Edito da Mondadori, è in libreria il nuovo libro di Rosanna Lambertucci, con la collaborazione di chef Fabio Campoli
A Voiron (Francia), insieme alle Cantine della Grande Chartreuse, un luogo che custodisce il segreto dell’elisir di lunga vita
Nelle Alpi Francesi, a 30 chilometri da Grenoble, si trova il massiccio di Chartreuse che ha prestato il proprio nome al monastero della Grande Chartreuse, la casa madre dell’ordine dei Certosini, situato nel comune di Saint Pierre de Chartreuse. Questo fu il primo monastero dell’ordine fondato da san Bruno di Colonia.
Nella primavera del 1084 Bruno di Colonia, che fu canonizzato santo nel 1514 dal papa Leone X, chiese al vescovo Ugo di Châteauneuf di fondare un monastero con altri sei confratelli per dedicarsi alla vita contemplativa. Il vescovo che aveva avuto in sogno una visione di sette stelle che guidavano sette pellegrini verso una valle isolata, indirizzò i religiosi verso una valle deserta circondata da rocce e abeti che si trovava all’interno di un labirinto montuoso ai piedi del Gran Som, una delle cime del massiccio di Chartreuse, a circa 1200 metri di altitudine. Il monastero si sviluppò su due parti distanti fra loro quattro chilometri: la “casa alta” che ospitava il priore e la comunità dei padri, e la “casa bassa” o Correrie che ospitava i confratelli e le officine.
Nel gennaio del 1132 una enorme valanga travolse le celle dei religiosi, e l’anno successivo un nuovo monastero fu eretto due chilometri più in basso in una posizione più sicura. In meno di duecento anni si verificarono otto incendi all’interno del monastero che portarono ad una ulteriore sua ricostruzione nel 1676. Gli eventi storici fecero il resto. A causa della Rivoluzione Francese e poi della Terza Repubblica la comunità fu costretta a trasferirsi in Italia presso la Certosa di Farneta in provincia di Lucca.
Nel 1920 lo stato francese attribuì al monastero della Grande Chartreuse il riconoscimento di monumento storico e naturale, ma solo nel 1940 i certosini poterono tornare in sede, e da allora fino ad oggi la comunità dei religiosi paga un canone esiguo allo stato francese e si occupa autonomamente della manutenzione della struttura. Il monastero della Grande Chartreuse, completato nel 1688, subì ricostruzioni e restauri nel corso dei secoli successivi.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, le migliorie apportate alla viabilità e lo sviluppo del turismo arrecavano disturbo al luogo del “Gran Silenzio” - che tuttora non è visitabile perché consacrato alla preghiera e al silenzio dei monaci - e perciò a circa due chilometri di distanza fu costruito più a valle il Museo della Grande Chartreuse, che dal 1957 accoglie i visitatori con lo scopo di far conoscere lo stile di vita dei certosini rimasto invariato nei secoli. Questo museo è ubicato nella Correrie, una casa base dell’antico monastero che ospitava laboratori, stalle e granai in seguito adibita anche a stamperia e infermeria.
Aperto al pubblico dal 31 marzo al 7 novembre, il museo consente di ripercorrere la storia dell’ordine monastico attraverso supporti multimediali, stampe, oggetti e manufatti antichi. In origine i monaci si occupavano di allevamento di ovini e coltivazione di cereali e legumi necessari al sostentamento. Nel XII secolo si dedicarono anche alla lavorazione del legno e allo sfruttamento delle miniere di ferro, e quando queste attività cessarono la risorsa principale restò la produzione del liquore Chartreuse, che ancora oggi assicura buoni guadagni alla comunità.
A 25 chilometri di distanza dal museo, a Voiron, si possono visitare le Cantine della Chartreuse, che con i loro 164 metri di lunghezza sono le più grandi al mondo per una immersione nella cultura della distillazione e il lavoro dei monaci. La ricetta segreta dell’Elixir Vegetal de la Grande Chartreuse prodotto dai certosini nel 1764 fu una rielaborazione di quella che un secolo e mezzo prima apparteneva all’elisir di lunga vita di un manoscritto misterioso che il duca François Hannibal d’Estrèes aveva ceduto ai padri della Certosa di Vauvert di Parigi.
Per preparare il liquore e le sue varianti occorrono ben 130 tipi di erbe diverse; ogni fase della produzione è artigianale ed è supervisionata dai monaci, dalla selezione delle erbe che si sottopongono a macerazioni e infusi, alla distillazione e all’invecchiamento che va da un minimo di 3 ad oltre 15 anni. Il liquore è adoperato anche a scopo curativo per tisane e altre preparazioni; ha un sapore dolce e aromatico con note di anice e cannella simile a quello del liquore Strega o del Galliano e trova impiego in diversi tipi di cocktail.
Le varianti più note sono La Chartreuse verte (verde) che ha una gradazione alcolica di 55% vol e La Chartreuse jaune (gialla) con gradazione pari a 43% vol; le erbe adoperate sono le stesse in entrambi i tipi di Chartreuse ma cambiano le proporzioni e perciò la versione verde è più erbacea e dolce di quella gialla. Esistono anche speciali etichette di Chartreuse a invecchiamento eccezionalmente prolungato o legate a particolari eventi. L’azienda produttrice è volutamente piccola con il suo milione e mezzo di bottiglie prodotte perché i certosini possano dedicarsi maggiormente alla preghiera e per rispettare l’ambiente. L’emblema dell’ordine dei Certosini recita “Stat Crox dum volvitur orbis” che significa “la Croce resta salda mentre il mondo gira”, ed è riportato sull’etichetta del liquore trattandosi anche del motto di uno degli ordini religiosi più rigidi della Chiesa Cattolica, rappresentando la sua stessa stabilità attraverso secoli di storia.
Photo made in AI
Scritto da Elena Stante



















































































































































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