Patatine fritte…da bere!

Un’azienda giapponese ha inventato le patatine che non ungono le mani.

Si chiamano One Hand Chips e non hanno esattamente l’aspetto delle croccanti sfoglie di patate salate, nate nell’Ottocento. La storia è semplice, almeno così come viene raccontata: George Crum, chef statunitense, stanco di raccogliere le lamentele dei suoi clienti che poco apprezzavano la scarsa consistenza delle patate, ingrediente dei suoi piatti, ebbe un’intuizione che si sarebbe rivelata geniale. Decise di tagliare le patate a fettine sottilissime e di immergerle nell’olio bollente. Dopo averle salate, le servì ai tavoli e l’entusiasmo che suscitarono è lo stesso che ancora oggi provano i golosi al solo suono delle parole “patatine fritte”.

Nella neonata versione giapponese, le patate sono letteralmente andate in frantumi, per dare vita ad una sorta di snack bevibile. Non si arricciano, non si masticano e quindi non crocchiano perché le chips nipponiche sono contenute nel tetra pak o comunque in un brick simile a quello dei succhi di frutta o del latte.

Perché rinunciare al piacere di una classica patatina, dorata, salata e nella sua integra bellezza? Per continuare ad usare lo smartphone, mentre si mangia, senza rischiare di sporcare lo schermo. L’idea dell’azienda produttrice delle One Hand Chips nasce da questa esigenza della Millennial Generation.

Altri avevano già pensato a delle soluzioni che consentissero l’uso non stop, non proprio auspicabile, dei device e la contestuale assunzione di cibo. Un noto brand americano aveva ideato un bastoncino da usare sullo schermo del telefono, lasciando quindi le dita alle prese con l’olio e il sale delle patatine, mentre una multinazionale statunitense un cucchiaio-selfie, cioè uno stick per i selfie con cucchiaio all’estremità.

Non certo un modo per gustare meglio un prodotto così antico, concedendosi il piacere di uno strappo alla regola. Piuttosto idee su idee finalizzate a coccolare la selfie mania, se vogliamo, e la tendenza comune a non staccare gli occhi dal display, quale che sia.

Un dispiego di forze materiali e di energie intellettuali, da parte delle aziende che investono in studi finalizzati alla produzione di questi cibi, non precisamente al servizio della filosofia dell’equilibrio, forse. Sembrerebbe piuttosto uno spreco. Nulla contro lo snack che si beve, al contrario incuriosisce molto.

Ma forse paragonarlo alle classiche patatine fritte è un azzardo. Si tratta di prodotti diversi, l’uno non farà certo concorrenza all’altro. Anche perché una pausa, qualunque cosa si stia facendo, è sempre bene prendersela. Patatine o no.


Fonte: Rivista Studio

Scritto da Redazione ProDiGus

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