarlo e venderlo. Molte bodegas però stanno acquistando vigneti in modo da seguire la produzione anche delle uve perché il vino “non nasce in cantina ma nella vigna”.

La regione Rioja si stende lungo il fiume Ebro, nel nord della penisola, tra i Paesi Baschi e la Navarra, risentendo del clima mediterraneo e di quello atlantico, quindi con piovosità discreta e temperature moderate, permettendo un’agevole coltivazione di vigneti da vino ad altitudini tra i 400 e gli 800 m s.l.m. Nella regione si individuano tre aree: la Rioja Alavesa (si coltiva esclusivamente tempranillo, con vini rossi molto fruttati grazie all’elevato tenore di calcare dei terreni); la Rioja Alta situata di fronte all’Alavesa, sulla sponda opposta del fiume Ebro, con coltivazioni di tempranillo e granacha tinta, capaci di dare vita a vini mediamente alcolici, abbastanza freschi, con qualità gustativa fine (cioè buona qualità gustolfattiva+equilibrio gradevole+gusto finale piacevole, sottile ed elegante) da molti considerati i migliori tra quelli della DOCa; la Rioja Oriental (o Baja, cioè bassa), la più estesa e ricca di cantine cooperative, ma con minore superficie viticola rispetto alle due precedenti, coltivata con molta granacha tinta e meno tempranillo in quanto il clima è molto secco e caldo, ottenendo vini di colore più scuro, più alcolici, più corposi (ricchi di estratti minerali).

La regione produce principalmente vino rosso, ottenuto dal vitigno rosso spagnolo per eccellenza, il Tempranillo (nome che deriva da temprano, cioè precoce), un vitigno che non sopporta la siccità spinta e produce (specialmente se non si interviene con irrigazioni, ovviamente soltanto di soccorso e mai sistematiche) uva poco povera di acidità e troppo ricca di tannini, ma ricca di colore e polifenoli utili per l’invecchiamento del vino, specialmente se si effettuano vinaggi con vino derivato dai vitigni rossi come garnacha tinta, graciano, mazueleo, cariñena, oltre all’internazionale cabernet sauvignon (relativamente recente) che però viene contenuto per evitare la perdita di identità della vitivinicoltura della rinomata Rioja.

Nella DOCa Rioja rientrano anche vini bianchi e rosati, meno interessanti dei rossi come accade in tutte le aree molto calde, siccitose, con ridotte escursioni termiche sia stagionali che giornaliere, sono ottenuti da uve garnacha blanca, malvasia riojana, viura, risultando quest’ultimo il più interessante per il profumo di pera, la gradevolezza gustolfattiva e la capacità di breve invecchiamento, sempre in botti di rovere da 225 l
Il Disciplinare della Rioja DOCa prevede la produzione di diverse tipologie di vino rosso da invecchiamento: Crianza (invecchiamento minimo 18 mesi in botte e affinamento minimo 6 mesi in bottiglia); Reserva (rispettivamente 24 e 12 mesi); Gran Reserva (rispettivamente 36 e 24 mesi). Viene prodotta anche la tipologia meno invecchiata (meno di 12 mesi in botte di rovere) chiamata semplicemente Roja. 

La produzione dei vini bianchi prevede l’eliminazione dei raspi prima della pigiatura; quella dei vini rosati prevede che eliminati i raspi le bucce restano a contatto con il mosto per breve macerazione, in modo da cedere poco colore, dopo di che si filtra e si lascia a fermentare; per i rossi si opera sia con macerazione carbonica (in tal caso i vini si chiamano Cosecheros), sia con eliminazione dei raspi e fermentazione primaria classica. 
Le tipologie di vino prodotte per la DOCa Rioja è differenziata sia per il colore (bianco, rosso, rosato) che per la pratica o meno dell’invecchiamento in botte (con crianza – sin crianza), secondo la seguente lista:
Vino bianco giovane e Vino bianco con crianza; Vino rosato giovane e Vino rosato con crianza; Vino rosso giovane e Vino rosso con crianza (con le categorie Crianza, Riserva e Gran riserva sopra richiamate); la gradazione alcolica minima dei vini Rioja DOCa oscilla tra 11,5 – 12 per i rossi, 11 – 11,5 per i bianchi, 10,5 – 11 per i rosati, a seconda che siano prodotti in Rioja Alta/Alavesa oppure in Rioja Oriental. 
Si produce anche Vino spumante DOCa Rioja (Brut Nature, Extra brut, Brut, Extra secco, Secco, Semi secco), sia bianco (alcol 9,5°) che rosato (11,5°).

Il Prodigus Rioja DOCa è ottenuto da vigneti più che adulti (anche di 80 anni), esclusivamente di uve della cultivar tempranillo, situati a 550 m slm. La coltivazione è di tipo tradizionale sia come allevamento della vite che come lavori al terreno e cura delle piante; dopo la vendemmia i grappoli vengono selezionati, diraspati, pigiati con le bucce (al fine di consentire alle sostanze coloranti di passare nel mosto), ottenendo un mosto ricco di bucce in sospensione che si mettono in vasche di cemento vetrificato per la successiva fermentazione (f. tumultuosa, che potremmo definire anche “macerazione delle bucce”), per passare dopo la svinatura in altre vasche cementizie per la seconda fermentazione (f. lenta). Segue un invecchiamento per 9 mesi in botti nuove (quindi non derivate da lavorazione di altri vini o distillati) di rovere americano () o francese (). Siamo perciò di fronte alla tipologia Rioja, cioè la meno invecchiata delle categorie.

Nel bicchiere il Prodigus si presenta alla vista con un bel colore rosso ciliegia, ricco di sfumature violacee, limpido; il bouquet (termine esclusivo dei vini invecchiati) è fruttato di frutti rossi, con sfumature minerali (sono solo suggestioni che riportano a pietra focaia, petrolio, catrame, polvere da sparo,ecc.; queste sostanze non sono presenti nel vino, ma alcune caratteristiche cimico fisiche del vino riescono a farle immaginare), speziate (cannella), oltre che agrumate; in bocca è secco, caldo con i suoi 14° di alcol, sapido, tannico ma con tannini poco aggressivi, abbastanza morbido (equlibrio tra glicerina, alcol etilico e polialcoli), persistente (sapori e profumi si avvertono per circa 6–8”), di corpo, abbastanza intenso (sensazioni gustative e gust’olfattive discrete ed equilibrate), abbastanza equilibrato (prevale la morbidezza sulla durezza), abbastanza armonico (con riferimento all’esame visivo, olfattivo e gustativo), abbastanza fine (gusto finale gradevole), abbastanza fresco (sensazione di acidità discreta e piacevole, con buona salivazione), maturo (le caratteristiche organolettiche sono al massimo in relazione alla durata dell’invecchiamento). Servito a temperatura di 16° si abbina benissimo con salumi, formaggi morbidi e carni rosse.  

Note bibliografiche
Disciplinare di produzione Rioja DOCa
La degustazione del vino. AIS
A. Dominé, Vino, Ed. Gribaudo/Kolemann
L’universo del vino, Ed. Enosis
Vini del mondo, Gribaudo Editore

Photo via Canva

Scritto da Luciano Albano

Laureatosi nel 1978 con lode in Scienze Agrarie, presso l'Università di Bari, si è specializzato nel 1980 in "Irrigazione e Drenaggio dei terreni agricoli" presso il C.I.H.E.A.M. (Centro Internazionale di Alti Studi Agronomici del Mediterraneo) di Valenzano (Bari), ha conseguito nello stesso anno anche l'abilitazione alla professione di Agronomo. Fino al 1/3/2018 ha lavorato alla Regione Puglia nell'Ufficio Territoriale di Taranto, quale Responsabile della P.O. "Strutture Agricole". Appassionato di olio e vino ha conseguito il Diploma di Sommelier AIS nel 2005 e ottenuto nel 2008 l'Attestato di Partecipazione alle Sedute di Assaggio ai fini dell'iscrizione nell'Elenco Nazionale di Tecnici ed Esperti degli oli di oliva extravergini e vergini. Fino al 2018 è stato iscritto all'Albo Provinciale dei Dottori Agronomi e Forestali e come CTU presso il Tribunale di Taranto. Ama il food & beverage e ne approfondisce i vari aspetti tecnici, alimentari e storici


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