In cucina con Ulisse

Nell’epica Odissea omerica, Ulisse è protagonista di innumerevoli vicende, nel cui racconto si ritrovano anche citazioni di cibi e ricette

In cucina con Ulisse

«Cantami, musa, dell'uomo multiforme, che errò per tanto tempo dopo che distrusse la sacra cittadella di Ilio…» 

Così inizia il proemio dell’Odissea, che sappiamo bene essere uno dei grandi poemi epici attribuiti al poeta greco Omero, probabilmente scritto dopo l’Iliade, dal momento che l’epoca in cui si svolgono le vicende di Ulisse è posteriore alla fine della guerra di Troia. Un’opera monumentale, di grande rilievo culturale, tra le cui pagine il lettore più attento può anche arricchirsi di spunti gastronomici per comprendere più da vicino le disponibilità, i gusti e lo “stile alimentare” che vigeva ai tempi del mondo greco antico. 

L'Odissea fu presumibilmente composta intorno al IX secolo a.C. nella Ionia d'Asia. Le sue chiavi di lettura, ancora oggi, continuano ad essere molteplici: ciò è dovuto al fatto che, secondo tanti studiosi, si tratta di un racconto che venne tramandato per secoli solo per via orale, e fu il tiranno ateniese Pisistrato (nel VI secolo a.C.) a decidere di uniformarlo donandogli una “vita” scritta. La lingua utilizzata nell’Odissea mescola diversi dialetti greci, e anche per questo motivo la traduzione nelle varie lingue si è mostrata particolarmente ostica, con la sussistenza di termini e idee che possono assumere una duplice visione a seconda del significato che vi si attribuisce. 

Il primo qui pro quo emerge sin dal nome del protagonista: Odisseo, detto Ulisse. Il suo nome, che lo stesso Omero connette al verbo greco ὀδύσσομαι, starebbe a significare “colui che odia ed è al contempo odiato”. Ciò si spiegherebbe da un lato con l’inimicizia da parte di Ulisse verso i Proci (che regnano su Itaca nei lunghi anni della sua assenza), e dall’altro invece con tutti i personaggi che egli incontra nell’opera, pronti a ostacolare la sua strada verso il ritorno dalla moglie Penelope ad Itaca. Anche il soprannome di “Ulisse” avrebbe ben precisi significati: secondo Livio Andronico (primo traduttore in assoluto dell’opera) significa “irritato”, mentre secondo altri teorici starebbe per “zoppo”, in riferimento ad una ferita alla gamba riportata dal protagonista. 

Ma accanto a queste curiosità, è ora di lanciarci alla scoperta dei riferimenti a cibi e ricette presenti all’interno dell’Odissea… altrimenti non ci chiameremmo “Promotori di Gusto”! Gli alimenti davvero non mancano all’interno di questa bellissima avventura: Ulisse rifiuta quelli tabù delle mandrie del Sole, si difende da quelli adulterati da Circe al fine di trasformare gli uomini in animali facendoli cadere nelle tentazioni della gola; e non dimentichiamo che si tratta anche il tema del cannibalismo, quando Ulisse s’imbatte con i suoi compagni nei giganteschi Lestrigoni e Ciclopi.

E’ proprio l’incontro con Polifemo un primo esempio di “scenografia gastronomica”, che assume le inevitabili tonalità macabre del caso. Ulisse e i suoi compagni si addentrano ignari nella caverna ove abita Polifemo, attirati dal fatto che fosse ricolma di buon cibo: capretti e formaggi in grande quantità. Già in quegli antichi tempi, dunque, si ricavavano preziosi prodotti caseari dal latte degli animali per serbarli più a lungo e portarli anche con sé durante i viaggi o semplicemente le giornate di lavoro, magari trascorse proprio stando dietro al gregge. 

Il ritorno a sorpresa del ciclope non è tra i più felici: accortosi della presenza degli estranei dopo aver munto i suoi animali, non esita a fracassare e mangiare due uomini, e proseguirà ancora fino al mattino seguente, fin quando Ulisse non gli offrirà del vino. Polifemo fino ad allora aveva bevuto solo latte e siero, e degustare il vino gli diede grande piacere, a tal punto di farlo diventare più mansueto nei confronti di Ulisse, che continua a versagliene mentre conversano e gli dice di chiamarsi Nessuno. Il gigante in preda all’alcol si addormenta promettendo ad Ulisse di mangiarlo per ultimo, ed è qui che il piano di vendetta e fuga di Ulisse prende finalmente la svolta che tutti conosciamo: Polifemo viene accecato e non riesce a comunicare ai suoi compagni chi sia stato il colpevole, dato che l’unico nome che gli è stato detto è “Nessuno”!

Anche un episodio legato a Nausicaa ci fa rivivere nella mente tutti i sapori dell’antico mondo greco di un tempo. Nel VI libro dell’Odissea, Ulisse naufraga sulle coste dell'isola di Scheria, dove Nausicaa (figlia di Alcinoo, re dei Feaci), dopo un sogno premonitore, si reca con le sue ancelle per giocare e lavare sé e le vesti, e incontrerà Ulisse appena risvegliatosi tra i cespugli. La madre le ha personalmente preparato “una cesta con gustose vivande di ogni sorta […] cibi cotti e anche in vino in un otre di pelle caprina, e in un ampolla d’oro fluido olio perché si ungesse dopo il bagno con le ancelle”. E ancora, vengono citate olive nere al forno, focaccine con l’uvetta e il miele, fette di carne fredda avanzate dalla cena, pescetti marinati, una ricottina portata di buon mattino dai pecorai del re e tenuta al fresco tra foglie di fico, fichi secchi che racchiudono una mandorla, pere succose da assaporare con formaggio di capra stagionato.

Un vero gioioso e fresco pic-nic mediterraneo, fatto di sapori semplici ma anche di ricette antiche che ancora oggi fanno parte delle nostre tradizioni gastronomiche nazionali: i fichi secchi che racchiudono una mandorla sono tipici in Calabria, i formaggi conservati e aromatizzati tra le foglie di fico (la cui linfa ha anche la funzione di caglio vegetale) sono diffusi in Puglia, così come le olive cotte al forno. Non a caso, queste due aree italiane furono il fulcro dell’antica Magna Grecia, e per questo da lei hanno ereditato tanto. 

Le citazioni gastronomiche nell’Odissea da elencare sarebbero molteplici, ma dovendo “selezionare” le più belle e significative, non si può non far riferimento all’episodio che ha per protagonisti Ulisse e Eumeo, il più fedele dei suoi servi, il suo “porcaro” (addetto alla cura dei maiali presso il palazzo di corte di Ulisse ad Itaca). Il XIII libro dell’Odissea parla dell’incontro tra lui e Ulisse, travestito da mendicante e appena rientrato nella Itaca usurpatagli dai Proci. Pur non riconoscendolo, Eumeo accoglie Odisseo, senza farsi condizionare dall’aspetto e dalle vesti umili, con grande umanità, affetto e sincerità, che dimostra anche attraverso l’atto della condivisione del buon cibo.

“Lo faceva entrare: lo mise a sedere spargendo sotto delle frasche, e stendendovi al di sopra la pelle di un villoso caprone selvaggio. Era il suo giaciglio, quello; grande e folto di peli… strinse alla svelta la tunica con una cintura e si mosse per andare agli stabbi dove stavano rinchiusi i branchi dei porcellini. Di là ne prendeva due e li portò: li uccise entrambi. Li strinò al fuoco e fece a pezzi, e li infilò negli spiedi. Li arrostiva e portò tutto a Odisseo: gli mise davanti le carni calde con gli stessi spiedi, e sopra vi spargeva bianca farina d’orzo. In una ciotola grande mescolava con acqua il dolce vino”

Concludiamo con un’ultima saporita curiosità sulle relazioni tra Odissea e cibo. La leggenda vuole che le avventure di Ulisse non terminino con l’ultima pagina del poema omerica di cui è stato protagonista: l’indovino Tiresia, nel regno dei Morti, gli avrebbe lanciato una profezia che lo vedrà ancora vagare per il mare… finché non incontrerà un popolo che ancora non conosce il prezioso sale, senza cui il cibo non ha sapore. Ma naturalmente questa è anche una metafora: il compito di Ulisse sarà quello di disseminare nelle genti che incontrerà “il suo sale”, quello della voglia di viaggiare, di conoscere, di restare curiosi ed entusiasti. E’ questo ciò che auguriamo anche a voi, di assaporare ogni novità, arricchimento e avventura con quel pizzico di “sale della vita” in più!
 

Note bibliografiche

  • A.R. Zara, “L’Odissea in cucina”, Il Leone Verde Edizioni 2006

Scritto da Sara Albano

Diplomata al liceo linguistico internazionale di Taranto, sua città di nascita, raggiunta la maggiore età sceglie di seguire il cuore trasferendosi nella food valley d’Italia, conseguendo la laurea magistrale in scienze gastronomiche presso l’Università di Parma, per poi intraprendere un master in Marketing e Management per l’Enogastronomia a Roma e il percorso per pasticceri professionisti presso la Boscolo Etoile Academy a Tuscania, dopo il quale ha subito inizio il suo lavoro all’interno della variegata realtà di Campoli Azioni Gastronomiche Srl,  dove si occupa oggi di back office, redazione e project management a 360°, sia in ambito di ristorazione ed eventi, che in ambito di attività che coniugano la gastronomia ai settori dell’editoria, del marketing e della comunicazione. 

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