Gioppino: polenta e vino

Iconica maschera carnevalesca della città di Bergamo, scopriamo le sue passioni (soprattutto a tavola) e perchè possiede tre gozzi

Gioppino: polenta e vino

All’anagrafe Giuseppe Söcalonga, contadino della campagna bergamasca, nativo di Zanica noto a tutti come Gioppino o Giopì, è lui la maschera icona della città di Bergamo. E’ qui che nel dialetto locale il nome Gioppino è usato come sinonimo di "burlone, pazzerellone" come recita la lingua popolare “dèsmèt dè fa ol Giopì”, oppure “ma che sgiopinade fet po?”.

E’ lui il contadino amante del vino e del cibo, semplice e a volte finanche rozzo, all’occasione lesto di mano, l’uomo sposato con l’amata Margì che, tuttavia, non disdegna di ricercare l’amore di altre donne. Dalla corta giubba verde o marrone, i pantaloni alla zuava, il largo cappello di feltro che nasconde la parrucca nera con il codino volto all’insù e i suoi tre gozzi a racchiudere l’idea della bonarietà rustica, l’emblema dell’uomo semplice sempre pronto, con il corto bastone che tiene in mano, a girare la polenta o, se necessario, a convincere con “le maniere giuste”, a colpi di bastone, chiunque ostacoli i suoi piani, per far intendere la ragione sempre a vantaggio dei più deboli e degli oppressi.

Sono proprio quei tre grossi gozzi sporgenti che raccontano molto di Gioppino: non considerati dei difetti fisici, sono esibiti con orgoglio come dei veri gioielli che spera di tramandare al figlio Bortolì, pur essendo nella realtà la manifestazione esplicita della malattia dovuta ad una alimentazione del tutto priva di iodio (elemento fondamentale per garantire la salute dell’organismo) perché basata essenzialmente sul consumo di polenta, ingrediente semplice e abbondante nelle cucine dei contadini ma povero dal punto di vista nutrizionale. La polenta era infatti consumata senza alcun condimento o aggiunta, avendo praticamente l’unico scopo di saziare la fame dei ceti più poveri.

Nato in epoca ottocentesca, mentre l’esercito di Napoleone si impadroniva di Bergamo ponendo fine così alla secolare dominazione veneta, Gioppino si impregna di quell’aria ricca di fermenti e di inquietudini proprie dei moti degli anni Trenta, incarnando la figura del “nuovo eroe cittadino”, pienamente e fieramente bergamasco al contrario dei noti Arlecchino e Brighella che, come lui stesso afferma, “l’è ü pèss che i è ‘ndàcc ivià e al pòst del bergamasch I parla ol venessià" (Perché loro due da Bergamo / è da un pezzo che se ne sono andati / e al posto del bergamasco / parlano il veneziano). Gioppino diventa il protagonista incontrastato che interpreta i malumori della gente di campagna nei confronti di chi vive in città. Gioppino è così un po' conservatore e un po' rivoluzionario:povertà e carestia sono, infatti, all’origine della sua fame insaziabile mentre il suo senso di giustizia lo spinge a far uso del suo bastone con cui distribuisce legnate e gira polenta.

Non solo maschera, Gioppino diventa a pieno titolo anche l’emblema del burattino, tanto da diventarne sinonimo e riversa la sua indole di buongustaio e amante della polenta nella tradizione gastronomica locale. E’ la polenta la vera protagonista della cucina bergamasca, il piatto della domenica, ieri alimento semplice e principale dell’alimentazione contadina, oggi ingrediente base per proposte moderne e gourmet. Sempre vivo e goloso è il rito della polenta, cui il bastone di Gioppino ci rimanda nella tradizionale gestualità del mescolamento. Quella stessa polenta che è stata, proprio per Gioppino, causa di malattia: tanto semplice e dal sapore saziante quanto povera di sostanze e vitamine utili all’organismo. Oggi oltre alla polenta, possiamo gustare i “goss del Giupì”, i gozzi di Gioppino, ovvero degli gnocchi ripieni di stracchino con burro, salsiccia, erbette e mele caramellate.

Scritto da Viviana Di Salvo

Laureata in lettere con indirizzo storico geografico, affina la sua passione per il territorio e la cultura attraverso l’esperienza come autrice televisiva (Rai e TV2000). Successivamente “prestata” anche al settore della tutela e promozione della salute (collabora con il Ministero della Salute dal 2013), coltiva la passione per la cultura gastronomica, le tradizioni e il buon cibo con un occhio sempre attento al territorio e alle sue specificità antropologiche e ambientali.

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