La banana

Quanto sono buone le banane? Frutti così morbidi, profumati e gradevoli al gusto di grandi e bambini, sono stati ispiratori persino per vari artisti novecenteschi, da Salvador Dalì (la cui forma dei baffi secondo alcuni era ispirata proprio a questo frutto, e che ne era talmente appassionato da preparare gustose torte alla banana nel tempo libero), a Fernando Botero che rappresentò delle mangiatrici di banane (chiaramente) extra large.

Senza dimenticare la celebre copertina di The Velvet Underground & Nico (1967), raffigurante la famosa banana firmata da Andy Warhol, e la più recente (quanto discussa) creazione ad opera dell’artista padovano Maurizio Cattelan, ovvero la banana affissa con del nastro adesivo ad una parete dell’Art Basel di Miami Beach, valutata 120mila dollari e poi divorata da un collega newyorkese.

Il banano è una pianta erbacea perenne (la più grande esistente), anche se viene chiamato albero per la sua notevole mole: la pianta può raggiungere infatti un’altezza di 7-8 metri. Botanicamente, il banano appartiene alla famiglia delle Musacee, al genere Musa e alle specie M. acuminata e M. albisiana (esiste anche l’ibrido tra le due specie); originaria dell’Estremo Oriente, fu conosciuta in Occidente già nell’antichità, tanto che sia la pianta che il frutto sono citati da Plinio nella Naturalis historia. La parola banana potrebbe venire dall'arabo banan, che significa "dito", ma si ritiene più probabile che derivi da una lingua dell'Africa occidentale subsahariana, forse dalla parola della lingua wolof banaana.

Intorno al 1516, la pianta di banana fu introdotta dai portoghesi in America dall'Africa. In quell'occasione la parola entrò a far parte della lingua portoghese e della lingua spagnola. La banana, che non era ancora stata importata in Europa, veniva descritta nel 1601 come "il frutto che profuma di rosa".

Commercialmente la parola banana indica quelle varietà conosciute per la loro morbidezza, sapore, profumo a tutti noti, mentre con il termine platano (termine di derivazione spagnola) si indicano le banane di alcune varietà, molto dure e ricche di amido, normalmente usate in cucina, non come frutta ma per la preparazione di diverse ricette salate e dolci. Il botanico Linneo chiamò Musa sapientum la banana più nota, Musa paradisiaca il platano, nomi non più in uso. Il banano è coltivato in Sicilia, dove riesce a produrre e far maturare i frutti. In altre aree del Sud Italia il casco di banane si forma ma non giunge a maturazione.

Oggi il banano viene coltivato in molti Paesi, sia tropicali che subtropicali, praticamente in tutti i continenti, rappresentando la base alimentare per molte popolazioni, da cui la sua grande importanza economica nelle diverse agricolture, specialmente se povere. Il banano vegeta bene in ambiente mediterraneo, specialmente con alcune sue varietà. Ve ne sono vere e proprie coltivazioni in Israele, Libano e Sicilia. Può dare frutti anche più a nord, in siti ben esposti e riparati.

Nell’isola di Procida, nel golfo di Napoli, vi è un giardinetto di banani all’aperto, i cui frutti, che maturano ogni anno, vengono serviti ai clienti di ristoranti locali. Se ne deduce che avendo a disposizione un giardino in posizione riparata, si può, quindi, tenere qualche pianta di banano come curiosità: in annate particolarmente favorevoli, anche dove non lo si spererebbe, si raccoglierà qualche frutto di qualità accettabile.

La pianta del banano produce un’infiorescenza pendula, con un fusto non legnoso che in realtà è un pseudo fusto che prende origine da un bulbo-tubero. Quello che appare come il loro fusto non è altro che l'insieme dei piccioli delle loro foglie che emergono dal loro tubero. Ogni pseudo fusto produce una sola infiorescenza con relativo casco di banane, dopo di che muore e viene sostituito da altri pseudo fusti nascenti dalla base della pianta.

I fiori del banano formano un’infiorescenza pendula in grappolo, composta da un lungo e grosso peduncolo (rachide) sul quale sono disposti i fiori di tre tipi: femminili, maschili, ermafroditi. Il rachide è di notevole spessore alla base, ma per il peso dei frutti si ripiega, per cui il suo apice viene a trovarsi rivolto verso il basso.

Il frutto è una bacca a sezione triangolare, del peso di 90-200 g (di cui il 20% è rappresentato dalla buccia), spesso formatasi per partenocarpia, cioè senza l’intervento del polline e, di conseguenza, priva di semi (contrariamente alle varietà selvatiche, che ne sono invece molto ricche). La banana si forma però anche dai fiori ermafroditi, nel qual caso spessissimo l’ovario abortisce e i semi non si formano affatto, pur essendoci stata la fecondazione da parte del polline; infine vi sono frutti da fiori fecondati (ermafroditi o unisessuati, tutti presenti sulla pianta) ma i semi che si formano restano piccoli e spesso non si vedono (ciò accade però nelle forme selvatiche).

Per quanto detto il banano si riproduce per via asessuata, anche perché i semi quando presenti sono talmente piccoli e malformati da non poter germinare. In gergo commerciale ogni frutto viene chiamato “dito”. Le dita (frutti singoli) sono inserite, a mezzo di un peduncolo, su un cuscinetto, che è una slargatura carnosa, inserita a sua volta a mo’ di mensola sul rachide. L’insieme dei frutti inseriti su ogni cuscinetti costituisce una “mano”.

Ogni mano porta in media 10-11 frutti; l’insieme di tutti i frutti facenti capo a un unico rachide prende il nome di “casco” (o regime o racemo): ogni casco porta in media 10 mani, per cui 100 banane, per un peso totale di circa 30-50kg; i frutti più pregiati sono quelli alla base del casco, perché meglio alimentati dalla pianta e più grandi. Il colore della polpa passa dal verdolino al giallo chiaro con la maturazione, presentando sulla buccia delle macchioline color marrone scuro.

La banana è un frutto climaterico, ovvero la sua maturazione continua anche dopo la separazione del frutto dalla pianta. Ciò è dovuto alla produzione di etilene da parte del frutto, ormone che determina la liquefazione di cellulosa e pectina delle cellule, con progressiva morbidezza e disfacimento del frutto. La produzione di etilene aumenta con la temperatura e con la ridotta ventilazione. La raccolta delle banane, ovviamente nell’emisfero meridionale, viene effettuata in primavera-estate.

Spesso le banane vengono fatte maturare artificialmente, ponendole in ambiente non ventilato e a contatto di etilene artificialmente introdotto nei locali. In casa si ottiene lo stesso risultato ponendo le banane acerbe insieme a mele, pere, pomodori ed altri frutti climaterici anch’essi.

Sulle navi bananiere le mani vengono trasportate sistemate in cartoni forati, stivate in ambienti nei quali sia assicurata una buona ventilazione dell’aria. I frutti che devono viaggiare, si raccolgono a ¾ della maturazione, cioè con colore verde sia della buccia che della polpa; la maturazione viene, poi, completata a destinazione in apposite celle di maturazione. Durante il trasporto la superficie dei tagli fatti per staccare le mani dal casco, deve essere protetta con prodotti antiparassitari, perché molti agenti di marciume attaccano i frutti.

Le varietà di banane esistenti sono più di 200, ma le più diffuse sono:

  1. Cavendish nana, originaria della Cina e molto coltivata nelle isole Canarie;
  2. Gros Michel, originaria della Malesia, molto produttiva e con frutti resistenti al trasporto;
  3. Lacatan, della specie M. acuminata, diffusa in Giamaica e in altri Paesi dell’America Centrale.

La banana sembra essere il frutto più consumato nel mondo, visto l’uso in entrambi gli emisferi e non solo in quello di produzione, ed essendo ormai note le caratteristiche nutrizionali ed i benefici apportati da questo frutto. Infatti la sua composizione vede un contenuto di acqua del 75%, carboidrati 23%, fibra 2,6%, proteine 1%, grassi 0,3%, tutti elementi che però possono variare in funzione della cultivar, stadio di maturazione e luogo di coltivazione.

I benefici sono correlati alla presenza di provitamina A, vitamine del gruppo B, vitamina C e tracce di vitamina E e B6. Tra i minerali molto presente il potassio, seguito da calcio, fosforo, rame e ferro, per cui la banana è un remineralizzante degli atleti e di chi lavora con fatica, aiuta nella cura dell’anemia per la presenza di ferro, aiuta chi soffre di ipertensione lieve.

Come visto la banana contiene una discreta quantità di zuccheri semplici (glucosio, fruttosio e saccarosio per cui é molto energetica, non è consigliata nelle diete ipocaloriche e nei soggetti con iperglicemia e diabete. Il platano (banana da cucina) contiene la più alta percentuale (25% del peso) di zucchero invertito (miscela di glucosio e fruttosio che si forma dal saccarosio sotto l’azione dell’enzima invertasi e di un acido molto diluito; è presente in molti frutti come l’uva; ha un potere dolcificante maggiore del saccarosio a parità di peso). Una curiosità: la banana è naturalmente radioattiva perché col potassio normale è presente anche quello radioattivo (K-40), e anche per questo non si deve eccedere nell’uso.

Il modo migliore per consumare la banana è come frutto puro e semplice, perché in tal modo esplica al meglio i suoi benefici effetti sull’organismo. Infatti tampona l’acidità gastrica aiutando chi soffre di acidità e di ulcera gastrica. La sua azione migliore la esercita tuttavia sugli sportivi o su chi lavora con notevole sforzo fisico, in quanto contiene dopamina, noradrenalina, tiamina, serotonina, tutte sostanze positive per la funzionalità dell’apparato circolatorio. Sarà ottima tuttavia anche per preparare tanti gustosi dessert, dalle crostate ai celebri muffin e banana bread.

Concludiamo con alcune curiosità sulle banane:

  • La buccia di banana essiccata e polverizzata se aggiunta all’acqua è capace di legarsi ai metalli pesanti, depurandola. Della buccia di banana facevano uso gli indiano del Canada per curare punture di insetti e di piante del loro ambiente.
  • Nelle Filippine e in altri Paesi orientali, dalle guaine fogliari del banano si estraggono fibre tessili, note come “canapa di Manila”, dalla specie Musa textilis.
  • In Abissinia, della Musa ensete viene utilizzata la porzione basale del fusto come materiale alimentare, mentre i semi forniscono una farina adatta per la panificazione.


Note bibliografiche e sitografiche

Scritto da Luciano Albano

Laureato con lode in Scienze Agrarie presso l’Università degli Studi di Bari nel 1978, ha svolto servizio come dirigente del servizio miglioramenti fondiari della Regione Puglia presso l’Ispettorato Agrario della città di Taranto. Appassionato di oli e vini, ha conseguito il diploma di sommelier A.I.S. e quello di assaggiatore ufficiale di olio per la sua regione

Specializzato in Irrigazione e Drenaggio dei terreni agricoli presso il C.I.H.E.A.M. di Bari (Centre International de Hautes Etudes Agronomiques Mediterraneennes)" . Iscritto all'Ordine dei Dottori Agronomi della Provincia di Taranto. Iscritto nell'Albo dei C.T.U. del Tribunale Civile di Taranto

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