Gli effetti del lockdown sull’alimentazione

Siamo giunti al momento in cui, nella gioia e al contempo nelle persistenti paure di molti, “il peggio sembra essere passato”. Stiamo per uscire fuori quantomeno dalla situazione di massima allerta che ha portato ad un obbligato lockdown generale, il quale ha inevitabilmente condizionato le nostre abitudini e gli stili di vita, facendoci optare per soluzioni alternative anche alla nostra alimentazione di sempre.

Basti pensare a com’è cambiato il modo di fare la spesa: con meno tempo e spesso anche meno denaro a disposizione, non stupisce che nell’arco di tre mesi siano schizzate alle stelle le vendite di ingredienti ben sazianti ma a più basso costo, soprattutto carboidrati, come la pasta e il riso, ma anche la farina e il lievito di birra. Quest’ultima accoppiata, indispensabile per preparare pizze, pani e brioche per portare conforto con il loro profumo e sapore in tutte le case degli italiani, ha registrato un aumento delle vendite vicino al 200%, rispetto a quei vicini vecchi tempi in cui avevamo il piacere di comprare il pane dal fornaio vicino casa senza file e di uscire il sabato sera con amici familiari per gustare le delizie sfornate in pizzeria.

Inoltre, abbiamo anche (e forse questo è stato davvero un bene) ritrovato più tempo per la preparazione dei nostri pasti, e per molti questa è stata un’occasione per cambiare in meglio le proprie abitudini alimentari… ma non per tutti. L’ultima indagine condotta da Doxa agli inizi di maggio ha indagato proprio sul cambiamento degli stili di vita legati al cibo nella fase di lockdown.

Il primo dato di fatto è che nell’intervista, condotta su un campione di 500 persone, emerge che il 55% ha trascorso la quarantena in stato di forte ansia, stress e preoccupazione, mentre il 30% ha dichiarato di aver affrontato il periodo serenamente. Ma passando nel vivo della questione alimentare, ben il 46% ha sottolineato di aver consumato meno cibi “lavorati” e di aver sfruttato il tempo a disposizione per cucinare da sé pasti più semplici in casa, spesso anche più salutari. Sono infatti aumentati anche gli acquisti di frutta e verdura freschi, e le persone hanno dichiarato di aver mangiato in generale in modo anche più variegato del solito.

A livello di percezione personale, dunque, ben il 73% degli intervistato considera da “abbastanza salutare” a “molto salutare” la dieta adottata nel lockdown. C’è tuttavia un 27% del campione che sostiene che le proprie abitudini alimentari siano addirittura peggiorate, soprattutto sul fronte delle calorie giornalmente assunte. E questo è dimostrato dal fatto che ben 4 rispondenti su 10 (ovvero il 39% del campione) ha registrato un aumento del suo peso, che in media si attesta sopra i 2 kg a testa. La colpa potrebbe essere in alcuni casi dell’aumento del consumo dei sopra citati carboidrati (pizza, pane, pasta e dolci), ma anche dell’essersi voluti consolare con junk food (primi fra tutti, in questo caso, i cibi fritti fatti in casa) o snack fuori pasto (dalle patatine ai salatini). Tra gli alimenti più consumati dagli intervistati, inoltre, si collocano anche i formaggi, anch’essi come si sa non troppo “gentili” dal punto di vista delle calorie.

Siamo certi però che l’incalzare delle temperature estive e il ritorno ad una vita quanto più simile a quella di sempre, porterà ad una nuova consapevolezza e attenzione in tavola, sia per ritrovare il proprio peso forma che per perseverare in quelle buone abitudini alimentari che questi tempi ci hanno ricordato, dal minor consumo di prodotti “prontial ritrovare la gioia di cucinare materie prime fresche ed italiani per sé e per gli altri.


Fonte: ANSA

Scritto da Redazione ProDiGus

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