Rischi “ghiacciati”

Avreste mai pensato che riempire i bicchieri di ghiaccio per servire freddissime tante piacevoli bevande, dai cocktail alle centrifughe di frutta, potesse costituire un gesto rischioso? Se infatti il ghiaccio non è stato realizzato secondo dovute regole, anch’esso potrebbe celare proliferazioni batteriche. Un dato che è stato confermato anche da un’inchiesta della BBC del 2017, che ha rilevato tracce di batteri fecali coliformi nel 30% dei campioni di ghiaccio per raffreddare bevande presi in esame. 

Dunque, persino il ghiaccio che può sembrare del tutto innocuo, in realtà può essere fonte di contaminazioni, perché di fatto è comunque un alimento. L’Organizzazione mondiale della sanità segnala il ghiaccio in cubetti tra gli alimenti ad alto rischio di contaminazione biologica; inoltre, ad alto rischio di contaminazione sono soprattutto le fasi finali della filiera, cioè la conservazione e la manipolazione. La qualità finale di questo prodotto dipende comunque strettamente dalla qualità dell’acqua, dall’igiene dei locali di produzione e dalle superfici con cui entra in contatto.

L’Istituto nazionale per il ghiaccio alimentare ha scelto di mettere a disposizione di tutti online un manuale di corretta prassi igienica per la produzione di ghiaccio alimentare, dedicato all’approfondimento degli aspetti igienici e di sicurezza alimentare, legati sia alla produzione industriale di ghiaccio confezionato e a quella domestica per autoconsumo. Il testo completo del Manuale è scaricabile sul sito www.ghiaccioalimentare.it.


Fonte: La Repubblica

Scritto da Redazione ProDiGus

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