Evviva la sangria!

Il rito dell’aperitivo, prima del pranzo o della cena, ha origini antiche, anche se oggi l’appellativo di “happy hour” fa intendere che sia un concetto così moderno! In realtà già i popoli mediterranei, con in testa romani e greci, trovavano nel vino la bevanda degli dei e lo utilizzavano per preparare arcaici drink a base di vino. L’usanza era diffusa sia a Roma che nelle terre italiche conquistate, così come nelle terre del Mediterraneo dove Roma aveva esteso il proprio dominio, specialmente in Spagna e Africa del Nord.

Certo allora il consumo del vino, e delle bevande ad esso collegate, era subordinato a delle operazioni finalizzate a migliorarne gusto e profumo, visto che le uve erano in genere estremamente zuccherine (da cui vini molto alcolici) e rovinate dal troppo sole (degradazione delle sostanze profumate e di quelle del gusto). Bisognava allora allungare il vino con una giusta misura di acqua per ridurne il tenore alcolico, e aromatizzarlo con miele, erbe e spezie per coprire i tanti difetti di profumo e di gusto.

E nei secoli successivi come ancora oggi, dopotutto, i cocktail a base di vino – sia fermo che frizzante – sono tra i più amati del mondo: tra questi la sangria, un amore diventato internazionale ma tipico della cultura iberica (quindi sia spagnola che portoghese, visto che ai tempi della sua diffusione la divisione non esisteva), ottenuto grazie all’impiego di frutta fresca e spezie lasciate a macerare per ore nel viño tinto (vino rosso) o in quello blanco.

La sangria è molto diffusa anche in Argentina - per l’ovvio motivo dell’origine spagnola dei suoi abitanti – ma quanto alle sue origini, pare affondi le radici in Portogallo, dove i contadini locali avevano l’usanza di “ammorbidire” il forte vino prodotto aggiungendovi miele e frutta. Esistono tuttavia altre versioni che propendono per l’origine caraibica della preparazione: nel ‘700 nelle Antille i marinai inglesi grazie alla sangria avrebbero superato il divieto di bere alcolici (il famoso rum locale) lisci, camuffandolo nel bicchiere con l’aggiunta di tanta frutta, miele e spezie.

Il nome della sangria discende dal riferimento al colore del sangue (sangre in spagnolo) posseduto dalla preparazione grazie all’uso del vino rosso, ingrediente principe “per antonomasia”, ma esistono anche versioni al vino bianco altrettanto tradizionali, come nel territorio della Catalogna. La preparazione classica è molto semplice: si lava la frutta e si taglia a pezzi, si uniscono le spezie ed infine il vino, lasciando macerare il tutto per almeno 12 ore, per poi filtrare. Le spezie (chiodi di garofano, cannella) possono anche essere poste in un infusore da tè, da immergere e poi rimuovere dal vino evitando l’operazione del filtraggio. Anche se la ricetta originale è andata persa, molti scelgono di aggiungere alla sangria anche piccole quantità di altri alcolici per rinforzarne il gusto (rhum, vodka, brandy, tequila) o la gassosa, per renderla al contrario più leggera e beverina.

Qualsiasi tipologia di frutta, spezie o altri ingredienti sceglierete per personalizzare la vostra sangria, ricordate sempre che, per un risultato ottimare, non dovrete lesinare sulla qualità del vino, dal quale dipenderà comunque gran parte del risultato finale! Volendo consigliare i vitigni italiani migliori per preparare un’ottima sangria, citeremmo di certo tra i rossi il Lambrusco (in versione amabile), il Fortana, ed anche Cabernet Sauvignon, Syrah, Negramaro e Primitivo, privi di sentori tannici; tra i bianchi, largo spazio a Malvasia, Chardonnay, Vermentino, Frascati, Falanghina, Gewürztraminer, un buon vino Moscato secco, nonché i tanti meravigliosi spumanti italiani, dal prosecco a tanti altri ancora.

La sangrìa va sempre tenuta in frigorifero e la sua conservazione ottimale è di 2-3 giorni, dopo di che comincia il disfacimento della frutta, il suo imbrunimento e l’ossidazione di tutto il composto. Data la facilità di deperimento, la frutta per la sangria non dovrebbe mai essere troppo matura.

Per quanto riguarda la scelta della frutta con cui aromatizzare la sangria, la principessa, si sa, fin dall’immaginario comune, è la pesca. E’ innegabile che questo frutto estivo sia tra quelli che si sposano al meglio con il vino sia rosso che bianco, rilasciando il suo inconfondibile profumo al loro interno. Ma non solo: per un’ottima sangria rossa saranno speciali anche susine, prugne, fragole, mele, ciliegie, melagrana, anguria e melone cantalupo. E perché non pensare anche all’aggiunta, soprattutto nelle versioni al vino bianco, di gustosi frutti esotici come il mango, l’ananas e la papaya?

Accanto a questi frutti, aromatizzanti immancabili nella sangria sono gli agrumi, che si tratti di arancia, di limone o di entrambi; ma anche i mandarini, il cedro, il bergamotto, lime e kumquat vi verranno d’aiuto per ottenere risultati sempre nuovi al palato. Sarà importante far finire in infusione nel vino sia la loro polpa che la buccia: è qui che infatti sono contenuti tutti gli olii essenziali responsabili del loro aroma, per questo spesso li troviamo immersi nella sangria tagliati a fette o a spicchi interi.

Una variante moderna è la sangria alla birra, gradita a molti per la minore gradazione alcolica e per il gradevole abbinamento di questa bevanda (un po’ dolce e un po’ amara) con la frutta, specialmente se di stagione. Certo il risultato è del tutto diverso dalla sangria classica, ma la variante non dispiace. Per prepararla, è bene utilizzare birre chiare a bassa fermentazione, non troppo corpose (altrimenti andrebbero a coprire il sapore della frutta stessa); inoltre, tenete conto che basterà un minor tempo di infusione (4-5 ore), e che sarebbe preferibile che il contenitore del riposo in frigorifero sia a chiusura ermetica, per non disperdere l’anidride carbonica della birra.

Ultima versione da citare è la sangria analcolica, che può essere servita ai più piccoli, facendoli così sentire parte della festa dei grandi. Per la preparazione, il vino viene sostituito dal succo d’uva, di mirtillo o di melagrana, diluito un pochino con acqua frizzante, per attenuare la dolcezza eccessiva; la frutta sarà possibilmente quella di stagione. In alternativa, una buona idea è utilizzare dell’infuso di karkadè, anch’esso ottimo per sposarsi con vari tipi di frutta.

I nostri abbinamenti consigliati per una sangria indimenticabile:

  • Lambrusco amabile frizzante, rhum, pesche, fragole, arance, chiodi di garofano
  • Prosecco Valdobbiadene, melone bianco, mela verde, cardamomo e menta fresca
  • Malvasia, mango, alchechengi, pere e stecca di cannella
  • Birra Lager, ananas, banana e passion fruit

 

Note bibliografiche e sitografiche

Aperitivi e cocktail, Ed. Gribaudo

Cocktail, Ed. De Agostini

AAVV, Paella & Sangria, Sabores de España

Summertime Sangria: Awesome Sangria Recipes to Delight Your Guests di Diana Loera  

www.lacucinaitaliana.it

Scritto da Sara Albano

Diplomata al liceo linguistico di Taranto, sua città di nascita, raggiunta la maggiore età sceglie di seguire il cuore trasferendosi nella food valley d’Italia, conseguendo la laurea magistrale in scienze gastronomiche presso l’Università di Parma, per poi intraprendere un master in Marketing e Management per l’Enogastronomia a Roma e il percorso per pasticceri professionisti presso la Boscolo Etoile Academy a Tuscania, dopo il quale ha subito inizio il suo lavoro all’interno della variegata realtà di Campoli Azioni Gastronomiche Srl,  dove si occupa oggi di back office, redazione e project management a 360°, sia in ambito di ristorazione ed eventi, che in ambito di attività che coniugano la gastronomia ai settori dell’editoria, del marketing e della comunicazione. 

0 Commenti