Il ristorante monoposto

In questo periodo segnato dalle conseguenze del coronavirus, il comparto ristorativo fatica a ripartire. Tra tanti pareri e proposte contrastanti, finanziamenti e aiuti governativi pressoché inesistenti, e risposte ad una vera soluzione del problema che ancora mancano (o meglio, richiedono forti investimenti per chi, già economicamente piegato dai mesi di lock-down, potrebbe ripartire mettendosi in regola per rispettare tutte le disposizioni imposte), in Svezia apre Bord för en (letteralmente “tavolo per uno”) nel piccolo comune chiamato Ransäter.

Solo un tavolo e una sedia sistemati in mezzo ad un campo, con una sorta di “teleferica” in grado di garantire all’unico cliente un pasto senza alcun bisogno di contatto fisico con qualsivoglia membro del personale. Un cestino da pic nic viene infatti riempito e sistemato lungo un filo (collegato direttamente alla cucina) per “scendere” direttamente alla portata del cliente. Tra l’accomodarsi di un cliente e poi del successivo, inoltre, verranno fatte passare trascorrere almeno sei ore di distanza, e tutto verrà disinfettato a dovere per scongiurare ogni possibile fonte di contagio.

Naturalmente, starete pensando che questa scena ha dell’assurdo: non a caso, rappresenta la “risposta d’artista provocatoria” svedese al problema coronavirus. L’idea è stata di tali Rasmus Persson e Linda Karlsson, che dal 10 maggio raccolgono prenotazioni per la loro location “unica” (in tutti i sensi) che garantisce di trovarsi soli, circondati solo dal verde, per potersi godere un pranzo al ristorante. Ma più che un sentimento di “pace e serenità”, nel momento che stiamo vivendo l’immagine del ristorante (che vedete nella foto di apertura) ha sì del poetico e del provocante, ma si mostra estremamente triste.

Fa riflettere su quanto sia desolante consumare un pasto in solitudine al ristorante, soprattutto quando si vorrebbe farlo (e avrebbe molto più senso a livello psicologico e sociale) farlo in compagnia. Perché essere “bello da condividere” è la caratteristica intrinseca più vera e innegabile del cibo.

Non ci troviamo in Svezia, ma se la stessa iniziativa fosse presa da qualcuno anche in Italia, dal canto nostro, trovandoci soli ad esempio durante la pausa pranzo di lavoro, preferiremo comunque trangugiare un’insalata o un panino d’asporto, pur soli e persino in piedi. Il poter udire le voci di altri individui per la strada, il sentire i rumori e gli odori delle città, ci faranno comunque sentire meno abbandonati rispetto al mangiare sì immersi nella natura, ma nel silenzio e dominati unicamente dai nostri pensieri.


Fonte: Wired

Scritto da Redazione ProDiGus

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