La Via del Castagno

Un progetto che in oltre 2000 km racchiude i percorsi italiani più adatti a far castagne: un'ottima occasione per fare trekking e scoprire ricette locali

La Via del Castagno

L’Italia è il tra le prime nove nazioni europee produttrici di castagne; la nostra grande estensione di boschi di castagni - nonostante il progressivo spopolamento dei luoghi di montagna e le devastazioni causate da un insetto - vanta alberi che oggi, grazie alla selezione genetica, danno castagne di ottima qualità.

Nel 2000 quattro comunità, due in Toscana e due in Emilia Romagna, hanno fondato l’Associazione Nazionale Città del Castagno con sede a Castelnuovo di Garfagnana in provincia di Lucca. Oggi sono ben 39 le comunità e 55 i piccoli comuni di alta collina e di montagna che ne fanno parte. Gli enti pubblici, i privati e i produttori di castagne dei territori dell’arco Alpino e dell’Appennino, distribuiti su quasi tutto il territorio nazionale, hanno aderito al progetto CASTOUR, promosso dall’Associazione allo scopo di individuare e rendere fruibile un unico tracciato di sentieri escursionistici nei territori dei castagneti per sviluppare un turismo sostenibile in ambito transfrontaliero legato al castagno.

Il progetto, con scadenza nel febbraio del 2027, si articola su tre assi: la mappatura di itinerari ai fini di valorizzare il patrimonio boschivo e di incentivare il turismo, il miglioramento della fruibilità delle infrastrutture e la promozione di una vasta attività di divulgazione delle conoscenze legate al castagno. Lungo circa 2200 chilometri, il percorso si snoda per 800 chilometri lungo l’arco Alpino, per 1100 chilometri attraverso gli Appennini e raggiunge anche la Sicilia e la parte centrale della Sardegna. Una finalità è anche quella di superare i confini italiani spostandosi ad est e ad ovest in Slovenia, Austria, Svizzera e Francia, dove si trovano amcora tanti castagneti.

Questo progetto è scaturito dal crescente interesse del pubblico verso il trekking ,soprattutto quello autunnale, che negli ultimi anni rappresenta un importante indotto turistico ed economico. L’organizzazione di convegni, eventi, sagre e laboratori didattici, e la pubblicazione di guide specifiche hanno contribuito a migliorare questa forma di turismo lento ed ecosostenibile, coinvolgendo anche i giovani delle comunità locali che così possono meglio riconoscere le qualità e le ricchezze dei propri territori.

Il trekking offre al turista l’occasione per visitare i tanti pittoreschi borghi ricchi di storia e i musei, sia quelli storici che quelli dedicati alla castagna. Ma il trekking mette anche fame, e le castagne possono garantire un nutriente pasto completo. Facendo un salto nel passato si scopre che esse erano alla base della dieta dei montanari; quelle secche hanno una durata di più di sei mesi, e la farina che se ne ottiene era allora come oggi impiegata in minestre, polenta, castagnaccio e tanto altro. L’alimento base era il pane di castagne o pane dell’albero, che in città definivano il pane dei poveri: l’impasto si otteneva unendo la farina di grano con quella di castagna nel rapporto 1:3 e aggiungendo lievito madre, acqua e un pizzico di sale.

La cottura di questo pane scuro con un retrogusto al cioccolato un tempo avveniva nel testo a campana sostituito in seguito dal forno. Le ballotte o succiole sono invece le castagne bollite con la buccia in acqua aromatizzata con alloro e altri aromi; la pattona è simile al castagnaccio ma dalla consistenza più molle, ovvero un impasto di farina di castagne e acqua o latte cotta nel testo o in un recipiente che si rivestiva internamente con foglie di castagno che poi si rimuovevano, bruciate, a fine cottura. Gli gnocchi di castagne, fatti con farina di castagne ,patate, uova e sale, un tempo si cuocevano nel brodo di gallina (oggi in acqua) e si condiscono con burro, salvia e formaggio grattugiato.

Il famoso cuoco Apicio già nel suo antico De Coquinaria forniva indicazioni per cucinare le castagne con il garum, aceto bianco, poco olio, salnitro, più varie spezie ed erbe aromatiche. Tanti sono i dessert che vedono le castagne come ingrediente base: bonbon e budini, torte, biscotti farciti, gelati... E come street food, oltre alle classiche e profumate caldarroste, è bene citare le castagne del prete, tipiche dell’Irpinia, che vengono lentamente essiccate e poi tostate, e i quasi introvabili turduni calabresi, collane di castagne essiccate e affumicate che si conservavano appese per consumarle a Natale.

Photo via Canva

Scritto da Elena Stante

Laureata in Matematica nel 1981 presso l’Università degli Studi di Bari, dal 1987 al 2023 ha insegnato Matematica e Fisica presso il Liceo Ginnasio Aristosseno di Taranto .Ha partecipato ai progetti ESPB, LabTec, IMoFi con il CIRD di Udine e a vari concorsi nazionali ed ha collaborato con la nomina di Vice Direttore per la regione Puglia alla rivista online Euclide, giornale di matematica per i giovani. Le piace correlare la scienza al cibo, nonché indagare su storie e leggende, e con Prodigus inizia il suo percorso di redazione di contenuti golosi per gli utenti del web.


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