Non tutte le piante fanno bene

Frutta e verdura fanno bene alla salute. Un’espressione diventata ormai una specie di mantra. Ed è vero che una dieta corretta debba contemplare almeno 5 porzioni di vegetali al giorno, ma attenzione a non fare di tutta l’erba un fascio! Non tutte le piante sono benigne.

Quindi, prima di avventurarsi lungo un percorso che vede, al traguardo, solo legumi, frutta e verdura, sarebbe meglio ponderare la scelta, anche sulla base degli studi più recenti. Non è semplice, perché a volte i risultati delle ricerche sono, per svariati motivi, tra loro contraddittori.

Forse però vale la pena considerare l’esperienza di tre scienziati della Health e Science University dell’Oregon, specializzati in Neurotossicologia.

Che non tutte le piante facciano bene è una verità arcinota da tempo; gli studiosi americani però si sono spinti oltre, giungendo ad una conclusione più complessa. Hanno preso in considerazione soprattutto le abitudini di coloro i quali privilegiano o sono costretti a seguire una dieta mono ingrediente.

Lo studio sostiene che, soprattutto nei paesi ricchi, nutrirsi di vegetali che crescono spontaneamente non fa che aumentare certi rischi, per la salute. “Alcune piante e certe varietà di funghi potrebbero diventare tossiche a causa del cambiamento climatico - sostiene Peter Spencer, professore di Neurologia alla OHSU School of Medicine”. I rischi di intossicazione aumenterebbero nelle persone denutrite e in quelle che scelgono di basare la propria dieta su un solo vegetale.

Nella ricerca di Spencer e dei suoi collaboratori si legge addirittura che esiste un quartetto di piante che potrebbe far ammalare o peggio uccidere chiunque si dovesse trovare in condizioni di denutrizione, a prescindere dal luogo in cui vive.

Il dito viene puntato contro il frutto di un albero sempreverde giamaicano, originario dell’Africa. Un altro alimento imputato sarebbe il litchi, asiatico per origine, ma conosciuto in tutto il mondo; seguono, in questo elenco, una varietà di cicerchie, un legume ricco di proteine, molto usato nel continente indiano e la manioca, della quale radici e foglie vengono consumate in tutta l’aria sub-Sahariana.

Senza fare allarmismi, la ricerca che chiama in causa questi alimenti, prende in considerazione, al contempo, numerosi altri fattori: le quantità che se ne consumano; lo stato di salute di chi le utilizza e la disponibilità di queste piante. Il cambiamento climatico, nelle aree dell’Africa dove si fa affidamento solo sulla manioca, per esempio, è un elemento che può influire negativamente su di essa. A causa della siccità, le concentrazioni di sostanze tossiche possono aumentare, con conseguenze nefaste sulla salute di chi le assume, senza saperlo. Si parla addirittura di malattie invalidanti. Che la ricerca sia confermata o meno, resta valido l’antico consiglio: abbracciare una dieta variegata, come per esempio quella mediterranea, ed evitare gli eccessi fa bene non solo alla salute, ma anche allo spirito.


Fonte: Science Daily

Scritto da Redazione ProDiGus

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