Prodotti fermentati

Oggi, navigando per il web, ci siamo imbattuti in una notizia proveniente dall’Australia: sapevate infatti che anche in questo affascinante continente si sta diffondendo sempre più i consumo di snack salutari? Anche nell’emisfero australe, infatti, gli alimenti vegani, senza glutine, a basso contenuto di carboidrati o arricchiti in vitamine e minerali stanno prendendo sempre più piede, e non accennano a fermarsi.

Tra questi, vi sono tuttavia anche alcune tipologie di prodotti – a noi pressoché sconosciuti – che stanno mostrando in questi luoghi un forte interesse in crescita: stiamo parlando degli alimenti fermentati, alcuni dei quali sono classificati come autentici “cibi funzionali” grazie ai loro effetti positivi sulla salute.

Infatti, il loro processo produttivo deriva dal lavoro dei “batteri buoni” responsabili delle fermentazioni, che arricchiscono questi alimenti in probiotici, ovvero – come li definisce l’Organizzazione Mondiale della Sanità – nel contenuto in “micro-organismi vivi i quali, somministrati in quantità adeguata, apportano un beneficio alla salute dell'ospite”. Si tratta soprattutto di batteri lattici e bifidobatteri, che possono generare grandi benefici soprattutto a livello dell’apparato intestinale.

In Australia, il numero di ristoranti, bar e food truck che scelgono di offrire prodotti fermentati sono in crescita parallela alla domanda dei consumatori. Tra i più amati al momento figurano soprattutto le bevande fermentate: a partire dal kefir, uno “yogurt” a base sia di batteri lattici che di lieviti, originario del territorio caucasico e facilmente reperibile anche nei nostri supermercati e negozi di specialità etniche, insieme a prodotti similari a base di latte vegetale, da quello di cocco a quello di mandorle.

Segue un altro interessante prodotto, quest’ultimo ancora poco conosciuto nel nostro territorio: il suo nome è kombucha, nome occidentalizzato dell’"elisir della salute immortale”, così come lo chiamavano i cinesi ai tempi della sua ideazione ai tempi della dinastia Qin (intorno al 250 a.C.). Si tratta di un tè addolcito e fermentato grazie all’aggiunta di colture di batteri acetici e lieviti.

Nel mercato australiano si stanno anche diffondendo sempre più aziende produttrici di prodotti fermentati innovativi, ottenuti ad esempio a partire da vegetali crudi freschi come lime e mango, nonché condimenti fermentati al peperoncino da spalmare sul pane. Sembra infatti che la fermentazione di materie prime vegetali induca la proliferazione di batteri lattici e di lieviti simbionti, i quali rilasciano enzimi che rompono le cellule vegetali: questo processo potrebbe dimostrarsi fondamentale anche per la creazione da parte dei batteri di nuove sostanze che possono aumentare l’assorbimento di micro e macronutrienti.


Fonte: Australian Food News

Scritto da Redazione ProDiGus

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