Sogno O Son Cuoco?

L’invasione sul mercato di libri, film e programmi televisivi in ambito gastronomico, continua ad alimentare senza sosta quella che è certamente la moda d’apertura di questo nuovo millennio: quella che detta la frase per cui “tutti possono cucinare”, con la possibilità di frequentare anche una sempre più vasta scelta di corsi di cucina, per ogni stile, esigenza ed età.

Ci sono le mamme desiderose di imparare a preparare nuove gustose alternative per i propri figli e tutta la famiglia, oltre a tante altre categorie di insospettabili amatori, dai single agli studenti universitari, e persino grandi manager aziendali. 

Ma se da un lato a questa tipologia di pubblico non può che far del bene la frequenza delle scuole di cucina, c’è un’altra categoria, altrettanto vasta e interessata all’approfondimento, che dovrebbe invece porre molta più attenzione nelle proprie scelte.

Ci riferiamo naturalmente ai cuochi per professione: non solo giovani leve degli istituti alberghieri, ma anche tantissime persone adulte alle quali l’offerta formativa nazionale odierna offre numerose opportunità per riqualificarsi professionalmente, attraverso l’apprendimento di un nuovo mestiere. 

Partendo dal presupposto che la cucina domestica e quella professionale costituiscono mondi molto differenti e difficilmente paragonabili, ciò che appare a tratti preoccupante è la presunzione di tanti - soprattutto i più giovani ma non solo - di lanciarsi nel mondo del lavoro nella ristorazionemossi da null’altro che la voglia di emulazione delle scene adrenaliniche abilmente costruite dagli autori delle più note trasmissioni televisive, da Hell’s KitchenMasterchef.  

Un po’ come ai tempi in cui guardavamo i film con Stallone o Schwarzenegger per farci assalire subito dopo dalla voglia di acquisire la loro incredibile forza fisica. Un paragone che non viene fatto a caso, perché la cucina e lo sport, in fondo, hanno molto in comune: per diventare dei professionisti, non basterà un corso accelerato e neanche uno intensivo, ma occorreranno anni di lavoro costante, tra fatica e sacrifici. 

Parole, queste ultime, che non vengono pronunciate con banalità, dal momento che gli slogan di marketing che troneggiano su tanti cartelloni pubblicitari e siti web di scuole di cucina per “aspiranti professionisti”, si muovono in tutt’altra direzione. 

  • “Diventa CHEF!”
  • “Realizza il tuo sogno!” 
  • “Possibilità di inserimento lavorativo in hotel di lusso, ristoranti stellati e navi da crociera!”

E ancora, per i corsi professionalizzanti di pasticceria: 

  • “Inizia il tuo percorso di realizzazione nell’industria dolciaria”

Ma a quale industria dolciaria ci si riferisce? Le pasticcerie 100% artigianali in ogni città d’Italia si contano ormai sulle dita delle mani, con l’avvento dei prodotti semilavorati, così accattivanti, colorati, insaporiti con gli aromi, e soprattutto garanti di gran risparmio sul personale (che si trova sempre più spesso ad imparare a scongelare, scaldare al microonde o rigenerare in altri modi questi prodotti per poi metterli in vendita). 

E le poche imprese “audaci” che ancora investono, ad esempio, su cornetti e brioche artigianali sfornati caldi tutte le notti, sono state costrette ad assumere manodopera a basso costo, spesso sfruttata ma che accetta il compromesso del lavoro pur di portare il pane a casa, come capita a tantissimi cittadini extraeuropei. Senza i quali, fra l’altro, con molta probabilità avremmo già visto estinguersi questi mestieri legati alla produzione alimentare artigianale in serie.

Persone che vengono considerate operai, e non pasticceri: un “piccolo particolare” che nessuno vi trasmetterà attraverso i propri slogan.

Perché ai datori di lavoro, in ogni ramo della ristorazione, servono persone che non si stanchino facilmente durante il giorno, che siano risolutive, che non guardino orari e numero di giornate di lavoro (magari, in certi periodi intensi, anche senza riposi), e che non facciano poi tanto caso neanche alla busta paga…soprattutto se siete agli albori di un lungo inizio di carriera. 

Sulle tanto agognate navi da crociera, nel mondo, lavorano prettamente persone di etnia asiatica, che accettano stipendi pari a 700 dollari al mese. Ma dopotutto, che importa…vi consentiranno di girare in tutto il mondo, guardandolo dall’oblò della cucina di bordo, comodamente vestiti in maniche lunghe e scarpe chiuse in pieno agosto. 

Il messaggio vuole infine essere questo: diffidate delle illusioni.

Cercate di chiedere consiglio ed informarvi sul mestiere parlandone con chi già lo vive quotidianamente, prima di lanciarvi in costosi investimenti in apprendimento. Selezionate le scuole più valide, cercando sia nella vita reale che sul web di farvi raccontare da ex studenti la loro stessa esperienza.

E se davvero la passione vi guiderà in questa scelta, abbiate il coraggio di dimostrarla a voi stessi e a chi vi circonda in cucina tutti i giorni: tanto nel primo, in cui inizierete a lavare i piatti, quando nell’ultimo, che vi avrà fatto diventare dopo anni di tenacia gli chef che meritate di essere.

Scritto da Sara Albano

Diplomata al liceo linguistico internazionale di Taranto, sua città di nascita, raggiunta la maggiore età sceglie di seguire il cuore trasferendosi nella food valley d’Italia, conseguendo la laurea magistrale in scienze gastronomiche presso l’Università di Parma, per poi intraprendere un master in Marketing e Management per l’Enogastronomia a Roma e il percorso per pasticceri professionisti presso la Boscolo Etoile Academy a Tuscania, dopo il quale ha subito inizio il suo lavoro all’interno della variegata realtà di Campoli Azioni Gastronomiche Srl,  dove si occupa oggi di back office, redazione e project management a 360°, sia in ambito di ristorazione ed eventi, che in ambito di attività che coniugano la gastronomia ai settori dell’editoria, del marketing e della comunicazione. 

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