Italia mangia-squali

Un recente report del WWF rivela che il nostro paese è al primo posto per l'importazione di carne di squalo: ecco le specie cui fare attenzione

Italia mangia-squali

Ecosistema marino, biodiversità, pesca sostenibiletutela delle specie sono tutti elementi di un tema attuale e complesso che riguarda l’uomo e il suo posto all’interno di un sistema globale sempre più sensibile e delicato. Proprio l’uomo, predatore e consumatore, è parte attiva di questo sistema che lancia continui segnali di allarme. Anche a tavola, infatti, possiamo e dobbiamo fare la nostra parte per tutelare il pianeta e l’intero ecosistema. 

Puntando gli occhi al mare, a dispetto di ciò che appartiene ad un immaginario collettivo legato alla cinematografia o ai mari esotici e lontani, lo squalo è più vicino a noi di quanto possiamo immaginare; 465 sono le specie di squalo presenti nel mondo, di cui ben 47 quelle che popolano le acque del Mediterraneo. Potrà sembrarvi strano, eppure l’Italia, secondo un recente report del WWF, è il primo paese al mondo per importazione di carne di squalo e di razza e addirittura il terzo in termini di consumo, con quasi 9 mila tonnellate di carne di squalo l’anno. Ne compriamo tanta e la paghiamo in media di 4 dollari al chilogrammo, cifra che tocca gli 11 dollari per i filetti freschi o refrigerati e addirittura i 13 dollari per le pinne.

Dopo la cucina orientale, da sempre appassionata di carne di squalo, anche quella occidentale si è aperta al suo consumo perché priva di spine e ben rispondente alla richiesta delle cosiddette “bistecche di pesce”.  Penserete che sia una follia affermare che in Italia si mangia carne di squalo... eppure.esiste un mercato ancora per molti aspetti sommerso che da una parte porta sulle nostre tavole carne di squalo, spesso a nostra insaputa (occhio alle frodi alimentari) e dall’altra ne mette a rischio specie e habitat. Appartengono alla famiglia degli squali (elasmobranchi) più di 120 specie “commestibili” e molte di esse le troviamo nelle pescherie, al supermercato, al ristorante. Si tratta del gattuccio, del palombo, dello spinarolo, della verdesca (anche detta squalo azzurro), dello smeriglio, del nocciolino, del vitello di mare; tutte specie che nel nostro paese consumiamo regolarmente, senza sapere che si tratta di squali. Secondo una indagine della FAO, in Italia si mangiano 0,2 kg di carne di squalo per persona all’anno, l’equivalente del 3% del consumo totale dei prodotti di pesca e acquacoltura (che nel nostro paese è di circa 30 kg all’anno per individuo).

Con stupore dobbiamo dunque rilevare che sulle nostre tavole si consuma più carne di squalo di quanto potremmo immaginare, e questo già solo considerando la quantità legale e consentita (per importazione dall’estero o pescata nell’Adriatico settentrionale, al largo della Sicilia meridionale, nel mar Ligure e nel Tirreno settentrionale, con metodi vari a strascico, con i tramagli e reti da posta o con ami e palangari).  Si tratta di un problema serio per noi ed il nostro mare: infatti, ad oggi, circa il 40% delle specie di squali è a rischio di estinzione (negli ultimi cinquanta anni addirittura tre specie su quattro sono diventate a rischio). A livello globale ogni anno sono catturati e uccisi circa 100 milioni di squali, dato che non tiene conto della pesca illegale e dell’orribile fenomeno dello shark finning (o spinnamento, una pratica che comporta il taglio delle pinne mentre l’animale è ancora in vita e ne provoca la morte per soffocamento o dissanguamento); un trend insostenibile per l’equilibrio dell’ecosistema marino complessivo. Gli squali, infatti, sono richiesti sul mercato internazionale per le loro carni, le pinne (considerate una prelibatezza nei paesi orientali), per l’olio di fegato e le placche bronchiali usate nella medicina tradizionale cinese ovviamente senza alcuna prova scientifica della loro efficacia.

Secondo gli studi effettuati dal WWF, una volta giunti nel nostro Paese (perché importati o pescati accidentalmente o peggio illegalmente) agli squali viene spesso rimossa la pelle per non renderli riconoscibili e farli assomigliare ad altre specie dal maggiore interesse e valore commerciale (per esempio, lo squalo boccanero è venduto come gattuccio, la verdesca come pesce spada). In questi casi, al danno che si arreca all’ecosistema marino, si aggiunge la frode alimentare che ci propone inconsapevolmente un prodotto diverso da quello che pensiamo di acquistare e consumare.

A pochi giorni dalla giornata mondiale degli squali, che si celebra ogni 14 luglio, auspichiamo che oltre le mode alimentari e la ricerca continua dell’esotico possiamo diventare realmente consapevoli dei nostri acquisti. Rispetto significa coscienza delle scelte che facciamo a tavola, al supermercato o al ristorante, sostentamento di modalità sostenibili di pesca, lotta ad ogni forma di pratica illegale di commercio e cattura. 


Fonte: WWF

Scritto da Viviana Di Salvo

Laureata in lettere con indirizzo storico geografico, affina la sua passione per il territorio e la cultura attraverso l’esperienza come autrice televisiva (Rai e TV2000). Successivamente “prestata” anche al settore della tutela e promozione della salute (collabora con il Ministero della Salute dal 2013), coltiva la passione per la cultura gastronomica, le tradizioni e il buon cibo con un occhio sempre attento al territorio e alle sue specificità antropologiche e ambientali.

1 Commento

  1. guido cevolani22 agosto 2022 alle ore 13:03

    bellissimo articolo come sempre d'altronde

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