Dalle posate...ai gioielli

Marco Aschi: CHI SONO 

Si chiama Marco Aschi, classe 1974, ed è un artista romano che ha attirato la nostra attenzione grazie alle sue originali creazioni: gioielli che nascono da complementi per la tavola, in particolare dalla posateria in acciaio, ottone, argento e Sheffield. Ha studiato presso l’Istituto d’Arte di Rieti, dove ha conseguito nel 1993 il Diploma di Maestro d’arte. Ma la passione artistica gli è stata trasmessa dal nonno materno, Raoul Rosi, pittore e scultore.  Ama dipingere e scolpire e, da più di un anno, si è riavvicinato all’oreficeria creando gioielli unici. Ma scopriamo da dove è nata la sua idea.

 

Gioielli con le posate: come mai questa scelta?

Innanzitutto perché mi piace mangiare e poi… perché non nobilitare un oggetto fondamentale nella vita di tutti i giorni? In verità è nato tutto per caso, quando un giorno mia suocera mi regalò un cucchiaino dicendomi: “mi ci fai un anello?”. “Un anello?”, mi domandai. Lo presi, alquanto scettico, e lo riposi nel cassetto del mio studio, pensando, in effetti, che non ci avrei mai fatto nulla. E invece, un bel giorno, aprii quel cassetto e, ispirato, iniziai a scaldare, battere, forgiare e, come per incanto, l’anello prese forma. Eccolo qui, nella foto, l’anello “Lilly”, in memoria di Lei, che oggi non c’è più. Sembra assurdo, ma tutto è ripreso da lì…

Perché dici che “tutto è ripreso da lì”?

Perché sono Maestro Orafo, ma non ho più creato nulla dopo la scuola. Disegnato sì, scolpito legno sì, ma mai più realizzato gioielli. Con quel cucchiaino mi sono riaffiorate alla mente tutte le tecniche imparate a scuola: la cesellatura, lo sbalzo, la smaltatura, il traforo. Certo, in laboratorio lavoravo materiali più duttili, con le posate, specialmente se di acciaio, la prova è più ardua, ma amo le sfide.

Ma torniamo alle posate. Come le scegli e quali?

Scelgo, principalmente, quelle di tutti i giorni, a patto che siano del materiale giusto. Ho studiato, fatto prove, anche fallimentari, fino a quando non ho trovato le migliori: duttili, ma non troppo e, preferibilmente, senza nichel. Con mia moglie, però, mi piace andare anche alla scoperta delle posate nei mercatini.

Nei mercatini? Quindi posate vintage?

Esattamente. In passato gli artigiani e le case di produzione ne realizzavano di meravigliose: con manici lavorati, in Sheffield, in ottone, argento 800 e, perfino 830 norvegese, Bergen (argento oggi non più riconosciuto in Europa), e ancora… marchi storici come Sambonet, fondata nel 1856 a Vercelli e dal 1900 fornitore ufficiale della Famiglia Reale.

Come nasce un tuo gioiello?

A volte su ordinazione e personalizzato, per lo più su ispirazione, a seconda dell’oggetto da cui si parte.

Che progetti hai?

Per ora questa è solo una passione, ma mi piacerebbe trasformarla in lavoro, appassionare il pubblico alla riscoperta delle arti. Quindi, se siete appassionati a una posata di quando eravate bambini, di vostra nonna, di un vostro caro, io sono qui per realizzare il vostro gioiello da buongustaio.

 

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