Cos'è il white striping?

Un fenomeno che si riscontra sempre più spesso nell'osservare con attenzione le carni di pollo al banco vendita: ecco di cosa si tratta

Cos'è il white striping?

Negli ultimi anni si parla sempre più spesso di un fenomeno che riguarda il petto di pollo che troviamo comunemente in commercio: le cosiddette “strisce bianche”, tecnicamente identificate come White Striping (WS), che rappresentano depositi di grasso e tessuto fibroso che corrono parallelamente alle fibre muscolari del corpo pettorale del pollo. Alla vista appaiono come linee più chiare e ritorte sul muscolo, ma non si tratta solo di un effetto estetico: è il segno visibile di una miopatia legata agli allevamenti intensivi e agli animali selezionati per una crescita rapidissima.

Un’inchiesta condotta su oltre 600 confezioni di petto di pollo immesse nel commercio (in Italia, tra marzo e aprile 2025) ha rilevato che oltre il 90% dei campioni presentava segni di white striping e in una buona parte era presente in forma grave. Le ragioni di questo fenomeno sono ormai ben studiate: negli allevamenti moderni di polli da carne, la selezione genetica e il programma di alimentazione consentono agli animali di raggiungere in poche settimane un peso considerevole e un’alta resa del petto muscolare. Tuttavia questo aumento rapido e precoce dello sviluppo muscolare mette a dura prova la rete vascolare e la capacità di apportare sangue, ossigeno e nutrimento alle fibre che si formano. Quando le fibre muscolari vengono sottoposte a stress per ossigenazione insufficiente, eccesso di metabolismo, infiltrazione lipidica, necrosi e sostituzione da tessuti connettivi e adiposi possono insorgere. 

Il risultato è che la carne del petto, contrariamente all’idea comune che la vede come un taglio “magro” e “leggero”, presenta una componente lipidica significativamente più elevata rispetto a quella che ci si aspetterebbe. Studi sperimentali segnalano che petti affetti da white striping possono contenere fino a 2-3 volte più grassi e proporzioni inferiori di proteine rispetto ai petti privi di tali segni. Dal punto di vista del consumatore questo fenomeno ha implicazioni alimentari e di trasparenza: benché la carne resti sicura dal punto di vista igienico, la qualità nutrizionale e sensoriale può risultare ridotta (la tenerezza può calare, la succosità diminuire, l’assorbimento di marinature subire un peggioramento). 

E sul versante del benessere animale? La presenza diffusa della miopatia è indicativa di un disequilibrio prodotto dall’elevata velocità di accrescimento: in altre parole, l’animale cresce troppo in fretta per le sue capacità fisiologiche naturali, e ciò è frequentemente considerato un segnale di condizioni produttive intensive che sollevano interrogativi sul benessere. Cosa può fare un consumatore attento? Innanzitutto osservare visivamente il petto di pollo: se si notano striature bianche (più evidenti, larghe o diffuse) è un segnale che quel taglio è probabilmente affetto dalla miopatia. Chiedere informazioni al rivenditore sulla filiera, sulla razza dell’animale e sui tempi di allevamento può essere utile.

Da un punto di vista più ampio, la scelta di prodotti provenienti da polli allevati con sistemi che privilegiano una crescita più lenta, razze meno “spinte” e condizioni di allevamento più favorevoli appare come una via per diminuire l’incidenza di questo fenomeno. Infine, la trasparenza sull’origine e sulle pratiche di allevamento, così come l’impegno delle filiere a ridurre la prevalenza di queste miopatie, rappresentano aspetti importanti. Il fenomeno del white striping ci ricorda che dietro il semplice petto di pollo al supermercato si nascondono questioni complesse di genetica, produzione, qualità e benessere: farne oggetto di attenzione e riflessione aiuta sia come consumatori che come cittadini.

Photo via Canva

Scritto da Sara Albano

Laureata in Scienze Gastronomiche , raggiunta la maggiore età sceglie di seguire il cuore trasferendosi a Parma (dopo aver frequentato il liceo linguistico internazionale), conseguendo in seguito alla laurea magistrale un master in Marketing e Management per l’Enogastronomia a Roma e frequentando infine il percorso per pasticceri professionisti presso la Boscolo Etoile Academy a Tuscania. Dopo questa esperienza ha subito inizio il suo lavoro all’interno della variegata realtà di Campoli Azioni Gastronomiche Srl, , dove riesce ad esprimere la propria passione per il mondo dell'enogastronomia e della cultura alimentare in diversi modi, occupandosi di project management in ambito di marketing e comunicazione e consulenza per il food service a 360°, oltre ad essere il braccio destro di Fabio Campoli e parte del team editoriale della scuola di cucina online Club Academy e della rivista mensile Facile Con Gusto.



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