Torte d’altri tempi

Una torta d’altri tempi – immagine tratta da “Tavole imbandite”, SugarCo Edizioni 1981

Tra le dichiarazioni più celebri di Carême, ce n’è una in particolare che recitava più o meno così: “Le belle arti, che sono cinque – pittura, scultura, poesia, musica e architettura – hanno come proprio ramo principale la pasticceria”. E questo assunto, valido a ben pensarci dal passato al futuro delle arti stesse, lo era ancor di più in epoca ottocentesca: infatti, prima che Auguste Escoffier introducesse il servizio alla russa (ovvero l’usanza di portare i piatti in tavola in successione), l’usanza era quella di servire le portate “alla francese”. Per anni i piatti furono di tradizione serviti tutti in contemporanea per allestire e dar luogo a banchetti spettacolari, secondo l’usanza medievale che perdurò per diversi secoli. Ma non solo, perché le parole d’ordine erano sfoggio del lusso e amore per l’ostentazione della ricchezza.

I cuochi del tempo erano dunque chiamati ogni volta ad inventare qualcosa di maestoso ed innovativo, usando differenti colori, ingredienti, forme e materiali, commestibili e non, dalle forme più bizzarre, e che spesso si sviluppavano in altezza (come la torta che abbiamo selezionato per questo ritaglio), con una complessità di realizzazione che, una volta raggiunta, si trasformava di certo in immensa soddisfazione e orgoglio, sia per chi l’aveva assemblato che per gli ospiti per padrone di casa.

Alcune grandi pièce di pasticceria erano volte a ricreare addirittura patii e padiglioni, rovine, cascate, templi e mulini! Ve le mostreremo prossimamente…

Scritto da Redazione ProDiGus

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