5 grammi di plastica

Uno studio australiano rivela la quantità di micro frammenti di plastica che assumiamo inconsapevolmente ogni settimana

5 grammi di plastica

Non solo i pesci di grossa e piccola taglia, gli insetti e gli animali lungo gli argini dei fiumi, spesso occupati dalla spazzatura. Ingeriamo plastica anche noi, ignari di farlo, nel momento in cui lo facciamo, almeno quanto gli altri esseri viventi.

A differenza loro però, noi umani abbiamo delle grandi responsabilità rispetto ai danni provocati all’ambiente e alla nostra salute.

L’analisi dal titolo No plastic in Nature: Assessing Plastic Ingestion from Nature to People, commissionata dal WWF ad una università australiana è la prima ad aver presentato nel 2019 una relazione sul peso reale delle microplastiche che entrano nell’organismo umano, non si sa ancora con quali effetti. Ci vorranno degli anni per stabilirlo, ma lo studio australiano è senza dubbio una base dalla quale partire.

Cinque grammi di frammenti di plastica alla settimana: sarebbe questa la quantità di polimeri che finirebbe nel nostro stomaco e da lì passerebbe poi negli altri distretti del corpo.

Si potrebbe dire che i 5 grammi ricomposti su una superficie potrebbero occupare lo spazio di una carta di credito. Giocando un po’ con le parole e con i dati, mangeremmo, secondo lo studio voluto dal WWF, una carta di credito a settimana, insieme con gli altri alimenti.

Come fanno questi micro frammenti ad entrare nel nostro corpo?

Se ve lo state chiedendo, provate ad immaginare cosa accada ai pesci in mare. Mangiano inavvertitamente plastica, noi la beviamo. E non solo. Ingoiamo 21 grammi di plastica al mese, 250 ogni anno. Ventuno grammi sono due parole che rimandano ad un famoso film: per alcuni 21 grammi è il peso dell’anima. Piccola curiosa coincidenza. Rimandi cinematografici ed esistenziali a parte, quel che è certo è che la plastica che ingeriamo proviene dall’acqua delle bottiglie o da quella che scorre dal rubinetto di casa. Sono fonti altrettanto certe di questo insano approvvigionamento anche i frutti di mare, i pesci più grandi, il sale e la birra.

Il fenomeno riguarda tutti i paesi, in Europa e nel mondo, con delle differenze: l’acqua del rubinetto di Stati Uniti ed India risulta doppiamente inquinata di particelle di plastica rispetto a quella europea e indonesiana.

Esistono altri prodotti di uso comune che potrebbero rilasciare facilmente residui di plastica, come spazzolini da denti e imballaggi alimentari; la ricerca australiana non li ha contemplati.

Allo stesso modo, non esistono ancora sufficienti analisi sugli effetti che la plastica in viaggio nell’organismo umano produce sulla salute. E’ certo che i frammenti si insediano nei tessuti e rimuoverli è impossibile, un po’ come accade con il silicone, ormai fuori legge negli interventi di chirurgia estetica. Qualcuno però continua ad usarlo, gli effetti devastanti che determina sono ben evidenti sul volto dei malcapitati. Eliminarli, come eliminare il silicone, è praticamente impossibile.


Fonte: Focus

Scritto da Redazione ProDiGus

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