Che cos’è l’okra?

Ha un aspetto particolare e sapore simile all’asparago. Conosciamo meglio questa pianta di cui non si butta via niente!

Che cos’è l’okra?

Le vie della cucina sono infinite. Ce n’è una che parte dall’Africa, raggiunge l’America e poi torna indietro, in Europa, si spinge fino all’India e in chissà quali altri paesi. Luoghi accomunati dall’utilizzo in cucina dei frutti di una pianta chiamata okra (o anche ocra). Non il suo unico nome: la definiscono anche gombo, bamiya e, in alcune regioni del Brasile, quiabo. I suoi frutti sono impiegati per la preparazione di piatti semplici ma buoni, mentre i suoi fusti diventano addirittura fibre tessili, mentre dalle sue radici si otterrebbe una sostanza utile in cosmetica.

L’okra si presenta bene anche alla vista e negli ultimi anni la si coltiva anche in Italia, nelle regioni più calde, come la Sicilia. Non potrebbe che essere così, considerate le sue origini tropicali. Tuttavia resta un ingrediente ancora poco conosciuto, nel nostro paese.

Intanto le sue proprietà la rendono una verdura particolarmente adatta a chi ama la cucina sana, poiché è poco calorica, ma ricca di fibre, vitamine e acido folico. Favorirebbe anche la regolazione dei livelli del glucosio nel sangue e del colesterolo e sarebbe un ottimo rimedio contro le infiammazioni intestinali.

Per la loro forma, i frutti di questa pianta sembrano peperoncini o cornetti porta fortuna. Tagliati a rondelle o interi, hanno la capacità di rendere le portate in qualche modo divertenti. C’è chi li prepara al forno, ripieni, oppure in pastella, fritti. Ma l’okra può essere consumata anche fresca, nell’insalata.

Nei paesi dove ha origine la pianta di okra, questa verdura è parte fondamentale delle ricette del luogo. Ha al suo interno dei semi e una sostanza gelatinosa e il suo sapore ricorda quello degli asparagi.

Per queste sue caratteristiche, la si usa anche come addensante, per amalgamare gli ingredienti. Non è complicato reperirla, è disponibile infatti nei supermercati più forniti, tra i frutti esotici, oppure nelle botteghe etniche o ancora nei negozi che vendono cibo biologico.

Come già specificato, dell’ocra non si butta via niente. Le foglie sono usate per la preparazione delle tisane, mentre i suoi semi possono essere spremuti, per ottenerne dell’olio da tavola. Secchi, possono essere macinati e usati come il caffè. Attenzione però a non aspettarsi un gusto simile a quello della famosa miscela. L’aroma è decisamente diverso.

L’okra è in definitiva una bella risorsa green, che si presta ad impieghi diversi, non soltanto in cucina. Perché non provare a cercarla e ad integrarla nei piatti della cucina mediterranea? Con l’immaginazione e l’okra si viaggia sano e lontano.

Scritto da Redazione ProDiGus

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